{"id":199867,"date":"2025-09-12T06:34:25","date_gmt":"2025-09-12T04:34:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzalinea.it\/giornale\/?p=199867"},"modified":"2025-09-28T18:08:51","modified_gmt":"2025-09-28T16:08:51","slug":"quel-che-resta-del-tempo-una-recensione-senza-spoiler-e-con-il-cuore-dylaniato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzalinea.it\/giornale\/quel-che-resta-del-tempo-una-recensione-senza-spoiler-e-con-il-cuore-dylaniato\/","title":{"rendered":"Quel che resta del tempo \u2014 Una recensione senza spoiler e con il cuore dylaniato"},"content":{"rendered":"<p>Ho appena finito di leggere l\u2019albo <strong data-start=\"119\" data-end=\"149\">\u201cQuel che resta del tempo\u201d<\/strong> (Dylan Dog n.468) e, da vecchio fan che bazzica l&#8217;Indagatore dell&#8217;Incubo da tre decadi, posso dirti subito una cosa: \u00e8 una lettura che ti prende per il bavero della giacca e non ti lascia andare. L&#8217;albo parte da un&#8217;idea semplice e contemporanea \u2014 il tempo come nemico e risorsa sottratta alla vita \u2014 e la trasforma in un incubo crepuscolare che suona, a tratti, come un avvertimento sussurrato all\u2019orecchio del lettore.<\/p>\n<p>Meglio chiarirlo subito: non ti <a href=\"https:\/\/www.senzalinea.it\/giornale\/dylan-dog-398-chi-muore-si-rivede-recensione\/\">spoilero nulla<\/a>. La vicenda ruota attorno a un paradosso molto moderno \u2014 chi non si \u00e8 sentito, almeno una volta, a rincorrere il tempo? I soggetti portano la firma di Dario Magini, mentre la stesura e l\u2019ampliamento sceneggiaturale \u00e8 opera di Alessandro Russo: due mani che intrecciano il noir, la spy story e il soprannaturale in modo credibile e rispettoso del tono dylaniato.<\/p>\n<p>Quello che colpisce \u00e8 la coerenza tematica: non \u00e8 un semplice gadget narrativo messo l\u00ec per fare scena. Il tempo qui \u00e8 protagonista a tutto tondo \u2014 come motore psicologico dei personaggi, come struttura della trama e come elemento visivo che viene illustrato con trovate efficaci.<\/p>\n<p data-start=\"1413\" data-end=\"1850\">Alessandro Russo gioca con i registri: prende il soggetto televisivo di Magini e lo traduce senza tradirne lo spirito, mantenendo per\u00f2 quel pizzico di ironia malinconica che \u00e8 marchio di fabbrica quando Dylan mette piede in storie non strettamente \u201cgotiche\u201d. I dialoghi hanno il giusto mordente \u2014 non leziosi, spesso asciutti, a tratti cinici \u2014 e lasciano spazio ai silenzi, alle pause, alle immagini che devono parlare pi\u00f9 delle parole.<\/p>\n<p data-start=\"1852\" data-end=\"2286\">Certo, chi cerca l\u2019azione sfrenata rimarr\u00e0 a volte sulla punta della sedia per aspettarsi colpi di scena a raffica; qui la tensione si costruisce a misura d\u2019uomo, piano piano, come una porta che cigola e non si sa se aprir\u00e0 per rivelare un mostro o solo un corridoio vuoto. Ed \u00e8 una scelta che, per quel che mi riguarda, funziona bene: Dylan \u00e8 pi\u00f9 credibile quando il terrore nasce dallo sguardo e dall\u2019attesa, non solo dagli effetti.<\/p>\n<p data-start=\"1852\" data-end=\"2286\">Riccardo Torti alla china \u00e8 una scommessa vinta. Se la sceneggiatura \u00e8 l\u2019architettura, il suo inchiostro \u00e8 la luce che la modella. Trovo geniale la soluzione grafica usata per rendere gli sfasamenti temporali: non \u00e8 un \u201ceffetto digitale\u201d freddo, ma una sfocatura costruita a mano che convince e mette i brividi \u2014 la sequenza della biblioteca \u00e8 semplicemente splendida, un piccolo gioiello di composizione e ritmo visivo. In quel passaggio, la matita e la china non raccontano solo uno spazio, ma anche lo scorrere e il peso dei ricordi.<\/p>\n<p data-start=\"1852\" data-end=\"2286\">Ci sono tavole che rimangono impresse: il Big Ben nella pagina iniziale (ottima idea simbolica) e scene che evocano riferimenti colti \u2014 dal noir anni Trenta-Cinquanta (che si sente nella costruzione della spy story) fino a spolverate di cultura pop come il cartone \u201cDaitarn 3\u201d e \u201cIl Prigioniero\u201d. Sono citazioni che non suonano forzate, ma come piccole note che arricchiscono il tappeto sonoro della lettura.<\/p>\n<p data-start=\"3337\" data-end=\"3659\">Uno dei punti di forza dell\u2019albo \u00e8 l\u2019attenzione ai comprimari: non sono pedine usa-e-getta, ma persone con spessore che contribuiscono alla tessitura emotiva della storia. La presenza di personaggi \u201cdi contorno\u201d ben scritti \u00e8 una gioia per chi, come me, ama quando un albo non spreca nemmeno una battuta o un\u2019inquadratura.<\/p>\n<p data-start=\"3661\" data-end=\"3849\">E poi c\u2019\u00e8 quel senso di familiarit\u00e0: i richiami a vecchi albi (chi ha amato \u201cTre per Zero\u201d sorrider\u00e0) funzionano da carezza al lettore di lunga data senza per\u00f2 escludere il nuovo arrivato.<\/p>\n<p data-start=\"3891\" data-end=\"4332\">Non tiriamo fuori il cucchiaio zucchero: alcune scelte potrebbero dividere. La struttura a met\u00e0 tra spy story e orrore pu\u00f2 risultare in qualche momento ambivalente \u2014 chi preferisce Dylan nelle atmosfere pi\u00f9 tradizionali del macabro puro potrebbe sentire il piede in due scarpe. Inoltre, la densit\u00e0 tematica (tempo, lavoro, vita, perdita) rischia di appesantire laddove la sceneggiatura avrebbe potuto lasciar respirare qualche pagina in pi\u00f9.<\/p>\n<p data-start=\"4334\" data-end=\"4617\">Infine \u2014 ed \u00e8 una critica da fan pignolo \u2014 c\u2019\u00e8 qualche momento in cui la cifra stilistica televisiva del soggetto si percepisce troppo chiaramente: non un problema in s\u00e9, ma personalmente avrei voluto qualche urto narrativo in pi\u00f9 per sfruttare fino in fondo l\u2019iconografia dylaniata.<\/p>\n<p data-start=\"4334\" data-end=\"4617\">Consiglio l\u2019albo a chi ama Dylan Dog quando \u00e8 riflessivo e malinconico, a chi non disdegna il sottogenere spy-noir e a chi apprezza il modo in cui il disegno pu\u00f2 diventare linguaggio del tempo. \u00c8 un albo che premia la lettura attenta \u2014 non un popcorn horror ma un whisky lento, da sorseggiare.<\/p>\n<p data-start=\"4973\" data-end=\"5340\">\u201cQuel che resta del tempo\u201d \u00e8 un albo che parla della nostra epoca con gli strumenti del fumetto popolare: idee chiare, mestiere narrativo e una prova grafica che mette i brividi. \u00c8 un episodio che non tradisce le radici della saga ma che sa anche rinnovarsi, lasciando spazio a scorci visivi memorabili e a riflessioni che restano anche dopo aver chiuso la copertina.<\/p>\n<p data-start=\"5342\" data-end=\"5670\">Se sei un dylaniato incallito come me, lo leggerai con la stessa sensazione che provi quando ritrovi un vecchio amico: qualche ruga in pi\u00f9, meno impetuoso, ma con ancora molto da dire. E se sei curioso di approcciare <a href=\"https:\/\/www.sergiobonelli.it\/sezioni\/14\/dylan-dog\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Dylan Dog<\/a>, questo albo pu\u00f2 essere una buona porta d\u2019ingresso: ti introduce al suo mondo senza tradirne l\u2019anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho appena finito di leggere l\u2019albo \u201cQuel che resta del tempo\u201d (Dylan Dog n.468) e, da vecchio fan che bazzica l&#8217;Indagatore dell&#8217;Incubo da tre decadi, posso dirti subito una cosa: \u00e8 una lettura che ti prende per il bavero della giacca e non ti lascia andare. 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