Un buon Napoli cede allo Stadium, la gestione di Banti non convince

Sparecchiamo subito la tavola dei dubbi: la Juventus ha meritato la vittoria nella gara di sabato contro il Napoli. Ha saputo mettere in campo una potenza fisica e individuale superiore, ma i ragazzi di Ancelotti escono tutt’altro che ridimensionati, mostrando una crescita di condizione e di gioco che fanno ben sperare nel futuro.

Giocano quelli che, teoricamente, possono essere considerati i titolari: ma siamo sicuri che il buon Carletto saprà premiare chi, al momento, dà maggiori garanzie. In particolare i due esterni difensivi, Hysaj e Mario Rui, sembrano quelli un po’ piu’ deboli dell’undici azzurro: nulla da dire sulla loro diligenza e sul loro impegno ma chi per limiti tecnici (l’albanese) e chi per limiti fisici (il portoghese), sono state soprattutto le loro mancanze a dare una mano alla Juve nella conquista della vittoria.

E’ stata una gara che potremmo dividere in tre blocchi: i primi venti minuti sono tutti di marca partenopea, gli azzurri segnano con Mertens e colpiscono un palo con Zielinski. Poi viene fuori la Juve trascinata dalla forza fisica di Matuidi e Mandzukic e dalla classe di Ronaldo che scherza con Hisaj e regala al croato un assist da spingere in rete. La Juve ora comanda il gioco e raddoppia ancora con Mandzukic ad inizio ripresa. La terza fase vede un Napoli che attraverso il gioco prova a riequilibrare il risultato ma paga dazio alle incomprensibili decisioni arbitrali dell’amico di Allegri, il modestissimo arbitro Banti. Dopo aver caricato di cartellini gialli i napoletani, sorvolando invece su qualunque intervento falloso dei padroni di casa,  caccia fuori Mario Rui per un mezzo fallo su Dybala che si rotola a terra manco fosse stato colpito da un proiettile. Nel caos che segue grazia Bonucci (che tornato dall’anno sabbatico milanese condito da cartellini multicolori, è di nuovo il giocatore arrogante in pieno stile Juve) per un testa a testa con Allan. Eppure la super chance al Napoli capita, ma Callejon spara sul portiere juventino in uscita.

Dal due a due al tre a uno il passo è brevissimo e lo realizza lo stesso Bonucci con tanto di ridicola, solita, esultanza annessa.

Dopo un paio di tiri di Ronaldo a gioco fermo (guai ad ammonire il portoghese, fortissimo ma lamentoso), la gara si chiude sul tre a uno. Il dopopartita è ricco di cose belle con Ancelotti che risponde ai cori contro di lui ricordando la Champions del 2003 e Allegri che sostiene di non aver sentito i belluini e squallidi cori antinapoletani. Nessun lamento e nessuna pretesa di prese di posizioni del giudice sportivo, non ne abbiamo piu’ voglia.

Si torna in campo mercoledì in Champions contro il fortissimo Liverpool: una squadra formidabile quella di Klopp, un piacere affrontarla in una competizione dove si possono sfidare i migliori senza dover per forza sottostare alla sudditanza altrui.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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