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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
TeatroTeatro Bellini

Al Piccolo Bellini “Il cunto del viaggio dei due nobili gentiluomini”

Oriana Capuano
Oriana Capuano 8 anni fa
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6 Min Lettura
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Con questo spettacolo Nicola Laieta e i ragazzi di Maestri di Strada vogliono parlare di chi viaggia, di chi vuole o di chi è costretto a partire dalla propria casa in cerca di se stesso o per salvarsi la vita. C’è un legame tra il viaggio di chi migra dal proprio paese per cercare la sopravvivenza e quel viaggio che chiamiamo crescita, che ogni giovane deve affrontare per diventare se stesso. 

Così cita la descrizione del “Cunto del viaggio dei due nobili gentiluomini” dal sito dell’associazione “Trerrote”, che da pochi anni si occupa con competenza dei problemi annosi del territorio come il recupero sociale dei giovani e altre problematiche che circondano i giovani d’oggi del territorio napoletano, ma anche extra campano, per cui stanno dando il loro contributo e presenza. Il laboratorio territoriale delle arti giunge con la sua quinta edizione di spettacoli teatrali dove impiega i giovani del territorio con il sostegno e l’integrazione e quindi anche formazione di giovani figure di educatori, volti al concetto “crescere facendo crescere ciò che si ha attorno”, e per raccogliere fondi a nutrire l’associazione . Il connubio delle associazioni “Trerrote” e “Maestri di strada”con il sostegno del Centro Giovanile Asterix di San Giovanni a Teduccio e dell’Asilo, presentano al teatro Piccolo Bellini in data 31 gennaio e 1 febbraio alle 21.15 uno spettacolo liberamente tratto da Shakspeare e Terenzio, con riadattamenti moderni e un cast tutto al giovanile: i giovani di Trerrote!

 

 Al Piccolo Bellini, senza apertura sipario, a scena nuda, con quinte troppe esposte con dietro una eccitata organizzazione; una scenografia essenziale ma geniale, con le sue pareti di pochi metri su base rotante che ruotavano e si aprivano come un libro pop-up a segnare il cambio di scena, il giovane gruppo della “Trerrote” mette in scena una commedia leggera, con la formula più conosciuta del gioco degli equivoci, con battute semplici ma funzionali e una recitazione così genuina e fresca da essere piacevole da assaporare.

Con un introduzione da teatro contemporaneo e sperimentale, tutto il gruppo di attori nel buio del proscenio si illuminano a luci colorate a led i visi come fossero maschere arrabbiate e accusatorie. E qui si snocciola subito il fulcro della storia: Adolescenti arrabbiati che sputano le colpe dei loro malcontenti ai genitori! Come una barriera di onde in mareggiata, si susseguono violente accuse fino a sentire cose anche assurde “perchè mi hai fatto”, e credo che nessuno in platea non si sia rivisto almeno in parte nelle accuse mosse, a dimostrazione che tutti noi facciamo parte di quel medesimo sistema errante di genitori e figli. Le luci si accendono è lo spettacolo comincia.

Bravissimi diversi attori che hanno saputo ben tenere il brio a questo spettacolo che di tanto in tanto aveva cadute libere nel vuoto, ma la passione di ognuno di loro ha saputo ben colmare quei cali di una recitazione ancora acerba ma dotata e vivida come il loro impegno.

Una storia alquanto semplice, fatta di amori non corrisposti e invidie, mista a gag simpatiche e lotte a corpo, ma ciò che più importa, è il tema dominante di tutto lo spettacolo:  il rapporto genitore-figlio. Un tema scottante che nei tempi ha sempre generato gli stessi problemi e malcontenti. I turbamenti adolescenziali uniti alle educazioni dei genitori, a volte così estreme, formano spesso giovani incoerenti e lavativi, votati al sollazzo e senza scopi futuri, oppure il contrario, con una educazione a pugno di ferro, può generare persone smidollate e deboli; come i due protagonisti come Eschilo e Ctesifone, che si battono tra le loro diversità, la donna contesa, e il bene ritrovato.

Lo spettacolo scorre così, leggero come una piroga sul mare, con momenti divertenti e un applauso a scena aperta, e a volte sembrava addirittura che proprio sul palco ci fossero state piccole intese ilari tra i commedianti, nota positiva di un gruppo saldo e unito tra loro, accorpato nel progetto comune di rafforzare l’associazione “Trerrote”.

Un finale a taralluccio e vino risolverà l’intreccio, e gran finale, dei giovani repper si lanciano sul palco rimando tra le strofe di canzoni antiche napoletane. Bravi tutti, alcuni hanno stoffa da vendere, con una spontaneità di interpretazione che fa ben intravedere un futuro anche nel cinema.

Che dire, uno spettacolo che merita di essere visto e sopratutto di essere sostenuto, a riprova che siamo una comunità di cuore e di coscienza. E come cita un personaggio a chiusura di spettacolo “Ognuno e artefice del suo destino”, e quindi, a quale destino vogliamo lasciare l’associazione Trerrote se non andiamo a sostenere lo spettacolo?

 

 

 

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Oriana Capuano Feb 1, 2018
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Pubblicato da Oriana Capuano
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