La conferenza stampa congiunta De Laurentiis-Conte è stata una pagina grottesca, surreale, di certo divertente.
Da un lato un Aurelio lievemente imbolsito che litigava con il cellulare che non la smetteva di suonare: “deve essere un rompicoglioni” ha sentenziato il Presidentissimo del Napoli, scatenando l’ilarità generale dei presenti.
Dall’altra Antonio Conte, annoiato, che non vedeva l’ora di andarsene.
Nel mezzo, in pratica, il nulla cosmico: supercazzole prematurate del Presidente che nulla avevano a che vedere con l’argomento del giorno e che avrebbero reso orgoglioso il Conte Mascetti che avrà di certo sorriso dall’aldilà.
Smorfie e boccacce di don Antonio che ha detto tutto e ha detto nulla, accusando giornalisti, blogger e social users di poca compattezza: eh no, Antonio, potevi fare meglio. Un uomo come te non può dichiarare che il motivo della dipartita sia la mancanza di compattezza che non sei riuscito a creare, nessuna presa di responsabilità, solo accuse sparse, come al solito e la non nascosta permalosità che proprio non sai nascondere. Ha ragione Aurelione nostro, siamo in Italia e c’è sempre qualcuno che ha qualcosa da dire (a Napoli, poi, non ne parliamo) e le tue motivazioni sono deboli, inconcludenti e inaccettabili.
In realtà, all’alba della conferenza, Il Patron azzurro ha fatto intendere benissimo quale siano i motivi dell’addio: “non siamo il Real Madrid”, è una frase che dice tutto, “abbiamo una squadra forte che senza infortuni avrebbe rivinto”, tradotto, vuol dire: “non te li spendo altri 200 milioni di euro da mandare in panchina se non addirittura in prestito a gennaio”.
Diciamolo, il tributo all’allenatore salentino è meritato, i risultati sono stati positivi, ma chi esce vincitore (non trionfatore sia chiaro) dalla serata è il Presidente.
La giornata di ieri è stata piena di notizie che vale la pena di sottolineare. La partita contro l’Udinese non aveva molto da raccontare, ma ha sintetizzato la stagione del Napoli come meglio non poteva: vittoria di misura e duplice infortunio muscolare (Alisson dopo 7 minuti e il plurirecidivo Lobotka alla mezzora); il gol è stato di Hojlund (16 in stagione) che ha dimostrato che se messo in condizione di farlo, in porta ci tira eccome e fa anche gol.
La serata della domenica è stata ancora più avvincente: si è salvato il Lecce di Di Francesco, ultima roccaforte del sud italico insieme al Napoli, a discapito della Cremonese di Giampaolo.
Il Milan si suicida in casa con il Cagliari e perde la Champions appannaggio di Roma e Como. Fuori anche la Juve che aveva consumato il suo dramma già domenica scorsa, allorquando si era fatta buggerare in casa dalla disastrata Fiorentina di quest’anno.
Il prossimo anno sarà un altro campionato caratterizzato da una stragrande maggioranza di squadre del settentrione, dato che anche la speranza di vedere nella massima serie il Catanzaro sembrerebbe naufragata con la sconfitta interna dei calabresi contro il Monza, ormai prossimo al ritorno nella massima serie dopo un solo anno di purgatorio.
Sarà un’estate rovente, con il mondiale alle porte e con tutte le big alle prese con problemi grossi di mercato, di budget e, limitatamente a Napoli, Milan, salvo ulteriori sorprese, con un punto interrogativo seduto in panchina.
Scottano, eccome, seppur per motivi diversi, le panchine di Napoli (l’eredità di Conte è pesante) e Milan, laddove la stabilità di Max Allegri sembra ormai capitolata definitivamente dopo il disastro del diavolo nell’ultimo mese.
Noi osserveremo e ci prepariamo ad un anno difficile: godiamoci la qualificazione in Champions, provando a comprendere come non sia scontata e sperando che De Laurentiis (a proposito, sembra ci sia una mega offerta miliardaria per prelevare il Napoli) sappia, come quasi sempre fa, fare la scelta…o meglio le scelte giuste!

