mercoledì , 11 Dicembre 2019
Eugenio Espinoza, Unlocking Something, 2017, veduta della mostra. Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli. Foto Danilo Donzelli

“UNLOCKING SOMETHING” mostra di Eugenio Espinoza

Una vera e propria critica al “sistema dell’ arte”, un j’ accuse, una provocazione nei confronti del Modernismo, artefice di aver esautorato la definizione di arte, teorie che trovano fondamento e concretezza nelle opere dell’ artista venezuelano Eugenio Espinoza in esposizione alla Galleria Umberto Di Marino in via Alabardieri 1 a Napoli, fino al 22 dicembre 2017, intitolata “Unlocking something”. Un approccio con l’ arte di grande rispetto, ma anche di profonda riflessione, Espinoza focalizza l’ attenzione su come l’ opera d’ arte viene fruita dal pubblico, la reazione e la percezione di essa e l’ alterazione del processo artistico che non segue più le premesse di partenza, ma si avvale di un nuovo significato, attingendo dalle idee dei suoi maestri, le Reticulareas di Gego, in cui l’ interesse per la linea e lo spazio trovano forma in un reticolato di acciaio e alluminio e alle figure monocrome di Gerd Leufert, opposizioni di colore in uno spazio reversibile, senza dimenticare le lezioni di autorevoli artisti della cultura italiana come Piero Manzoni e Lucio Fontana.

Eugenio Espinoza, Unlocking Something, 2017, veduta della mostra.
Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli. Foto Danilo Donzelli

E’ un artista dalla straordinaria sensibilità, in grado di smascherare le convenzioni sociali imposte da una classe elitaria sempre più avida, lontana dalle esigenze della collettività, la sua arte è “rivelatoria”, è “illuminante”, l’ uso della griglia nera, delle forme semplici, sono un modo per ritornare alla tradizione, alla lectio brunelleschiana. E’ nel rapporto diretto opera d’ arte/artista, opera d’arte/fruitore su cui Espinoza lavora, crea, plasma le forme, con risultati sorprendenti, un esempio è l’ installazione del 1972 “Impenetrable”, una grande tela bianca su cui è dipinta una griglia nera che copre l’ intero spazio espositivo impedisce al visitatore di poterla osservare da vicino, con questa operazione l’ artista venezuelano non fa altro che evidenziare il modo di esporre un’ opera d’arte e con quali condizionamenti fisici e “mentali” essa è percepita, attraverso un apparente nonsense, ma che in realtà di “lineare” ha tutto, un ‘opera rivoluzionaria  in antitesi alle tradizioni astratte e all’ arte cinetica presente in Sudamerica alla fine degli anni ’50 e ’60.

Eugenio Espinoza, Unlocking Something, 2017, veduta della mostra.
Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli. Foto Danilo Donzelli

Si va oltre il paradigma visitatore/fruizione/opera d’arte, si accantona lo schema rigido dell’ arte imposto dalla classe borghese, anzi, è il fruitore a manipolare, deformare, a stracciare, a dare una nuova “forma” al dipinto stesso, con la performance “Walk in progress”, Le Scalze, Chiesa di San Giuseppe a Pontecorvo a Napoli, il pubblico è stato incoraggiato a tagliare in pezzi la tela, a farne un “uso e consumo” proprio, a modificare e alterare la forma originaria, consentendo la generazione di un nuovo processo artistico. E tale metamorfosi non avviene soltanto all’ interno degli spazi museali, gallerie d’ arte o chiese, anche il contesto urbano diventa fonte di ispirazione per la creatività di Espinoza, la performance “Untitled” del 1971 si svolge su un terreno incolto, sullo sfondo si notano cumuli di case che si contrappongono “visivamente” alla griglia dipinta su una enorme tela posta in primo piano, potrebbe essere interpretato come un monito dell’ artista verso coloro che in nome dello sviluppo edilizio “costruiscono forme” dall’ estetica” inestetica”, è un modo per ribadire la necessità di tornare ad una figurazione primordiale.

Eugenio Espinoza, Unlocking Something, 2017, veduta della mostra.
Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli. Foto Danilo Donzelli

Osservando, invece, le opere esposte all’ interno della galleria, interessante è la tela con griglia nera,”Made in Usa”, (simile ad una bandiera di uno Stato), affissa sulla parete e legata con una corda ad una struttura sul pavimento, la posizione obliqua del dipinto e la corda tesa potrebbero far pensare ad una sorta di “sradicamento” della bandiera americana dal muro, un modo per ridimensionare il ruolo istituzionale che gli Usa hanno sempre imposto al mondo intero. Della stessa impostazione figurativa sono gli altri dipinti presenti nelle sale successive, interessante è la commistione stilistica di una tela in cui è presente nell’ artista sudamericano la conoscenza del “concetto spaziale. Attese” di Lucio Fontana, caratterizzate da un unico taglio o da una serie di tagli verticali netti e decisi. L’ avvento del digitale e dei nuovi linguaggi comunicativi contemporanei diventano gli strumenti della classe economica e politica che cerca di imporre il proprio sistema, quest’ ultimo predeterminato a tavolino, una indagine e un approfondimeno che l’ artista contrasta con le proprie idee e con la riattualizzazione del processo artistico, con l’ auspicio che si possa “sbloccare qualcosa”.

Eugenio Espinoza, Unlocking Something, 2017, veduta della mostra.
Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli. Foto Danilo Donzelli
Eugenio Espinoza, Unlocking Something, 2017, veduta della mostra.
Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli. Foto Danilo Donzelli
Eugenio Espinoza, Unlocking Something, 2017, veduta della mostra.
Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli. Foto Danilo Donzelli
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Biografia Luca Del Core

Luca Del Core
Ha scritto per alcune riviste di settore, tra cui "Arskey Magazine" e per alcune delle quali è ancora redattore, "Artslife" e "Art a part of cult(ure)". L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è. (Paul Klee)

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