VACCINO, ANTICORPI MONOCLONALI, PLASMA.. COSA SCEGLIERE?

Troppe informazioni spesso possono rivelarsi molto difficili da gestire, soprattutto quando si hanno delle conoscenze limitate di un determinato settore. Purtroppo, è proprio quello che si sta verificando ormai da tempo dall’inizio della pandemia del COVID-19. La domanda posta nel titolo ha una risposta semplice poiché non vi è alcuna scelta da dover intraprendere. Per essere più chiari, i trattamenti sopracitati hanno indicazioni specifiche e molto diverse tra loro.

Proprio in questi giorni molti colleghi vengono contattati dai pazienti che espongono i propri dubbi e paure sulla vaccinazione, pensando che sia meglio aspettare farmaci diversi contro il SARS-CoV-2 o magari, data la recente approvazione da parte dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), utilizzare gli anticorpi monoclonali anziché la vaccinazione.

La vaccinazione o il trattamento con anticorpi monoclonali sono due trattamenti distinti e separati con indicazioni ed obiettivi diversi.

Partiamo dal presupposto che il vaccino serve a prevenire l’infezione da SARS-CoV-2 e di conseguenza anche a ridurre il propagarsi dell’infezione stessa. Lo scopo della vaccinazione è quello di permettere al nostro sistema immunitario di produrre anticorpi specifici (in questo caso endogeni) in grado di riconoscere l’eventuale ospite intruso ed quindi difendersi da esso. Esistono diversi tipi di sistemi per “addestrare” il nostro sistema immunitario a riconoscere il nemico, i vaccini più recenti come quello della Pfizer-BioNTech e dell’azienda Moderna si basano su tecnologie innovative, sono infatti vaccini a mRNA; in poche parole vengono somministrate porzioni RNA messaggero del virus (parte del codice genetico del virus) che indurranno le nostre cellule a produrre le proteine del virus stesso stimolando poi la risposta immunitaria specifica. Il vaccino di Oxford/AstraZeneca si basa su un sistema diverso, sfrutta infatti un adenovirus come “navetta” per trasportare le proteine presenti nel SARS-CoV-2, in modo da permettere al sistema immunitario di produrre gli anticorpi specifici.

In poche parole grazie alla vaccinazione il nostro sistema impara a riconoscere il virus SARS-CoV-2 e si difende producendo spontaneamente gli anticorpi necessari a contrastarlo.

Quindi mentre il vaccino serve anche per limitare la diffusione del contagio, poiché impedisce al virus di moltiplicarsi nel nostro corpo, gli anticorpi monoclonali hanno tutt’altra funzione. Questi ultimi si comportano come gli anticorpi endogeni (cioè prodotti dal nostro organismo) riconoscendo e neutralizzando il nemico circolante nel nostro organismo. Sono sintetizzati in laboratorio e quindi somministrati per via endovenosa in circa 60 minuti. L’obiettivo di tale terapia non è quello di evitare di infettarsi, ma di curare chi si è infettato evitando una evoluzione negativa dell’infezione. Sappiamo infatti che il paziente che contrae un infezione da SARS-CoV-2 può presentare diversi quadri clinici che vanno da un quadro di completa assenza di sintomi a forme estremamente complicate con grave insufficienza respiratoria. Lo scopo della somministrazione di anticorpi è quella di trattare le persone infettate nella fase iniziale evitando che la malattia possa evolvere in forme complicate che necessitino cure ospedaliere in reparti di terapia intensiva. Quindi l’uso di anticorpi non è utile a tutti i pazienti, per tale ragione l’AIFA, dopo le opportune valutazioni tecniche, ha dato indicazione alla somministrazione degli anticorpi monoclonali in specifici soggetti in particolare: ” soggetti di età maggiore di 12 anni, positivi per Sars-CoV-2, non ospedalizzati per Covid-19, non in ossigenoterapia per Covid-19, con sintomi di grado lieve-moderato di recente insorgenza (e comunque da non oltre 10 giorni) e presenza di almeno uno dei fattori di rischio (o almeno 2 se uno di essi è età superiore ai 65 anni) come: malattia renale cronica, diabete non controllato, immunodeficienze”. I monoclonali, se utilizzati in modo opportuno, riducono il rischio di ricovero del 72-83%, altrimenti il loro trattamento può risultare del tutto inutile. Un paziente con infezione da oltre 10 giorni, con grave deficit respiratorio non trae benefico dalla terapia con i monoclonali.

Il plasma ha una funzione simile ai monoclonali, sono infatti  anticorpi ‘esogeni’ ottenuti dal plasma dei soggetti che sono stati esposti al SARS-CoV-2. Gli anticorpi monoclonali, diversamente dal plasma, però consentono di industrializzare il processo produttivo, permettendo una maggiore disponibilità sul mercato. Uno degli svantaggi dell’utilizzo di anticorpi monoclonali può essere il non semplice utilizzo, dato che dovrebbero essere somministrati ad una popolazione molto ampia, e purtroppo è anche da tenere conto degli enormi costi che questo comporterebbe.

Quindi gli anticorpi monoclonali sono utili per il trattamento dei pazienti infettati dal SARS-CoV-2 che possono trarne un effettivo beneficio, mentre il vaccino resta l’arma fondamentale per ridurre il contagio ed il propagarsi dell’infezione.

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Biografia Luca Fontanella

Luca Fontanella
Sportivo e dinamico, da sempre la sua passione è la medicina e lo dimostra con la dedizione e serietà che mostre nel suo lavoro con oltre trenta pubblicazioni scientifiche e più di quaranta partecipazioni come relatore a convegni scientifici nazionali e internazionali. Attualmente è Dirigente di Primo Livello, Reparto di Medicina Interna, al Fatebenefratelli di Napoli

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