Trama: Gliel’aveva presentata il suo amico Bottiglieri, e lui se n’era invaghito subito. Ludovica era appassionata di Carrère, Houellebecq e Tarantino. Avevano anche avuto una breve storia – insomma, quasi una storia –, poi però, prima dello strano incidente in cui aveva perso la vita un altro studente, lei era partita per Parigi, lasciando dietro di sé solo voci, congetture o forse calunnie, sospetti. E pian piano gli anni dell’università erano sfumati via. Il narratore, trentenne impiegato in una compagnia di assicurazioni di Trieste, ha oggi una vita all’apparenza equilibrata e gratificante. Eppure Ludovica è ancora lì: un pensiero fisso che non sa scacciare, un’ossessione da cui non riesce a liberarsi. Con l’aiuto del complottista Bottiglieri si mette così sulle sue tracce, e si convince che quella giovane donna custodisca un segreto. Quale legame la unisce alla sfuggente Carla Rossini, regista capofila del “neo-horror del Nord-Est”, decisa a seguire fino in fondo la propria radicale vocazione artistica? Quale ruolo ha l’ormai irraggiungibile Ludovica in una serie di casi rimasti insoluti? Ma soprattutto, quanto c’è di davvero magico in questo incantesimo che ci viene raccontato? Dove tracciare il confine fra realtà e finzione, bene e male, indagine e delirio del narratore? Volevamo magia è un romanzo avvincente e ipnotico sui sogni che si scoprono incubi.
Edizioni Nottetempo
Recensione: E’ uno di quei romanzi che riescono a raccontare con straordinaria lucidità il momento più fragile e affascinante della vita: il passaggio dalla giovinezza all’età adulta. Matteo Quaglia, al suo esordio narrativo, costruisce una storia intensa e coinvolgente che parla di sogni, ossessioni, amicizie, amori e del desiderio universale di trovare qualcosa di straordinario dentro una realtà spesso ordinaria.
Ambientato tra le atmosfere suggestive di Trieste, il romanzo segue un protagonista che guarda al proprio passato con nostalgia e inquietudine, inseguendo il ricordo di Ludovica, figura enigmatica e magnetica che incarna tutto ciò che di irraggiungibile e misterioso accompagna gli anni della formazione. La trama si muove abilmente tra memoria, letteratura, cinema e una sottile dimensione sospesa tra reale e immaginario, mantenendo il lettore costantemente affascinato.
Uno dei maggiori punti di forza del libro è la scrittura di Quaglia: elegante, evocativa e ricca di riferimenti culturali, ma mai compiaciuta. Le pagine scorrono con naturalezza e restituiscono con autenticità il senso di smarrimento, entusiasmo e malinconia che caratterizza una generazione alla ricerca di significato. Il romanzo riesce infatti a essere profondamente personale e, allo stesso tempo, sorprendentemente universale.
Volevamo magia è una lettura che conquista per atmosfera e sensibilità, capace di lasciare nel lettore una piacevole sensazione di nostalgia e riflessione. Un esordio maturo e convincente che conferma il talento di Matteo Quaglia e che saprà parlare soprattutto a chi, almeno una volta nella vita, ha inseguito qualcosa di impossibile sperando che la realtà potesse trasformarsi in magia.
Matteo Quaglia è nato in un piccolo paese di montagna, vive a Trieste, città in cui ha studiato e lavora. Nel corso degli anni ha pubblicato racconti su diverse riviste letterarie, tra cui Nazione Indiana, l’inquieto, Malgrado le Mosche e inutile. Volevamo magia è il suo primo romanzo.


