Autrice:Elvira Dones, casa editrice: Giangiacomo Feltrinelli. Data d’uscita: 4 Ottobre 2007.Collana. pp 208
Definizione: una burrnesh (plurale burrneshe), detta anche vergine giurata, è una donna di un paese balcanico, in genere l’Albania oppure il Kosovo, che si veste come un uomo e viene considerata come tale nella società. Tra i suoi privilegi, si ricorda quello di fumare e consumare alcolici. La figura della burrnesh è riconosciuta dal diritto tradizionale di quei luoghi, il Kanun. In sostanza il Kanun riconosce alle donne che scelgono lo stato di burrnesh di acquisire i doveri e buona parte dei diritti giuridici che tradizionalmente, nelle società patriarcali, vengono attribuiti alle figure maschili.
Sinossi: L’orfana albanese Hana, accolta presso una famiglia di montanari senza figli maschi, è costretta a seguire le rigide regole del Kanun (il Kanun disciplinava la vita sociale, dalle questioni familiari alla vendetta di sangue, ed è caduto in disuso solo di recente nelle zone montagnose della regione balcanica. Soltanto gli uomini hanno il diritto di poter vendicare la propria famiglia. Per questa ragione, molti sostengono che il fenomeno delle burrhneshë sia nato per ribellarsi alle regole del Kanun, per evadere da un matrimonio non voluto, per nascondere un amore differente da quello socialmente accettato) e vivere da uomo con il nome di Mark. Anni dopo la ragazza arriva in Italia e comincia a riscoprire la propria identità.
Le mie impressioni:
Già dalla breve sinossi e dallo stesso incipit del libro si capisce subito dove l’autrice vuole andare a “parare”. La storia dell’ Albania rurale e patriarcale -tragica e impotente nei confronti del grido di libertà e di vita di una ragazza “costretta” a fare come decidono gli altri- rivive in questo bel libro della scrittrice albanese Elvira Dones. Una ragazza a cui viene negata l’identità, un lavaggio del cervello senza troppi intro o preamboli, le donne in questa specie di arcaica comunità non valgono nulla a meno che non siano sposate.
Hana non è gay, è una donna come tutte, e da tale dopo aver vissuto da uomo imbracciando il fucile, poi arriva in Italia e ritrova se stessa. Più che un libro LGBT sembra un testo di antropologia, i sistemi e le consuetudini (perché vere leggi non ce ne sono) di un luogo lontano eppure vicinissimo geograficamente a noi. Le montagne grezze e fredde forgiano il corpo femminile della protagonista, le fanno da scudo ma anche da prigione fino a farla diventare una su* servitrice/servitore, dandogli la possibilità (agli occhi ciechi della patriarcale comunità) di essere un “essere umano uomo libero e non una donna”. Libertà che lei accetta e che poi rifiuta in nome di una libertà maggiore.
Interessante “leggere” la protagonista come diventa un uomo e vive la sua identità nuova, che, per un soggetto trans gender sarebbe come sbocciare o rinascere, qui è il contrario, Hana si seppellisce con le sue stesse mani. Quanto un contesto così retrogrado può condizionare una persona percepita come diversa o inferiore (in questo caso una femmina) fino a farla cambiare? In questo caso direi tanto.
La scoperta dell’Italia la salva da tutto. E si fa fatica a credere che in questa “civilissima” Europa ci sia siano ancora queste realtà.
Qui non c’è di mezzo l’ideologia gender,di riassegnazione della propria identità, anche se sembra così, c’è un forte concetto di resilienza umana e personale che spinge la protagonista a abbracciare la sua identità lasciandosi cadere da mano il fucile. Hana abbandona Mark e trova il modo di essere se stessa.
Una donna cisessuale.
Dal libro è stato tratto un coraggioso film con protagonista Alba Rohrwacher.


