WHATSAPP ALZA IL LIMITE DI ETÀ, COSA SUCCEDERÀ? UN BEL NIENTE!

Davvero credono che i minori di 16 anni smetteranno di usare i social network, solo perché lo dice l’UE? ILLUSI!

Nel 2009 la preoccupazione degli esperti era che i giovani passassero troppo tempo davanti alla televisione, 4 ore al giorno, trascurando lo studio.

Nel 2018 i giovani continuano a trascurare lo studio, ma hanno cambiato il mezzo d’elezione per farlo; ora preferiscono internet, se sotto forma di smartphone, pc o tablet non importa, trascorrono in rete in media 31 ore alla settimana, cioè più di 4 ore al giorno: tra studio, chat e giochi, sono sempre piantati davanti a uno schermo luminoso, con tutti i problemi che ne derivano e che vi avevo già parlato qui.

Gli adolescenti italiani si scoprono più internauti dei loro coetanei del resto Europa che ha una media Ocse di 29 ore, ricavata dal test Pisa (Programme for International Student Assessment), che ogni 3 anni scandaglia le competenze dei quindicenni di gran parte del mondo in lettura, matematica e scienze, oltre alla situazione economica e sociale; nel 2012 la media europea era 21 ore, mentre lo sfruttamento tecnologico dei nostri giovani compatrioti era di 17 ore.

Naturalmente la rete si potrebbe usare anche per scopi più utili e ed efficaci, soprattutto per quanto riguarda la didattica, grazie all’uso delle nuove LIM (Lavagna interattiva multimediale) che iniziano ad essere presenti nelle aule, ma non sembra questo il caso. Bisognerebbe prendere esempio dai coreani: poco internet, soprattutto nei giorni di scuola.

Effettivamente i ragazzini coreani sono ai primi posti nel raking mondiale per quanto riguarda Scienze, Lettura e Matematica, mentre l’Italia è al 34esimo su 70, al di sotto della media Ocse.

Praticamente i nostri futuri adulti, trascorrono solo 5,5 ore la settimana in rete nelle ore scolastiche, sulle 31 citate. Questo suggerisce che gli studenti che passano più tempo connessi fuori dall’orario scolastico, ottengono risultati inferiori nelle prove Pisa.

Questo potrebbe derivare, tra le altre cose, anche dai disturbi del sonno causati dalle dannose luci blu, di cui parlo sempre in questo magnifico articolo. È dimostrato che, a lungo andare, questa mancanza di sonno provochi un declino cognitivo, fino ad arrivare alla demenza: da qui, i tristi risultati nei test, che ci fanno apparire capre agli occhi del mondo.

Preoccupati da queste cifre e dal precedente scandalo di Cambridge Analytica, i paesi facenti parte dell’Unione Europea, sono corsi ai ripari, varando una serie di norme, che impedirebbero ai minori di 16 anni di iscriversi a Whatsapp, dove precedentemente l’età minima era 13 anni.

Il social network più amato e utilizzato, con oltre 1 miliardo e mezzo di utenti in tutto il mondo, il 25 maggio si adeguerà al nuovo regolamento dell’UE sulla privacy (Gdpr) con un mese di anticipo.

Ma come si pensa di controllare che i ragazzi rispettino il divieto? Di sicuro non ci sarà la possibilità di mostrare un documento o siglare un qualche contratto o portare il permesso firmato da mammina, ad esempio “autorizzo mio figlio a scrivere cretinate su Whatsapp”.

Anche Facebook sta valutando si alzare la sua età minima dai 13 anni attuali ai 16, per alcune funzionalità della bacheca e dei dati personali, che non potranno essere visibili senza autorizzazione del genitore. Ma… davvero dal 26 maggio, i ragazzi che non avranno l’autorizzazione di un genitore o tutore, saranno bannati da tutti i social più importanti, per non raggiunti limiti di età? Mi pare molto difficile. Quindi per ora questa legge resta molto teorica, visto che nessuna piattaforma ha l’obbligo e tantomeno la possibilità di andare attivamente alla ricerca dei profili fuorilegge dei minori di 16 anni, redarguirli e rimuoverli. Sicuramente Mark non andrà casa per casa a controllare i documenti di tutti i fruitori dei suoi social network. Fatta la legge, trovato l’inganno.

In fondo anche per accedere a You Porn, basta spuntare la casellina “confermo di avere 18 anni”, anche se state ancora imparando la tabellina del 7, addentando un biscotto Plasmon. Ok, esempio non valido: ci sono 40enni che fanno ancora entrambe le cose e soprattutto la prima non gli riesce molto bene.

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Biografia Maggie Lee

Anche se non sembra sono nata a Milano, ma sono di origini siculo-calabresi: da lì derivano i miei colori poco “nordici”. Sono laureata in Psicologia e sto frequentando la magistrale. I miei amici sostengono che ho un sesto senso innato per capire le persone, soprattutto quelle cattive, cosa che talvolta è più una maledizione che un dono. Cerco di interessarmi a po' di tutto, ho una passione per Wikipedia e mi diletto di cucina e fai da te. Sono il tuttofare tecnologico della famiglia, per qualsiasi cosa abbia dei pulsanti o, ultimamente, uno schermo touch. Amo le tecnologie semplici che semplificano la vita. Viaggio parecchio per amore, i mezzi di trasporto tedeschi non hanno più segreti per me, adoro la loro puntualità, ma odio la loro mancanza di elasticità e, naturalmente, la maggior parte del loro cibo.

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