Éric Vuillard con il romanzo dal titolo “L’ordine del giorno” è il vincitore della ventunesima edizione del Premio letterario internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
La cerimonia di premiazione si terrà sabato 1 agosto 2026 a Santa Margherita di Belìce (Agrigento) in piazza Matteotti.
Il romanzo vincitore descrive alcuni momenti dell’ascesa di Adolf Hitler: il sostegno da parte dei grandi industriali tedeschi e la triste annessione forzata dell’Austria alla Germania nazista. Nel racconto sono colti anche aspetti grotteschi e poco noti di episodi risalenti agli anni Trenta, in una Europa dove le differenze sociali e la povertà scatenarono l’ascesa delle dittature nazifasciste.
“Regista oltre che scrittore, Vuillard intraprende, opera dopo opera, la riscrittura di momenti chiave della Storia – dice Mercedes Monmany – e lo fa partendo dalle sue profondità più oscure e insignificanti. O, se preferite, dalle sue fogne. Da “alcuni orli sporchi”, sfuggiti quasi clandestinamente alla narrazione formale e ufficiale di ciò che oggi conosciamo come storia. È un esperto nel catturare quei lampi carichi di intensità e significato, persi in mezzo a valanghe feroci, inarrestabili e torrenziali che travolgono ogni cosa sul loro cammino senza rivelare il dettaglio che tanto spiega”
Ricordiamo le sue opere.
L’ordine del giorno
«L’ordine del giorno è un libro di una potenza sconcertante nella sua semplicità» – Le Monde
«Con L’ordine del giorno, che racconta l’annessione dell’Austria da parte di Hitler, Il Premio Goncourt ha scelto un candidato inaspettato ma eccellente» – L’OBS
«Vuillard, per riprodurre sulla pagina il lungo istante prima della catastrofe nazista, aggira le convenzioni del romanzo storico. È impressionante: con tocchi rapidissimi, frasi secche, stilettate, ricostruisce non tanto un’epoca – i cupi anni Trenta in Europa – ma la voragine suicida che in essa si scava.» – Paolo Di Paolo, Robinson
«Erano in ventiquattro accanto agli alberi morti della riva, ventiquattro soprabiti neri, marroni o cognac, ventiquattro paia di spalle imbottite di lana, ventiquattro completi a tre pezzi, e lo stesso numero di pantaloni con le pinces e l’orlo alto. Le ombre penetrarono nel grande atrio del palazzo del presidente dell’Assemblea; ma presto non ci sarà più un’Assemblea, non ci sarà più un presidente, e tra qualche anno non ci sarà più nemmeno un parlamento, solo un ammasso di macerie fumanti»
La Germania nazista ha la sua leggenda. Vi vediamo un esercito rapido, moderno, il cui trionfo sembra inesorabile. Ma se alla base dei suoi primi successi trovassimo invece mercanteggiamenti e volgari combinazioni di interessi? E se le gloriose immagini della Wehrmacht che entra trionfalmente in Austria mascherassero un immenso ingorgo di panzer, semplicemente in panne? Una dimostrazione magistrale e agrodolce del dietro le quinte dell’Anschluss presentata dall’autore di Tristesse de la terre e 14 juillet.
Gli orfani. Una storia di Billy the Kid
Sullo sfondo della nascita violenta e vertiginosa degli Stati Uniti di fine Ottocento l’autore racconta la storia personale di Kid, morto a soli 21 anni, e la grande Storia, in un romanzo avvincente e commovente che smaschera una delle tante contraffazioni storiche scritte dai vincitori.
«Di colpo in lui si fece il vuoto, il suo piccolo corpo si contrasse, tremò, e in quell’istante seppe che sarebbe sempre stato solo. Un’angoscia terribile gli risalì dal fondo della pancia. Vide controluce il grugno di Cahill, la morte gli sembrò vicina, vicinissima! Sentì il sole sulla guancia, la sua armonia mortale, la sua bellezza, e gli venne da piangere. Allora le facce dei soldati e dei giovani bovari che facevano cerchio intorno a lui evaporarono nel nulla. La sua mano si fece strada fino alla pistola, e sparò».
«Quello che scrivo di Billy, del suo respingere l’affetto, del suo tradire la fiducia di chi lo aiuta, è qualcosa di cui ho ritrovato una traccia oscura dentro di me». – Éric Vuillard, intervista su Le Matricule des Anges
«Grazie a una narrazione dal ritmo impeccabile e a una potente capacità evocativa, l’autore convince il lettore che la sua versione del mito è la più vera. E noi ci crediamo». – Le Figaro littéraire
Billy the Kid fa parte a pieno titolo dell’epopea del West. Come Toro Seduto simboleggia l’indomita resistenza dei nativi americani contro il dilagare della colonizzazione bianca, così il Kid simboleggia la giovinezza ribelle, l’insofferenza a ogni legge e l’amore per la libertà a tutti i costi, sia pure a colpi di pistola. Il mito è stato abbondantemente confermato e divulgato dal cinema e dalla letteratura. Ma è, appunto, un mito. Gli orfani smantella la leggenda scavando fra documenti d’archivio e testimonianze per ricostruire la vera storia del Kid.
La guerra dei poveri
«Gli esasperati sono così, un bel giorno sgorgano dalla testa dei popoli come i fantasmi sbucano dai muri.»
«Vuillard racconta con uno stile irresistibile» – Robinson
«Breve e fulminante libro in cui lo scrittore affronta una vicenda e personaggi reali con una spregiudicata libertà di sguardo» – Il Venerdì
«Narrazione agile, compatta e concentrata, a cui uno stile acuminato e l’uso del presente conferiscono un elevato potenziale evocativo» – Vanni Santoni, La Lettura
Alcune guerre sono celebri, per esempio le guerre napoleoniche, le guerre d’indipendenza o le guerre mondiali. Di altre non si sa niente: sono le guerre dei poveri, quelle che nei libri di storia del liceo vengono ricordate al massimo come non meglio identificate “rivolte contadine”. Eppure comportavano armi, campi di battaglia, morti e feriti come in qualunque altra guerra. Raccontandoci la storia di Thomas Müntzer (c.1489-1525), prete al tempo degli albori della Riforma e condottiero di disperati, Vuillard ci fa penetrare tra le maglie più strette di quelle sommosse popolari che hanno sconvolto la Germania nei primi anni del Cinquecento e, prima, le campagne inglesi del Trecento e del Quattrocento. L’interessante denominatore comune delle varie guerre dei poveri è che si appoggiano su motivazioni religiose, e non a caso a capeggiarle sono spesso uomini di chiesa, il cui punto di partenza è la Bibbia. Il popolo, da secoli schiacciato dai nobili e dal clero, non ha da sé la forza di ribellarsi, ma la trova quando il predicatore illuminato (o pazzo, o eretico, o fanatico, a seconda dei punti di vista) lo fa riflettere: perché Dio, il dio dei poveri, ha bisogno di tanto sfarzo? Perché i suoi ministri hanno bisogno di tutto quel lusso? Perché Dio è stranamente sempre dalla parte dei ricchi? Domande che all’epoca erano a dir poco sovversive, ma che forse ogni tanto faremmo bene a porci anche oggi.




