Inizio subito: il regista è molto “interessante”, il suo film molto meno. Traggo spunto dal film per parlare di lui e di un Paese cinematograficamente silente come la Lituania, di cui sappiamo poco.
Trama: Dopo che la sua attrice protagonista uccide la madre, un giovane regista ricco e il suo affascinante, ma sempre più riluttante, fidanzato cercano di aiutarla a fuggire dalla Lituania. Lungo la strada, il regista inizia a girare un film d’arte sperimentale e improvvisato sul loro straziante viaggio… finché la vita non si rivela ancora più selvaggia della finzione. Un thriller on the road.
Le mie impressioni: Non so bene cosa pensare di questo film. È un mix piuttosto insoddisfacente di romanzo di formazione, road movie e thriller psicologico. Il protagonista, Romas, è un giovane regista gay già affermato. La sua migliore amica, Indre, lo implora di aiutarla dopo aver ucciso sua madre (accidentalmente o deliberatamente: questo non è chiaro) e i due, insieme al fidanzato messicano di Romas, intraprendono un frenetico viaggio in auto attraverso le campagne della Lituania per sfuggire al suo arresto.
Quello che segue è un susseguirsi di chiacchiere, litigi, baci, nuovi litigi, scontri, rivelazioni di segreti e sospetti reciproci. Romas diventa sempre più frustrato e geloso (credo) e alla fine ricorre a qualche azione radicale (di nuovo, non è chiaro cosa, nonostante alcune vaghe allusioni nel finale).
L’atmosfera è cupa e deprimente, nessuno dei personaggi è davvero empatico e la recitazione risulta insipida e poco convincente. Sono sicuro che il regista fosse animato da buone intenzioni e che la realizzazione di questo film autobiografico possa averlo aiutato ad affrontare questioni personali; tuttavia, per me, da semplice spettatore distaccato, tutto ciò non ha molto senso. Ciò che mi rimane, tuttavia, è un film poco coinvolgente, pretenzioso e incomprensibile.

Zabarauskas è una figura culturale prolifica in Lituania. Dichiaratamente gay, ha prodotto due film dal 2011: il suo esordio Porno Melodrama e, nel 2013, We Will Riot. Il regista non si risparmia nel parlare di You Can’t Escape Lithuania e ammette apertamente che si basa su esperienze semi-personali.
Nel 2012 ha avviato il progetto “LGBT Vilnius”, un’iniziativa che ha coinvolto la comunità LGBT della capitale lituana, invitando ristoranti e bar a esporre un adesivo “LGBT Friendly” nelle loro vetrine: circa 30 hanno aderito. Nel 2013 l’organizzazione ha pubblicato la sua prima mappa LGBT Friendly, aggiornata nuovamente l’anno scorso con il supporto dell’organizzazione “Tolerant Youth”.
Zabarauskas rivela inoltre di aver, con una certa intraprendenza, fatto ricorso al crowdfunding (un processo di finanziamento collettivo “dal basso”, in cui molte persone contribuiscono con piccole somme per sostenere un progetto tramite piattaforme online). Ha anche raccontato di aver promesso di inviare una “foto artistica di nudo” a chiunque avesse donato più di 50 dollari al progetto.

