VeruskaPuff è una performer burlesque che unisce eleganza scenica, ironia e una forte cura per l’estetica tipica di questo genere artistico. Nei suoi spettacoli costruisce un personaggio seducente ma giocoso e oltre alla scena, coltiva una passione particolare per i conigli, animali che spesso richiama come simbolo di tenerezza, libertà e immaginario fiabesco, elementi che ritornano anche nella sua estetica e nel suo modo di raccontarsi.
Nel suo percorso artistico si ispira chiaramente alle grandi icone del burlesque contemporaneo, in particolare a Dita Von Teese, da cui riprende l’attenzione per la sensualità vintage, la precisione scenica e l’arte della trasformazione sul palco. In questo modo, Veruska costruisce una propria identità che mescola glamour classico e tocchi personali più giocosi e narrativi.
Ma io lascerei la parola a lei…….
Il concetto e l’idea che c’è dietro al bunnylesque?
Il Bunnylesque è nato durante il lockdown, in un lampo: ero seduta sul divano, ho guardato il mio coniglio di allora (Puffy) e boom!!! La mia mente ha unito le parole bunny e burlesque, subito immaginato le movenze da portare in scena, quelle tipiche del coniglio ovviamente ma umanizzate, e pensato di utilizzare il tutto per sensibilizzare il pubblico sul tema dei conigli come animali d’affezione (attualmente il più diffuso dopo gatto e cane). Il Bunnylesque non ha nulla a che vedere con l’idea tipica della coniglietta sexy, bensì è qualcosa di divertente e maliziosamente kawaii.
Come hai scelto il tuo nome d’arte?
Nei primi anni 2000 cercavo un nickname per l’account di Ebay ed allora ero in fissa con la serie animata di Cartoon Network intitolata “ The PowerpuffGirls “ , anche in questo caso la mia mente ha di colpo creato qualcosa di buono:Veruska (che è il mio vero nome) e Puff dal titolo del cartone animato. Qualche anno dopo è stato naturale scegliere questo nome da burlesquer, dopotutto dico sempre che VeruskaPuff è la versione “esagerata“ di Veruska Pasquali. Nel corso del tempo è venuto fuori anche l aggettivo PUFFOSO (pronunciato all’ italiana) e mi fa sempre molto piacere quando qualcuno mi dice: “oggi mi sono vestita puffosa “ o “ ho visto questa puffosità “; di solito si riferiscono a qualcosa di molto femminile, rosa, luccicoso e coniglioso: significa che il mio messaggio di stile è arrivato!

Come crei un numero da portare in scena, intendo:parti prima dalla musica, dal costume o dal personaggio?
Impossibile rispondere a questa domanda perché neppure io so da dove arriva l’idea: magari vedo un tessuto e da lì parte l’idea per l’abito poi si sviluppa tutto il resto, potrebbe succedere che per caso ascolto una musica che mi colpisce e da lì poi parte tutta la creazione…Per esempio l’idea di utilizzare il tamburello per “ Oh, Miss Puff! “ mi è venuta alle 4 di notte mentre guardavo una replica di “ Scene da un Matrimonio “ su Rete 4.La creatività arriva da ciò che ci circonda; bisogna saper ascoltare e guardare. Ispirarsi a qualcuno è umano, copiare di sana pianta è diabolico.
A chi ti ispiri nel look?
Mi piace mixare tutto ciò che sento mio del presente e del passato, non mi ritrovo in un copia-incolla puramente anni ’30, ’50. Sicuramente Marilyn Monroe e Dita Von Teese così come l’immaginario di serie come Happy Dayse La Famiglia Addams hanno avuto un grande ascendente su di me. Sì, lo so che sono nomi in contrasto, ma io mi ci ritrovo.

Hai incontrato Dita tre volte, ci racconti qualcosa?
La prima cosa che si nota è la sua eleganza nel porsi, nel parlare e poi la sua gentilezza ed il suo senso dell’ umorismo. Non è una persona che ti guarda dall’alto in basso, anzi è curiosa di sapere qualcosa di te e parla a ruota libera, niente frasette studiate a tavolino. Si percepisce che lei è genuinamente tutto ciò che trasmette. Mi ha fatto immensamente piacere ricevere dei complimenti da parte sua per il mio stile. Ogni volta vorrei dirle tante cose ma poi mi emoziono troppo. Le ho sempre regalato qualcosa di tipicamente marchigiano per farle conoscere la mia regione, questa volta il merletto a tombolo di Offida.
Secondo te perché il burlesque piace tanto al mondo queer?
Il burlesque parla di coraggio, libertà e di inclusività. Ognuno può portare in scena se stesso nei panni che più lo rappresentano e, togliendo quei panni in scena, si arriva alla libera rappresentazione di se stessi all’ ennesima potenza.
Quali stereotipi sul burlesque ti piacerebbe sfatare?
1) il burlesque non è un lavoro!
2) le performer di burlesque sono “belle di giorno“ perché si spogliano!
Quanto della tua personalità reale c’è nel personaggio sul palco?
Il 100%. Mi assumo la responsabilità della Puff che sono!
Qual è la parte più difficile di una performance burlesque?
Attuare con la massima naturalezza il piano d’emergenza se qualcosa va storto (pasties che cade, bustino che non si apre, calza che si strappa… ). Può succedere di tutto, è il famoso bello della diretta!

