{"id":267167,"date":"2026-11-03T17:59:00","date_gmt":"2026-11-03T16:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzalinea.it\/giornale\/unindustria-filiera-e-investimenti-per-rafforzare-competitivita-imprese-regione-lazio\/"},"modified":"2026-11-03T17:59:00","modified_gmt":"2026-11-03T16:59:00","slug":"unindustria-filiera-e-investimenti-per-rafforzare-competitivita-imprese-regione-lazio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzalinea.it\/giornale\/unindustria-filiera-e-investimenti-per-rafforzare-competitivita-imprese-regione-lazio\/","title":{"rendered":"Unindustria, filiera e investimenti per rafforzare competitivit\u00e0 imprese regione Lazio"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Promuovere politiche di filiera e di investimento. Questa la sintesi della tavola rotonda svoltasi in occasione del convegno &#8216;Industria e competitivit\u00e0 nel Lazio. Scenari e prospettive&#8217; organizzato da Unindustria presso Villa Blanc, sede di Luiss Business School. &#8220;I settori che trainano di pi\u00f9 &#8211; ha spiegato Alessandro Fontana, direttore Centro Studi Confindustria &#8211; sono quelli in cui \u00e8 specializzato il Lazio come farmaceutico, aerospazio, energia e automotive e credo che faranno anche meglio della media nazionale. Sulla parte servizi Ict e turismo il Lazio \u00e8 tra i pi\u00f9 forti a livello nazionale. L&#8217;aumento della produttivit\u00e0 determina la crescita dei salari. E&#8217; necessario fare molti investimenti che per\u00f2 le piccole imprese non possono fare, anche perch\u00e9 si innesta la media demografica degli imprenditori che \u00e8 di oltre 50 anni. L&#8217;aumento dimensionale poi sta avvenendo ma molto lentamente perch\u00e9 \u00e8 molto costoso. Tutti devono cercare di fare analisi delle filiere produttive territoriali e attuare delle politiche di filiera per far andare avanti le piccole imprese&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>Per Giuseppe Russo, direttore Centro Einaudi, &#8220;quando si parla di crescita si deve arrivare alla ricerca. Esiste un sistema di ricerca pubblica che per\u00f2 non si aggancia al sistema privato. In altri sistemi il &#8216;giunto&#8217; esiste ed \u00e8 garantito dalla struttura partecipata sistema pubblico e privato. Quando si pensa all&#8217;innovazione si pensa sempre alle startup, ma l&#8217;innovazione che scala pi\u00f9 rapidamente \u00e8 quella che si forma nelle imprese gi\u00e0 esistenti. Ai fini della crescita se il numero delle pmi \u00e8 ancora limitato nel Lazio allora si tratta di aumentarle e un modo potrebbe essere quello di capire quante &#8216;quasi imprese&#8217; esistono per investire su di esse&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;In questi mesi &#8211; ha spiegato Gian Paolo Manzella, vicepresidente Svimez &#8211; si sta discutendo il nuovo bilancio europeo e l&#8217;indicazione della politica industriale europea \u00e8 la selettivit\u00e0, il raccordo con le universit\u00e0 e il territorio. Importante per gli imprenditori \u00e8 la continuit\u00e0 amministrativa delle scelte: bisogna sedimentare i programmi creando cos\u00ec fiducia nel rapporto pubblico-privato. Propongo di introdurre la cultura d&#8217;impresa nelle scuole e mettere nella Regione un ufficio di attrazione investimenti esteri. Si deve poi parlare con l&#8217;Europa perch\u00e9 la regione Lazio fa parte di filiere strategiche anche a livello internazionale&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Per stare al passo con i competitor &#8211; ha osservato Francesco Di Ciommo, prorettore Luiss Guido Carli &#8211; bisogna investire. Il Lazio andrebbe studiato e approfondito perch\u00e9 abbiamo pmi che si basano sulla capacit\u00e0 di intuito dell&#8217;imprenditore e dei suoi collaboratori pi\u00f9 stretti, dando vita ad un modello virtuoso. Roma potrebbe essere un ecosistema perfetto per fare impresa, \u00e8 sede delle pi\u00f9 importanti autorit\u00e0 di vigilanza, del governo, ci sono numerosissime universit\u00e0 quindi capacit\u00e0 di formare giovani in grado di alimentare il sistema imprenditoriale del Lazio. A Roma hanno anche sede le casse di previdenza e gli enti di previdenza pari a 300 miliardi di patrimonio &#8216;para-privato'&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Che la finanza manchi &#8211; ha aggiunto &#8211; \u00e8 un mito ma falso. L&#8217;impresa del Lazio \u00e8 tradizionale, ha una forte patrimonializzazione e tende ad investire di meno. I nostri giovani non hanno pi\u00f9 voglia di fare gli imprenditori, perch\u00e9 non vogliono rischiare; nelle universit\u00e0 abbiamo agevolato questa dinamica alimentando il mito del manager&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\nBiazzo (Unindustria), &#8216;per crescere darsi obiettivi di medio e lungo termine facendo sistema&#8217;<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Noi abbiamo impostato un rapporto con i nostri interlocutori dando l&#8217;esempio facendo sistema con l&#8217;accorpamento delle province. Bisogna darsi degli obiettivi di medio e lungo termine facendo sistema&#8221;. A dirlo Giuseppe Biazzo, presidente Unindustria, intervenendo all&#8217;evento &#8216;Industria e competitivit\u00e0 nel Lazio. Scenari e prospettive&#8217; organizzato da Unindustria presso Villa Blanc, sede di Luiss Business School. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Abbiamo molto da lavorare &#8211; ha sottolineato &#8211; per portare la ricerca pi\u00f9 vicina al mercato. I numeri delle pmi sono troppo bassi e per questo dobbiamo spiegare ai nostri associati che crescere dimensionalmente \u00e8 la via per poter garantire un futuro all&#8217;azienda. Credo che i fondi possano e debbano cambiare il loro schema. Bisogna capire che tipo di strumenti mettere a disposizione degli imprenditori che vogliono crescere&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Bisogna poi lavorare &#8211; ha suggerito &#8211; sull&#8217;export per far s\u00ec che le nostre medio aziende trovino spazio all&#8217;estero. Noi dobbiamo lasciare al mio futuro presidente delle &#8216;cose fatte&#8217; e strutture che funzionano&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\nAbete (Luiss Business School), &#8216;pi\u00f9 medie imprese per Roma&#8217;<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;L&#8217;industria a Roma esiste: c&#8217;\u00e8 l&#8217;industria della cultura, della tecnologia e della farmacia. Il problema \u00e8 che oggi per\u00f2 l&#8217;impresa deve essere nominata, deve avere nome e cognome, e lo hanno solo le pmi. La media impresa \u00e8 quella che promuove di pi\u00f9 il territorio. Il made in Italy infatti \u00e8 rappresentato da quei prodotti che nascono dalle pmi. Se avessimo pi\u00f9 medie imprese a Roma sarebbe meglio perch\u00e9 farebbe &#8216;alzare la testa dall&#8217;acqua&#8217; al sistema imprenditoriale del territorio&#8221;. A dirlo Luigi Abete, presidente Luiss Business School, intervenendo all&#8217;evento &#8216;Industria e competitivit\u00e0 nel Lazio. Scenari e prospettive&#8217; organizzato da Unindustria presso Villa Blanc, sede di Luiss Business School.\u00a0<\/p>\n<p>\nRagni (Unindustria), &#8216;tessuto imprenditoriale molto dinamico e importante&#8217;<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Siamo abituati &#8211; ha detto Luciano Ragni, delegato Centro studi Unindustria &#8211; su parametri nazionali e internazionali e questo rischia di farci perdere la realt\u00e0 del tessuto regionale. Eppure, il Lazio ha un Pil di 247 mld, ha un polo farmaceutico tra i pi\u00f9 importanti in Europa, concentra il 14% dell&#8217;industria aerospaziale, \u00e8 l&#8217;hub dell&#8217;industria cinematografia e audiovisiva. Parliamo di un tessuto imprenditoriale molto dinamico e importante per quello che pu\u00f2 potenzialmente sviluppare; \u00e8 l&#8217;insieme di un tessuto produttivo fatto di voglia di fare. Il tessuto imprenditoriale del Lazio &#8211; sottolinea &#8211; ha potenzialit\u00e0 molto pi\u00f9 grandi di quelle che vengono considerate e come Centro Studi vogliamo dare una grande spinta per farle conoscere&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\nRapporto Mediobanca, 76 le medie imprese industriali con 3,2 mld euro fatturato e 8.900 addetti<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Le medie imprese industriali rappresentano un osservatorio particolarmente significativo per comprendere le prospettive di sviluppo del Lazio, perch\u00e9 combinano radicamento territoriale, capacit\u00e0 innovativa, apertura internazionale e crescita occupazionale e costituiscono spesso il punto di passaggio tra la piccola impresa e quella di maggiore dimensione. L\u2019analisi dell\u2019area Studi Mediobanca considera medie le societ\u00e0 di capitali manifatturiere con 50-499 dipendenti e un fatturato compreso tra 19 e 415 milioni di euro, secondo un perimetro che consente di osservare l\u2019intero universo di riferimento e non un semplice campione&#8221;. A dirlo l&#8217;economista Emanuela Salerno, presentando oggi il Rapporto Area Studi Mediobanca.\u00a0<\/p>\n<p>Nel 2024 il Lazio conta 76 medie imprese industriali, pari al 2,1% del totale nazionale, che generano quasi 3,2 miliardi di euro di fatturato, occupano circa 8.900 addetti ed esportano per oltre 1,1 miliardi. Nel lungo periodo il loro sviluppo \u00e8 stato rilevante: rispetto al 1996 il numero delle imprese \u00e8 cresciuto del 33%, il fatturato del 119%, le esportazioni del 266% e l\u2019occupazione del 36,8%. Rimane tuttavia uno spazio di crescita sul fronte internazionale: l\u2019export rappresenta il 35,4% del fatturato, contro il 41,5% dell\u2019insieme delle medie imprese italiane. \u00a0<\/p>\n<p>Uno degli elementi pi\u00f9 distintivi del sistema laziale \u00e8 la specializzazione tecnologica. Il chimico-farmaceutico genera il 21,6% dei ricavi delle medie imprese regionali, contro il 12,6% nel resto d\u2019Italia. Complessivamente, le attivit\u00e0 ad alta e medio-alta tecnologia rappresentano il 44,6% del fatturato, rispetto al 30,7% nel resto del Paese. E&#8217; soprattutto l\u2019evoluzione nel tempo a risultare significativa: nel Lazio questa quota \u00e8 passata dal 28,3% del 1996 al 44,6% del 2024, mentre la componente a bassa tecnologia si \u00e8 ridotta dal 51,9% al 29,6%. Il Lazio delle medie imprese, dunque, non \u00e8 semplicemente cresciuto: ha progressivamente modificato il proprio profilo industriale verso attivit\u00e0 a maggiore intensit\u00e0 tecnologica.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>A questa specializzazione si accompagna una buona capacit\u00e0 di generare risultati economici. Nel 2024 le medie imprese del Lazio registrano un Ebit margin dell\u20198,5%, rispetto al 7,9% nel resto d\u2019Italia; anche Roi e Roe risultano superiori al benchmark nazionale. Allo stesso tempo emerge un possibile spazio di sviluppo sul fronte degli investimenti: quelli materiali rappresentano il 3,4% del fatturato, rispetto al 3,8% nel resto d\u2019Italia. La questione diventa quindi come trasformare una buona capacit\u00e0 reddituale in investimenti capaci di alimentare una nuova fase di crescita. Sul piano finanziario, le medie imprese laziali mostrano una struttura patrimoniale solida, con una patrimonializzazione sostanzialmente allineata a quella del resto d\u2019Italia. La sfida \u00e8 quindi mobilitare questa base finanziaria a sostegno degli investimenti e della crescita dimensionale.\u00a0<\/p>\n<p>La crescita, tuttavia, non \u00e8 soltanto una questione di capitale. Coinvolge anche gli aspetti legati ad organizzazione e managerializzazione. Nel Lazio il 36% delle medie imprese ha un amministratore unico, contro il 17% nel resto d\u2019Italia. Una maggiore concentrazione decisionale non implica necessariamente una governance meno efficace, ma il tema assume rilievo quando cresce la dimensione dell\u2019impresa e aumenta la complessit\u00e0 da gestire. Diventano allora cruciali la capacit\u00e0 di delega, l\u2019inserimento delle competenze necessarie e la costruzione di una struttura manageriale capace di affiancare l\u2019imprenditore nel percorso di crescita. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;In questa prospettiva &#8211; sottolinea l&#8217;economista Emanuela Salerno &#8211; anche l\u2019apertura del capitale pu\u00f2 costituire una delle leve disponibili, senza rappresentare un obiettivo in s\u00e9. L\u2019indagine 2026 sulle medie imprese italiane mostra infatti che, tra le aziende che considerano questa possibilit\u00e0, le principali motivazioni riguardano la crescita attraverso acquisizioni, il reperimento di risorse per nuovi investimenti e l\u2019accesso a competenze manageriali esterne alla famiglia. Il capitale esterno pu\u00f2 quindi significare non soltanto finanza, ma maggiore scala, nuove competenze e capacit\u00e0 organizzativa&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>E&#8217; proprio per dare concretezza a questo percorso che viene preso in esame il caso di Bsp pharmaceuticals. L\u2019azienda di Latina figura nelle ultime due edizioni pubblicate de &#8216;Le principali societ\u00e0 italiane tra le societ\u00e0 dinamiche del Quarto capitalismo&#8217;. La scelta di richiamare Bsp non risponde soltanto alla volont\u00e0 di presentare un caso aziendale di successo: nel suo percorso si ritrovano molte delle caratteristiche emerse dall\u2019analisi delle medie imprese laziali. Specializzazione nel farmaceutico ad alto contenuto di conoscenza, tecnologia e ricerca, investimenti, competenze qualificate, fortissima apertura ai mercati internazionali ed evoluzione organizzativa sono elementi che hanno accompagnato la crescita dell\u2019impresa. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Il caso Bsp &#8211; commenta l&#8217;economista Emanuela Salerno &#8211; permette cos\u00ec di passare dai dati alla dinamica concreta dell\u2019impresa e di mostrare come queste leve, quando agiscono insieme, possano produrre un salto di scala. La sua evoluzione da media a medio-grande impresa restituisce infatti il messaggio centrale dell\u2019intervento: la dimensione non \u00e8 necessariamente il punto di partenza, ma pu\u00f2 essere il risultato di un percorso. Un percorso nel quale specializzazione, tecnologia, competenze, mercati e organizzazione si rafforzano reciprocamente e si traducono in crescita dimensionale&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;E&#8217; questa &#8211; osserva &#8211; la prospettiva attraverso cui leggere il contributo delle medie imprese alla competitivit\u00e0 del Lazio: non soltanto imprese che hanno raggiunto una determinata dimensione, ma imprese che possono continuare a crescere, trasformando il potenziale produttivo e tecnologico del territorio in investimenti, occupazione qualificata, internazionalizzazione e maggiore scala. Ed \u00e8 proprio il caso Bsp a suggerire la formula che sintetizza il senso dell\u2019intervento: essere una media impresa non significa necessariamente essere &#8216;nella media&#8217;. La sfida \u00e8 creare le condizioni perch\u00e9 sempre pi\u00f9 imprese possano &#8216;uscire dalla media dell\u2019esistente'&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\nUnindustria, dopo calo post Covid in aumento export, settore Farmaceutico ruolo dominante<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Tra il 2007 e il 2021 la quota laziale sulle esportazioni nazionali \u00e8 aumentata pressoch\u00e9 costantemente, arrivando ad avvicinare il 6% dal circa 3,5% iniziale. La quota \u00e8 poi ridiscesa nel triennio post Covid, risultando nel 2023 pari al 4,5%. Il biennio 2024-25 registra un nuovo aumento della quota, risalita al di sopra del 5,5%. L\u2019aumento delle esportazioni laziali \u00e8 accompagnato da una tendenziale polarizzazione del modello di specializzazione. Un ruolo dominante \u00e8 stato in particolare rivestito al settore Farmaceutico&#8221;. A dirlo Riccardo Persio, economista del Centro Europa Ricerche, presentando oggi il &#8216;Dentro la competitivit\u00e0 del Lazio: mercati, settori, effetti di sistema&#8217;, elaborazione Centro Studi Unindustria su rapporto Cer, in occasione dell&#8217;evento &#8216;Industria e competitivit\u00e0 nel Lazio. Scenari e prospettive&#8217; organizzato da Unindustria presso Villa Blanc, sede di Luiss Business School.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;La polarizzazione del modello &#8211; spiega &#8211; \u00e8 coerente con le prescrizioni teoriche per cui l\u2019espansione sui mercati internazionali di un\u2019economia piccola (tale \u00e8 il Lazio nell\u2019arena mondiale) \u00e8 favorita dal progressivo approfondimento della specializzazione nei soli comparti di vantaggio comparato, piuttosto che dalla diversificazione settoriale. Anche se ci\u00f2 espone il sistema produttivo a shock idiosincratici, ossia concentrati sui soli settori di specializzazione&#8221;. \u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Una polarizzazione &#8211; sottolinea &#8211; si osserva anche a livello provinciale. Le esportazioni del Lazio sono infatti concentrate in tre delle cinque province (Roma Frosinone e Latina). Queste ultime due province sono quelle che nel periodo esaminato presentano la dinamica maggiore, con una quota complessiva sulle esportazioni nazionali (3% circa) giunto a superare la quota di Roma (poco pi\u00f9 del 2%). L\u2018analisi di un modello di constant market shares (csm) evidenzia l\u2019efficienza dinamica del modello laziale, dal momento che l\u2019approfondimento della specializzazione settoriale ha seguito l\u2019evoluzione della domanda mondiale. In altre parole, il Lazio \u00e8 stato capace di approfondire i propri vantaggi comparati in alcuni dei settori che pi\u00f9 sono cresciuti a livello mondiale. Quest\u2019efficienza dinamica ha &#8216;protetto&#8217; il Lazio anche nella fase di flessione della sua quota di esportazioni sul totale nazionale, nel periodo 2020-23&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Nel 2007-2020 e nel 2023-25 ha agito con segno positivo anche l\u2019effetto sistema, che misura quanta parte dell\u2019aumento della quota non sia spigata dall\u2019interazione settori\/mercati. In questo periodo ha cio\u00e8 operato un effetto competitivit\u00e0 specifico del Lazio, che ha permesso di registrare aumenti addizionali dell\u2019export. Questo effetto sistema \u00e8 stato invece negativo nel 2020-23. L\u2019aumento della quota del Lazio sulle esportazioni nazionali \u00e8 un indicatore affidabile dell\u2019aumentata competitivit\u00e0 del sistema produttivo regionale.\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019analisi evidenzia come il miglioramento competitivo sia prevalentemente legato a una favorevole composizione settori\/mercati della specializzazione produttiva. E&#8217; presente anche un pi\u00f9 generale effetto di competitivit\u00e0 di sistema, che indica come la performance laziale sia migliorata pi\u00f9 di quanto sia spiegabile con l\u2019interazione settori\/mercati. Questo aumento di competitivit\u00e0 si \u00e8 fino a oggi accompagnato con una forte polarizzazione delle specializzazioni. A livello territoriale, si osservano, da una parte la tenuta competitiva di Roma, dall\u2019altra il rafforzamento delle province di Latina e Frosinone. Necessit\u00e0 di ulteriore verifica l\u2019esposizione del Lazio a un rischio di shock idiosincratico, in particolare relativo al settore farmaceutico.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;analisi parte dall&#8217;osservazione che, in generale, una regione \u00e8 competitiva laddove, a parit\u00e0 di condizioni, realizza performance migliori di altre regioni. La competitivit\u00e0 di una regione trova misura nella sua capacit\u00e0 di promuovere un avanzamento costante del proprio modello di specializzazione, attraverso l\u2019attivit\u00e0 innovativa e l\u2019apertura ai mercati internazionali. Questa seconda definizione ha una connotazione dinamica e declina il concetto di competitivit\u00e0 all\u2019interno del paradigma schumpeteriano della distruzione creatrice. Si tratta di un passaggio essenziale, perch\u00e9 d\u00e0 evidenza al fatto che una regione pu\u00f2 diventare pi\u00f9 competitivo anche attraverso processi di concentrazione settoriale e geografica delle produzioni. Un esito peraltro alla radice stessa della teoria del commercio internazionale, per cui una specializzazione sui soli settori di vantaggio comparato determina un equilibrio economicamente superiore a quello che si raggiungerebbe con una matrice produttiva estesa a tutti i settori oggetto di scambio.\u00a0<\/p>\n<p>E&#8217; dunque possibile e finanche probabile che un territorio realizzi l\u2019avanzamento del modello produttivo approfondendo le proprie specializzazioni produttive, piuttosto che diversificandole. Una distinzione che rileva ai fini della politica regionale, non potendosi dare per scontato che misure volte a promuovere l\u2019avanzamento del modello di specializzazione siano sufficienti a conservare un grado omogeneo di benessere sul territorio.\u00a0<\/p>\n<p>Date queste premesse, come variabile di performance viene considerata la variazione nel tempo della quota del Lazio sulle esortazioni nazionali. L\u2019analisi viene quindi sviluppata attraverso: l\u2019elaborazione di appositi indici di specializzazione; la costruzione di un modello di constant market shares (csm). \u00a0<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo consente di verificare se il Lazio \u00e8 sia pi\u00f9 o meno competitivo: perch\u00e9 presente su mercati che crescono pi\u00f9 della media; perch\u00e9 specializzato su produzioni la cui domanda aumenta pi\u00f9 della media; per la presenza un pi\u00f9 generale effetto di sistema, che rende il territorio pi\u00f9 competitivo anche in presenza di andamenti di mercato e di settore in linea con la media.\u00a0<\/p>\n<p>\nUnindustria, 36 mld euro export, principali settori farmaceutica, chimica e aeronautica-aerospazio<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;export 2025 della regione Lazio \u00e8 pari a 36 miliardi di euro posizionandosi al sesto posto nella classifica delle regioni italiane. I principali settori di esportazione sono farmaceutica, chimica e aeronautica-aerospazio. Il valore aggiunto per addetto delle multinazionali \u00e8 pari a 131mila euro (il pi\u00f9 elevato in Italia). Sono alcuni dei dati elaborati dal Centro Studi Unindustria su dati Istat, Eurostat e Mur, illustrati.\u00a0<\/p>\n<p>L\u20198,6% degli occupati regionali \u00e8 impiegata nelle &#8216;High-technology manufacturing industries&#8217; e negli &#8216;High-tech knowledge-intensive services&#8217; (prima regione italiana, segue la Lombardia con 6,2%; 4,7% la media nazionale).\u00a0<\/p>\n<p>Dal punto di vista dell&#8217;alta formazione e ricerca 14 atenei sugli 89 presenti sul territorio nazionale registrano 237mila iscritti nell\u2019anno accademico 2024\/25 e 46mila laureati nel 2025 (2a regione dopo la Lombardia). La spesa in R&amp;S \u00e8 pari al 2,1% del Pil regionale (terza regione regione dopo Piemonte ed Emilia-Romagna). Nel Lazio si concentra il 31% degli addetti alla ricerca delle istituzioni pubbliche (escluse le universit\u00e0) e il 44% della spesa. La composizione del tessuto imprenditoriale laziale per numero di addetti vede una quota elevata di micro imprese, 94,67% contro il 93% della media nazionale, un\u2019incidenza minore sia delle piccole che delle medie imprese, rispettivamente il 4,56% e lo 0,67% a fronte del 6,07% e 0,82% per l\u2019Italia, e una quota di grandi imprese in linea con il dato nazionale (0,10% Lazio; 0,09% Italia).\u00a0<\/p>\n<p>\nUnindustria, competitivo con farmaceutica Ict aerospazio cinema energia ceramica sanitaria e turismo<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p>Farmaceutica, aerospazio-difesa, Ict e digitale, cinema e audiovisivo, energia e green, ceramica sanitaria e turismo. Sono questi i settori produttivi che guidano l&#8217;imprenditorialit\u00e0 della regione Lazio. Emerge dalle Elaborazioni del Centro Studi Unindustria su dati Istat; Farmindustria; Lazio Innova illustrati oggi. Il Lazio ospita uno dei principali poli farmaceutici europei, con 102 unit\u00e0 locali e circa 13.000 addetti diretti, cui si aggiungono 15.000 occupati nei settori fornitori, pari complessivamente al 18% dell\u2019occupazione nazionale della filiera. Il comparto si distingue per l\u2019elevata intensit\u00e0 di ricerca e innovazione, con 1.400 addetti in R&amp;S (19% del totale nazionale) e 374 milioni di euro di investimenti in R&amp;S (15%). \u00a0<\/p>\n<p>La dimensione media delle imprese \u00e8 di 111 addetti, contro gli 87 della media italiana, mentre il valore aggiunto per addetto raggiunge i 143.000 euro, a fronte dei 64.000 euro della media regionale. E&#8217; il primo settore manifatturiero del Lazio per esportazioni, con 18 miliardi di euro nel 2025, pari al 26% dell\u2019export farmaceutico nazionale e al 50% delle esportazioni complessive regionali. La filiera \u00e8 caratterizzata da una forte presenza di multinazionali e imprese contoterziste, specializzate nella sintesi chimica, la produzione biologica e l\u2019infialamento sterile.\u00a0<\/p>\n<p>Il Lazio rappresenta uno dei principali poli aerospaziali italiani ed europei, con competenze industriali e tecnologiche di eccellenza anche nei settori della difesa e della sicurezza. La filiera conta circa 300 imprese core, oltre 23.000 addetti e un fatturato annuo di circa 5 mld di euro. La regione concentra oltre il 35% dell\u2019industria aerospaziale nazionale, grazie a un sistema produttivo che integra grandi gruppi industriali, pmi specializzate e centri di ricerca. I principali poli si sviluppano lungo la Tiburtina, a Pomezia e a Colleferro, con attivit\u00e0 che spaziano dalla produzione di satelliti, sistemi elettronici e tecnologie per l\u2019osservazione della Terra alla propulsione e ai lanciatori spaziali. La crescente integrazione tra aerospazio, difesa e sicurezza offre importanti opportunit\u00e0 di sviluppo industriale in tutti i territori della regione.\u00a0<\/p>\n<p>Il Lazio \u00e8 la seconda regione italiana dopo la Lombardia per rilevanza del settore ICT, con 16.500 imprese nel 2025 (12% del totale nazionale), oltre 100.000 addetti (16%) e 1.400 startup e pmi innovative Ict (13%). Roma concentra l\u201984% delle imprese ICT regionali e si colloca al 2\u00b0 posto in Italia dopo Milano (con rispettivamente il 10% e il 12% del totale nazionale); interessanti segnali di sviluppo provengono inoltre dai territori extra Roma. Negli ultimi anni il mercato digitale laziale ha registrato una crescita superiore alla media nazionale, raggiungendo 15 miliardi di di euro nel 2025, pari al 18% del mercato italiano. \u00a0<\/p>\n<p>L\u2019espansione \u00e8 sostenuta dagli investimenti in tecnologie avanzate, soprattutto software e soluzioni Ict, servizi Ict e contenuti digitali, e dall\u2019accelerazione dei processi di digitalizzazione della Pa. Un ulteriore punto di forza \u00e8 rappresentato dalla cybersicurezza, ambito nel quale il Lazio esprime una leadership nazionale grazie alla concentrazione di imprese specializzate, competenze, investimenti e principali istituzioni di riferimento.\u00a0<\/p>\n<p>Il cinema e l\u2019audiovisivo costituiscono una delle filiere a pi\u00f9 elevato contenuto creativo, tecnologico e professionale dell\u2019economia laziale, con Roma hub nazionale del cinema. Il sistema produttivo comprende 2.900 imprese core e 1.800 imprese dell\u2019indotto (15 Ateco coinvolti), con 16.200 addetti distribuiti tra circa 115 diverse professionalit\u00e0. La filiera genera complessivamente 8,6 mld di euro di ricavi e 3,6 mld di valore aggiunto (l\u20191,8% e il 3,3% dell\u2019economia regionale). La netta prevalenza di giovani under 35 nelle professioni tecniche conferisce al comparto un ruolo strategico per l\u2019occupazione giovanile e lo sviluppo delle nuove professionalit\u00e0 legate all\u2019innovazione digitale.\u00a0<\/p>\n<p>Il Lazio rappresenta il principale polo direzionale e centro occupazionale dell\u2019industria energetica italiana, grazie alla presenza delle sedi centrali di grandi operatori nazionali quali Enel, Eni, Terna e Acea. Il settore conta 1.200 imprese, pari al 7% del totale nazionale, e circa 12.000 addetti (14%). La concentrazione nell\u2019area romana delle funzioni strategiche, gestionali e tecniche dei principali gruppi conferisce alla regione un ruolo centrale nel sistema nazionale, con ricadute in termini di occupazione qualificata, innovazione e sviluppo di tecnologie per la transizione energetica. Significativa anche la diffusione degli investimenti sostenibili: 51.000 imprese laziali hanno investito in prodotti e tecnologie green tra il 2019 e il 2024, collocando la regione al terzo posto in Italia, dopo Lombardia e Veneto.\u00a0<\/p>\n<p>Il Lazio ospita il distretto di Civita Castellana, il pi\u00f9 importante polo produttivo italiano della ceramica sanitaria, che conta 34 stabilimenti e circa 2.000 addetti. Il distretto si distingue per la presenza di alcuni dei brand pi\u00f9 prestigiosi a livello mondiale e rappresenta un punto di riferimento internazionale per la qualit\u00e0, l\u2019innovazione e il design del settore. \u00a0<\/p>\n<p>Roma \u00e8 la principale destinazione turistica italiana, con 56 milioni di presenze nel 2025 (davanti a Venezia, 2a con 39 milioni) e il pi\u00f9 ampio patrimonio culturale: 195 beni e siti archeologici, 423 beni architettonici storici e 8 basiliche. Alla forza attrattiva del patrimonio culturale si accompagna una significativa crescita dell&#8217;offerta ricettiva di fascia alta: negli ultimi cinque anni si sono registrate 176 nuove aperture di hotel a quattro e cinque stelle, un risultato che colloca Roma al secondo posto in Europa dopo Londra.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>lavoro\/dati<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Promuovere politiche di filiera e di investimento. Questa la sintesi della tavola rotonda svoltasi in occasione del convegno &#8216;Industria e competitivit\u00e0 nel Lazio. 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