“Una stanza di parole” di Bibi Morgen – recensione ed intervista

“Un hard-disk rotto, un sentimento sommesso di nostalgia e perdita, ricordi fatti di oscurità e speranza insieme: la scrittura inevitabilmente cede alla suggestione di ogni minimo dettaglio, come rapita da una penna che non può tenere il colpo in canna, ma deve dare corpo concreto alle immagini che popolano la fantasia dell’autrice. Questi pensieri multiformi, rimasti sulla pagina per anni a fermentare come il buon vino, affollano ora la stanza di parole con giochi e scherzi, divertendosi bonariamente a ingannare e confondere il lettore con la loro eccentricità”.


La scrittrice, Bibi Morgen, nasce nell’autunno del ’90, appassionata fin da piccola dell’arte scenica, studia recitazione e doppiaggio diplomandosi all’Accademia Artisti di Roma. Studentessa, oltretutto, di Lettere e Filosofia e Giurisprudenza. Scrive e collabora con giornali e riviste culturali intervistando personaggi di spicco. Con questa sua prima pubblicazione, Una stanza di parole, mette a nudo tanti aspetti della vita, pensieri, storie e racconti.

 

Intervista:
1. “Bibi Morgen” è uno pseudonimo, perché hai deciso di non mostrare il tuo vero nome, la tua vera identità? Inizio col dire che, anche se non si direbbe, sono una persona molto timida e riservata, ma il mio pseudonimo ha una storia. In tedesco “Morgen” significa mattina, per me la mattina è un momento molto particolare, sia per la creatività, sia perché, in passato, soffrendo di insonnia, tendevo spesso ad osservare l’alba. Questo mi è stato di forte ispirazione, ma delle volte ha portato anche aspetti negativi. Bibi, invece, è più divertente come significato. I miei familiari da piccola dicevo che somigliassi ad un’attrice, quindi mi sono portata dietro questo nomignolo per gran parte della mia vita. Io sono questa, nonostante non sia il mio “vero” nome.

2. Inizi il libro ponendo delle “scuse al lettore”, perché? Perché sì, sono una scrittrice, ma sono soprattutto una lettrice e considero il meccanismo della raccolta come un “metter via”. Non era la mia prima idea, la mia prima scelta pubblicarle, ma essendo piaciuta al mio editore, mi sono trovata a pubblicarlo. E le scuse sono proprio per questo, come primo libro ci si aspetta un romanzo, ma ho voluto osare. Mostrare attenzione verso il lettore.

3. Quello che si nota di te è proprio l’interesse per il lettore, non al caso, hai lasciato la tua mail nel libro. Hai esigenza di saper cosa pensino di te? Per me il lettore è importante. Ma tutto parte da una forma caratteriale, nata dal teatro, prima ero più intimistica. Grazie al teatro ho avuto modo di pensare molto di più anche all’altra parte. Come dopo la messinscena di uno spettacolo, lo spettatore viene nel camerino a dirti la sua, un feedback speciale, così l’ho voluta portare con me anche nel libro. Questo anche per invogliare a fare dibattito, confronto, che per me è davvero importante.

4. C’è qualche storia, qualche racconto che ti ha toccato maggiormente? Ti posso dire sicuramente quella che mi fa “vergognare” di più, l’idea di far leggere questa cosa mi fa vergognare. . . ed è la prima parte quella degli scritti rimati e delle filastrocche. Mi porta un senso di pudore per la parte di me che ho messo su carta e che tutti possono leggere. Però era essenziale la sua presenza. Quella di cui ne vai orgogliosa invece? I racconti, uno in particolare “il circolo del caffè“. Questo racconto mi ha dato tanto anche in termini umani. Mentre qualcosa di me lo trovate in “pelo nero”.

5. Stai pensando di scrivere un altro libro? In progetto ci sono dei romanzi e soggetti per film, ma non dirò altro. Staremo, anzi, starete a vedere!

Recensione:
A prima vista, come primo libro, ci si chiede se davvero ne fosse il caso. Ci si chiede “perché una raccolta?”. Per chi ama leggere, da buoni lettori, ci si aspetta una raccolta di storie dopo anni di onorata carriera e non come primo libro. Un vero azzardo. Quest’opinione resta ferma fin quando non si inizia a leggere, con precisione dalla prima parte, le famigerate “scuse al lettore”. In quel momento si percepisce tutta la stima che lo scrittore prova per chi legge, la personalità e, perché no, la fiducia che vuole conquistare su e di noi.
Non fermiamoci all’apparenza e leggiamo.
Solo dopo qualche pagina ci si rende conto di quanto sia piacevole immergerci in storie così vicine a noi, profonde e delle volte tanto leggere. Un libro da leggere anche 10 volte nella vita, perché da sempre emozioni e sensazioni diverse. Qualche volta può sembrare scontato, altre volte geniale. Dal linguaggio ampio e poco ripetitivo, si intrecciano sensazioni ed emozioni.

 

Una stanza di parole, una parte di vita vissuta su cui si può riflettere su molteplici punti di vista, un vero diario di cui, sotto sotto, tutti ne facciamo parte.

 

*** E’ possibile acquistare il libro su Amazon, Ibs, Mondadori bookstore e su ordinazione in tutte le librerie. – Editore: L’Erudita http://www.lerudita.it/librerie-e-partner/
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Biografia Maria Rosaria Ianniciello

Maria Rosaria Ianniciello
Lettrice patentata, scrittrice e ricercatrice di sogni perduti. Ho conosciuto il mondo del lavoro, quello vero, già dall’adolescenza; ma la scrittura, quella profonda, da molto prima. Amo viaggiare e scoprire tutto ciò che mi circonda. Mi cibo di arte, musica e lettura. Ma venero la buona cucina, non solo “chell’ e mammà”, ma di tutto il mondo.

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