mercoledì , 16 Ottobre 2019

Torino-Napoli è noia pura, ci è mancata anche la sfortuna!!

A tutti quelli che avevano parlato di sfortuna per giustificare le recenti, brutte, prestazioni del Napoli, è arrivata una risposta perentoria e inequivocabile: la dea bendata non ama molto la sciatteria e il lassismo. La sensazione avuta ieri è proprio questa. Il Torino è squadra di buon valore e temibile, soprattutto tra le mura amiche e ben altro atteggiamento sarebbe stato opportuno per abbattere la resistenza, mai affannosa, dei ragazzi di Mazzarri.

Fare una cronaca della partita sarebbe difficile, oltre che inutile, vista la pochezza mostrata da entrambe le formazioni in fase di proposizione. Le due compagini hanno dato la viva sensazione di non voler prendere gol, quasi consapevoli del fatto che difficilmente avrebbero potuto porvi rimedio. Un Napoli, dicevamo, troppo rinunciatario, con Hysaj piazzato a fare il terzino a sinistra e Luperto (bravissimo ieri) al centro della difesa con Manolas. La difesa azzurra è l’unica nota lieta del momento: i due centrali hanno tenuto a bada senza nessun affanno Belotti e Verdi, Di Lorenzo si è confermato giocatore di enorme affidabilità in entrambe le fasi e la convocazione in nazionale è il giusto premio. Tra i pali Meret gioca come un veterano, mentre qualche problema sulla fascia mancina c’è con il solo Mario Rui (ieri infortunato) al momento in grado di garantire un apporto sufficiente visto anche l’infortunio di Hysaj (bruttissima la sua caduta) e l’impresentabile condizione di Ghoulam, un’ora in campo al posto dell’albanese a ritmi da terza categoria. E’ paradossale come il pacchetto arretrato del Napoli, fino ad un mese fa sotto accusa per i sette gol subiti nelle prime due giornate, rappresenti oggi la buona notizia.

In mezzo al campo il solo Fabian prova a far brillare la sua stella ma i suoi compagni di reparto, Allan e Zielinski, vivono un periodo di enorme e preoccupante involuzione. Sempre affidabile Callejon che, però, nel ruolo di ala tattica, sembra aver smarrito il suo istinto killer a favore dell’equilibrio esasperato.

Le noti dolenti sono in attacco: tutto oggi sembra affidato alla verve di Mertens, unico capace di portare adrenalina ad un reparto che fa segnare situazioni pesanti e paradossali. Llorente, arrivato come alternativa a Milik, sembra essere stato issato a salvatore della patria, visti i grossolani errori sottoporta del polacco, comunque in ripresa da un punto di vista fisico. Se Milik si è reso protagonista di errori gravi nella gara di Champions, Lozano e Insigne non ci provano nemmeno a rendersi pericolosi verso la porta nemica. Il messicano è letteralmente sparito dopo il promettente esordio (con gol) allo Stadium. Nelle successive esibizioni “el Chucky” non ha mai superato l’uomo, non ha mai calciato verso la porta e sembra litigare con il pallone (e con gli avversari) ad ogni occasione. Siamo certi che si tratti di un giocatore di qualità, sarebbe il momento di dimostrarlo. Il capitano azzurro ha addirittura fatto peggio. Escluso con il Brescia, in tribuna in Belgio, gran polverone di notizie e polemiche sul capitano escluso. A Torino ci saremmo aspettai un Lorenzo voglioso di mostrare tutto il suo repertorio, ed invece poco più di un’ora giocata in dieci metri quadri, sulla sua “mattonella” in un calcio che ormai fa della corsa e delle capacità di saper fare più cose un must. Un atteggiamento inaccettabile per il capitano azzurro: onestamente se il giocatore più rappresentativo e che “deve fare la differenza” è lui, siamo messi davvero male.  Completamente sparito dai radar il talentuoso Younes, unico azzurro in rosa capace di saltare uomini nello stretto, qualcuno chieda ad Ancelotti che fine ha fatto: lungi da noi voler giustificare tutto con l’assenza del tedesco-libanese, sia ben chiaro, ma la curiosità è lecita.

Arriva la sosta e alla ripresa ci sarà il Verona. “Si lotta per lo scudetto”, ha detto ieri il mister azzurro, sarebbe il momento di dimostrarlo, siamo solo alla settima giornata e la Juve, vittoriosa a Milano contro l’Inter, sta già scappando via.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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