Valentina Nappi, attrice, e creator originaria della Campania, è una delle figure italiane più conosciute nel settore dell’intrattenimento per adulti. Negli ultimi anni è diventata anche una voce molto presente nel dibattito pubblico su libertà individuali, sessualità e diritti digitali, intervenendo spesso sui temi legati alle piattaforme online e alla tassazione dei creator.
Negli ultimi giorni Nappi è tornata al centro della discussione per la sua opposizione alla cosiddetta “tassa etica”, l’imposta aggiuntiva che colpisce anche chi produce contenuti per adulti online.
«Non si può tassare un lavoro legale solo perché qualcuno lo considera moralmente discutibile», ha dichiarato. L’attrice campana sostiene la campagna promossa da Radicali Italiani per abolire quella che definisce «una penalizzazione ideologica».
Secondo Nappi, infatti, «se un’attività è legale e produce reddito, allora deve essere trattata fiscalmente come tutte le altre». La creator ha anche criticato l’idea che piattaforme come OnlyFans vengano automaticamente associate alla pornografia: «Non tutto OnlyFans è porno», ha spiegato, ricordando che molti utenti utilizzano la piattaforma per fitness, arte, musica, cosplay e contenuti esclusivi non sessuali.
Nel corso degli interventi pubblici degli ultimi giorni, Nappi ha ribadito che la misura «non tutela nessuno» e rischia soltanto di creare uno stigma verso chi lavora online. «Lo Stato -ha dichiarato- non dovrebbe decidere quali professioni siano moralmente accettabili e quali no».
Secondo Valentina Nappi, dietro la tassa etica ci sarebbe anche un tentativo “indiretto” di colpire il settore della pornografia attraverso la leva economica. «È il modo dei bigotti per vietare la pornografia usando la minaccia fiscale», avrebbe spiegato, sostenendo che non si possa aggirare la libertà individuale rendendo economicamente insostenibile un’attività legale.
La battaglia dei Radicali punta all’eliminazione dell’addizionale del 25%, considerata dai promotori una tassa “punitiva”. Secondo i sostenitori della campagna, la norma sarebbe in contrasto con il principio di uguaglianza fiscale, perché colpisce categorie specifiche pur operando in un mercato legale.
Nappi ha poi aggiunto: «Qui non si parla di pornografia, ma di diritti, libertà economica e trattamento equo davanti al fisco». Una posizione che ha acceso il dibattito politico e social, dividendo opinione pubblica e partiti.

