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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
News dal mondo

Usa, Dan Driscoll si dimette: chi è il ‘drone guy’ voluto da Trump

Redazione
Redazione 5 giorni fa
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6 Min Lettura
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(Adnkronos) – Dan Driscoll, 'drone guy', lascia dopo 18 mesi. Ha rassegnato le dimissioni a Donald Trump, hanno confermato funzionari dell'Amministrazione, citati dai media americani dopo le prime notizie arrivate dal Wall Street Journal. Secondo una fonte del New York Times, ha incontrato Trump e ha parlato con il tycoon della situazione attuale dell'Esercito. Una fonte, citata dalla Cnn, conferma che con Trump ha "sollevato le preoccupazioni" riguardo "trasformazione e prontezza operativa dell'Esercito" e ha parlato del fatto che il segretario alla Difesa Pete "Hegseth avesse ostacolato" il lavoro in tal senso "licenziando generali responsabili".  Ricopriva l'incarico di segretario dell'Esercito dal 25 febbraio dello scorso anno. Era stato scelto da Trump per prendere il posto di colei che è stata la prima donna Segretario dell'Esercito, Christine Wormuth, voluta da Joe Biden per quel posto. Ha lasciato, raccontano i media americani, dopo mesi di tensioni al Dipartimento della Difesa e anche dopo il licenziamento inizio aprile di Randy George, che era capo di Stato Maggiore dell'Esercito. A giugno arrivava la notizia dell'imminente 'addio' all'incarico da parte del comandante delle Forze in Europa e Africa, il generale Christopher Donahue, il cui nome è noto anche perché associato all'immagine dell'ultimo soldato Usa che lasciò l'Afghanistan all'epoca del ritiro nel 2021, dopo un'operazione durata 20 anni. Driscoll, scrive il New York Times, ha lasciato dopo ripetuti scontri con Hegseth sull'estromissione di vertici dell'Esercito di grande esperienza.  Nato a Boone, in North Carolina, nel 1985, Daniel P. Driscoll, è stato in missione in Iraq nel 2009 durante gli anni nell'Esercito. Ha poi studiato a Yale, alla Law School, dove ha incontrato JD Vance, oggi vicepresidente degli Stati Uniti. Sono amici stretti, hanno raccontato i media americani, e Driscoll è stato consigliere di Vance.  Nel 2020, Driscoll non riesce a entrare al Congresso. Ha lavorato nell'investment banking. "Da ex militare, investitore e consulente politico, in Dan c'è un insieme potente di esperienze che gli consentono di lavorare come fattore di cambiamento e innovazione", diceva Trump quando nel 2024 ne annunciava la nomina. Alla fine dello scorso anno Driscoll è stato coinvolto in prima persona nella difficile missione di portare a termine il conflitto in Ucraina, esploso nel febbraio del 2024, innescato dall'invasione russa su vasta scala. E lascia mentre per l'Ucraina non c'è soluzione in vista all'orizzonte e sono passati più di sei mesi da quando Usa e Israele avviarono operazioni militari contro l'Iran a cui Teheran non ha mancato di 'rispondere'. Adesso si attende una nuova nomina da parte di Trump. E manca poco alle elezioni di Midterm.  Dan Driscoll, segretario dell'Esercito voluto da Donald Trump, ha presentato le dimissioni. Ed è, da ricostruzioni dei media americani, l'ultimo in ordine di tempo di una serie di ufficiali di alto grado, con esperienza, a lasciare o a essere costretti a farlo. Tutto nel mezzo di voci che parlano di tensioni con il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ex conduttore di Fox News. A gennaio 2025 viene rimossa dalla guida della Guardia costiera l'ammiraglio Linda Fagan, prima donna a capo di un corpo delle Forze Armate. A febbraio 2025 l'annuncio della sostituzione di Charles Q. Brown Jr, veterano dell'Aeronautica e capo degli Stati Maggiori Riuniti. 'Esce' di scena anche l'ammiraglio Lisa Franchetti. Nominata da Biden, è stata la prima donna a capo delle operazioni navali. Via pure James Slife, numero due dell'Aeronautica militare. Ad aprile 2025 viene licenziato il direttore della Nsa e capo del Cyber Command, generale Timothy Haugh. Stessa sorte per il vice ammiraglio Shoshana Chatfield, pilota di elicotteri, che era rappresentante Usa al Comitato militare della Nato ed era stata la prima donna alla guida del Naval War College di Newport. Ad agosto 2025 annuncia l'addio il generale David Allvin, capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica. Viene poi rimosso dall'incarico Jeffrey Kruse, che era capo della Dia. E il Pentagono 'caccia' anche il viceammiraglio Nancy Lacore, che era a capo della riserva della Marina militare e il contrammiraglio Jamie Sands, alla guida del Naval Special Warfare Command. A ottobre 2025 l'ammiraglio Alvin Holsey annuncia a sorpresa l'addio dalla guida dell'Us Southern Command. Ad aprile 2026 il licenziamento di Randy George, che era capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Tocca anche a David Hodne, che guidava l'Army's Transformation and Training Command, e a William Green Jr., capo dei cappellani militari (Army's Chaplain Corps). E anche al segretario alla Marina, John Phelan con una decisione improvvisa annunciata dal Pentagono. A giugno 2026 arriva la notizia dell'addio all'incarico da parte del comandante delle Forze in Europa e Africa, il generale Christopher Donahue. Il suo nome è noto anche perché associato all'immagine dell'ultimo soldato Usa che lasciò l'Afghanistan all'epoca del ritiro nel 2021, dopo un'operazione durata 20 anni.  
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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