{"id":267042,"date":"2026-11-03T14:08:14","date_gmt":"2026-11-03T13:08:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzalinea.it\/giornale\/elisa-ho-subito-un-abuso-a-8-anni-il-dolore-si-deve-nominare-per-processarlo\/"},"modified":"2026-11-03T14:08:14","modified_gmt":"2026-11-03T13:08:14","slug":"elisa-ho-subito-un-abuso-a-8-anni-il-dolore-si-deve-nominare-per-processarlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzalinea.it\/giornale\/elisa-ho-subito-un-abuso-a-8-anni-il-dolore-si-deve-nominare-per-processarlo\/","title":{"rendered":"Elisa: &#8220;Ho subito un abuso a 8 anni, il dolore si deve nominare per processarlo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; &#8220;Ho subito un abuso quando avevo 8 anni. Non piccola abbastanza da poterlo dimenticare, ammesso sia mai possibile. Il tipo di esperienza umana che segna la vita di chi ha vissuto la violazione del corpo \u00e8 qualcosa di molto difficile da nominare. Mi ha segnata per sempre. Penso che raccontarlo possa essere utile a tante persone che hanno vissuto quello che ho conosciuto io&#8221;. Alla vigilia dell&#8217;uscita di &#8216;Kintsugi&#8217;, il nuovo album atteso il 27 novembre, Elisa affida a parole profonde e dolorose il racconto di una ferita che l&#8217;ha accompagnata per gran parte della sua vita. Un percorso di autoanalisi che, spiega l&#8217;artista al &#8216;Corriere della Sera&#8217;, le ha permesso di comprendere meglio ci\u00f2 che le \u00e8 accaduto e di guardarlo con una consapevolezza diversa. &#8220;Sto imparando a non colpevolizzarmi. Sto facendo un lavoro di pulizia, certi ingombri non si rimuovono, ma si pu\u00f2 sistemarli nel posto giusto. Non lo avevo mai fatto&#8221;, ammette. Da un po&#8217; di tempo, racconta, &#8220;ho iniziato un percorso di terapia psicologica e questo mi sta aiutando molto. I pezzi del mosaico si stanno ricomponendo: i fogli del diario, la voglia di raccontare, la decisione di non nascondere pi\u00f9 l&#8217;amore che ho sempre avuto per la danza, che per me \u00e8 stata come una cura. Mi sono liberata dentro e fuori di me&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Nel suo racconto emerge anche il tema del senso di colpa, una sensazione che spesso accompagna chi ha subito una violenza. Elisa lo definisce uno dei motivi principali che l&#8217;hanno spinta a rompere il silenzio e a condividere pubblicamente la propria esperienza. &#8220;Mio nonno torn\u00f2 da Buchenwald, era un partigiano, aveva partecipato alla Resistenza. Non so del suo senso di colpa, perch\u00e9 lui non parlava mai di quel tempo. Torn\u00f2 a casa che pesava la met\u00e0 di quando era partito. Io uso le parole come rammendo delle ferite, mi fanno tenere il filo delle cose, mi impediscono di alterarle, mi aiutano a ricordarmi chi sono stata, in questo senso mi aiutano anche a comprendere meglio i miei figli&#8221;. Il senso di colpa &#8220;\u00e8 proprio il motivo per cui oggi ho deciso di parlarne. Voglio cercare di essere utile alle tante ragazze e donne, e ai tanti ragazzi, che hanno subito abusi&#8221;. Per la cantautrice &#8220;\u00e8 una missione collettiva, liberarsi da questo assurdo, straziante senso di colpa per una violenza subita. Lo faccio con il mio lavoro, con queste parole, sostenendo il movimento di donne di &#8216;Una, nessuna centomila&#8217; che ho contribuito a fondare&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;artista sottolinea quanto sia difficile per una bambina abusata continuare a fidarsi degli altri e degli adulti che dovrebbero proteggerla. &#8220;Chi, come me, l&#8217;abuso l&#8217;ha conosciuto da bambina, perde fiducia nel prossimo, smette di pensare che gli adulti ti proteggano, il tuo mondo si popola di mostri e di pericoli&#8221;. Quel dolore, spiega, si va a insediare &#8220;in anfratti che ogni tanto rigurgitano. \u00c8 un peccato, perch\u00e9 ti toglie tempo di vita, che nessuno ti restituir\u00e0. Io vorrei che nessuno aspettasse a parlarne, io ho atteso molti anni prima di confessarlo a mia mamma e sono dovuta arrivare a 48 anni per cercare l&#8217;aiuto di un terapeuta. Il dolore si deve nominare per processarlo. Una persona abusata non ha mai nessuna colpa&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>Il nuovo progetto dell&#8217;artista &#8211; il nuovo album e il docu-film &#8216;Kintsugi&#8230;e sono la mia opera&#8217;, presentato all&#8217;ultima edizione della Festa del Cinema di Roma &#8211; ruota attorno all&#8217;idea della trasformazione e della rinascita. &#8220;Nasce dal bisogno di raccontare sinceramente una crisi individuale, il suo attraversamento verso un grandissimo cambiamento. Ho vissuto un dolore profondo, come persona. Non come artista, non avevo infatti la protezione del ruolo, ero io, nuda di fronte a un terremoto. Il mio lavoro mi ha dato la possibilit\u00e0 di descriverlo, e di descrivermi, nella forma pi\u00f9 brutale, pi\u00f9 autentica, meno levigata. Ho dato forma al senso di una rivoluzione interiore&#8221;. &#8216;Kintsugi&#8217; &#8220;\u00e8 il racconto di questo viaggio. \u00c8 il nome di una disciplina giapponese che consiste nel riparare gli oggetti senza nascondere le rotture, ma valorizzandole e facendole divenire nuova luce&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>spettacoli<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &#8220;Ho subito un abuso quando avevo 8 anni. Non piccola abbastanza da poterlo dimenticare, ammesso sia mai possibile. Il tipo di esperienza umana che segna la vita di chi ha vissuto la violazione del corpo \u00e8 qualcosa di molto difficile da nominare. Mi ha segnata per sempre. 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