Il presidente Lula ha intrapreso un passo significativo per la protezione degli animali, firmando una legge che vieta l’alimentazione forzata di oche e anatre, portando così a un divieto totale di produzione, importazione e vendita di foie gras. Questa decisione segna un cambiamento importante nella legislazione per il benessere animale a livello globale.
La legge, ora ufficialmente in vigore, proibisce su tutto il territorio brasiliano la produzione, l’importazione, l’esportazione e la commercializzazione del foie gras, che si traduce letteralmente in “fegato grasso”. Una volta pubblicata in Gazzetta Ufficiale, la norma entrerà in vigore dopo 180 giorni e prevede sanzioni severe per chi non si conforma, compresi reati punibili con pene detentive da tre mesi a un anno, oltre a multe secondo la legislazione sui crimini ambientali. Questa iniziativa è stata promossa dal senatore Eduardo Girão, autore del disegno di legge n. 90/2020.
L’approvazione di questa legge rappresenta il culmine di un lungo percorso di lotta politica e sociale, sostenuta in modo determinante dall’organizzazione Animal Equality Brasil. Sotto la guida di Sharon Núñez, l’associazione ha lavorato per oltre sei anni, conducendo indagini e organizzando manifestazioni per fermare la pratica del gavage.
Questa pratica consiste nell’alimentare forzatamente le oche grigie delle Landes e le anatre mute, attraverso un tubo inserito nell’esofago, costringendole a ingurgitare pastoni di mais, il che provoca un accumulo patologico di grasso nel fegato. Questo metodo compromette la salute degli animali, portando a problemi respiratori e una mortalità che può variare dal 2 al 6%.
Con questa legge, il Brasile si unisce all’India, che nel 2014 è stata la prima nazione a imporre un divieto totale su produzione e commercio di foie gras. Altri paesi, come Italia, Germania, Regno Unito, Polonia, Argentina e Australia, già vietano la produzione, ma continuano a permettere l’importazione e la vendita.
Le origini di questo provvedimento risalgono al 2015, quando San Paolo tentò di introdurre un bando locale, che però fu annullato dai tribunali per questioni di competenza. Attualmente, nel Brasile ci sono solo due strutture che praticano questo tipo di allevamento intensivo, entrambe già oggetto di embargo. Con questa legge, il mercato gastronomico internazionale abbandona un prodotto che ha storicamente un costo tra i 40 e i 100 euro al chilo e che è tradizionalmente legato alla cucina francese.





