Troppi errori, Ibra passa al San Paolo, Rino furioso: con chi?

Il calcio è un gioco semplice nonostante i tentativi di tanti di farlo passare come qualcosa di complesso e prevedibile. Da sempre la differenza in campo la fanno i grandi giocatori, la voglia e la capacità di sfruttare le occasioni, tutto condito da qualche evento inaspettato di natura arbitrale.

La sintesi di Napoli Milan sta tutta qui. La vittoria rossonera, alla fine meritata, è frutto della capacità del quasi quarantenne Ibrahimovic di tenere sotto smacco l’intera difesa azzurra e della cronica incapacità dei frombolieri partenopei di far gol  prima di averne sbagliati troppi.

L’intera gara è segnata da alcuni momenti chiave.

Il primo  è il vantaggio dei rossoneri: super Zlatan trasforma in oro colato un innocuo cross di Theo, la palla cade al limite dell’area di rigore, lo svedese anticipa KK e di testa frusta il pallone battendo Meret, ieri apparso quanto meno lento nei riflessi. Il Napoli, nonostante la pessima vena del capitano Insigne e con un Fabian Ruiz a dir poco impresentabile e malgrado la pessima giornata dei due esterni difensivi (o, forse, dovremmo dire, vista la presenza di esterni difensivi inferiori alle competitor) va vicinissimo al pari prima con Mertens (paratona di Donnarumma, lui si sveglio e attento) e poi con Di Lorenzo (censurabile la sua prestazione) che da cinque metri riesce nell’impresa di colpire la traversa a portiere battuto.

Come se non bastasse, ancora poco fortunato il Napoli con le (ex) giacchette nere: ai limiti del surreale il giallo che Valeri rifila a Bakayoko: peserà nella ripresa.

Nel secondo tempo altra svolta: Ibrahimovic colpisce Koulibaly con una bruttissima gomitata: per Valeri non è nulla e il Var, come troppo spesso capita, dorme. Non sappiamo a parti invertite cosa sarebbe accaduto, fatto sta che, dopo l’ennesimo pallone perso da Di Lorenzo, Rebic si invola e Ibra fa 2-0.

Sembra groggy il Napoli, Gattuso richiama Lozano (confusionario, si ma vivo) e mette dentro l’irriconoscibile Zielinski: pochi minuti e sull’unico cross indovinato dall’approssimativo Mario Rui, Mertens fa 1-2: il belga è lontano da quello ammirato fino a due anni fa, ma gli anni passano per tutti e la continuità di rendimento è difficile a 33 anni se non ti chiami CR7 o Zlatan.

Sembra che la partita possa riaprirsi, ma passano pochi minuti e Bakayoko (uno dei migliori) stanco e ingenuo, stende Theo da dietro: giallo e rosso…prevedibile per tutti ma non per Gattuso che farà mea culpa nel dopo gara.

C’è ancora mezz’ora ma gli attacchi del Napoli sono sterili e partoriscono due occasioni ottime per Petagna che le spreca nel peggior modo possibile colpendo Donnarumma. Troppi errori e troppa approssimazione, il tre a uno finale (altra palla persa da Di Lorenzo, Manolas immobile e Meret che sembra avere mani di ricotta nell’occasione) serve solo a certificare la giornataccia.

Gattuso se la prende con se stesso e coi calciatori, rei di non avere il “veleno” negli occhi: la favola della squadra unita e del Rino comandante scricchiola: il campionato è lungo e ci sarà modo di recuperare: di certo, la percezione che abbiamo di questa squadra è avvolta nella nebbia: a volte devastante (Genoa e Atalanta), altra impaurita e timida (Sassuolo, Az, Milan), altre solida e compatta (Real Sociedad e Bologna).

All’orizzonte la gara di Europa League, da vincere senza pensare ad altro, e la Roma domenica sera: urgono due vittorie per non perdere ulteriore terreno e andare avanti in Europa.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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