sabato , 25 novembre 2017

Alighiero Noschese e la memoria da non sporcare

È notizia di pochi giorni fa quella del vile atto vandalico perpetrato ai danni del murales rappresentante Massimo Troisi e Alighiero Noschese nella stazione della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano. L’opera raffigurante i due figli illustri della città dell’area metropolitana di Napoli – peraltro inaugurata solo poche settimane fa – è stata, infatti, sfregiata da una banda di balordi. Si è trattato dell’ennesimo grave episodio di barbara inciviltà che infesta le nostre strade, e a questa spiacevole e preoccupante deriva non si può non provare a rispondere contrapponendo, ancora e sempre, la forza della cultura. Per tale ragione, oggi vogliamo cogliere l’occasione per parlare di uno degli uomini della nostra Campania e dell’Italia tutta di cui andare fieri, ovvero proprio Alighiero Noschese. Mentre, chiaramente, tutti conosciamo Troisi e i suoi film, l’altro sangiorgese, purtroppo, soprattutto per le nuove generazioni, rischia di finire sempre di più nell’oblio. Ed allora è proprio il caso di ricordarlo.

Dunque, Alighiero Noschese, nato a Napoli, nel quartiere Vomero, ma cresciuto, per l’appunto, a San Giorgio a Cremano, è stato il più grande imitatore e showman, nonché attore, della storia della televisione italiana. È stato il pioniere di un nuovo linguaggio televisivo e della satira politica nel piccolo schermo, la quale, prima di lui, stentava a prendere piede. Quelli, infatti, erano anni politicamente e socialmente molto tesi, erano i cosiddetti “Anni di piombo”, e la censura veniva praticata su larga scala. Ciononostante, egli riuscì ugualmente a far conoscere la sua arte, la sua ironia, e la sua genialità nelle imitazioni, raccogliendo consensi larghissimi e apprezzamenti diffusi. A giovargli, in tal senso, fu anche la sua conoscenza diretta con il Presidente Leone, che era stato suo professore di diritto all’Università Federico II di Napoli e che lo invogliò a continuare imperterrito nelle sue divertenti, esilaranti e geniali performances, percorrendo la strada dei suoi sogni.
Ebbene, Noschese, nelle sue parodie, ha vestito i panni di praticamente tutti i principali personaggi del mondo dello spettacolo del periodo, ma, in aggiunta, come si diceva, per la prima volta nella storia della tv, egli ha impersonato, senza alcun timore, pure tutti i principali politici del tempo, offrendo, dietro alla comicità, sempre validi spunti critici. Mike Bongiorno, Alberto Sordi, Gianni Morandi, Sergio Endrigo, Giulio Andreotti, Marco Pannella, Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Emma Bonino, Fanfani, Cossiga, questi sono solo alcuni dei nomi che il comico napoletano ha cucito su di sé con una maestria unica. Le sue erano imitazioni perfette, frutto di uno studio attento ed approfondito non solo dei movimenti, delle espressioni e delle voci dei suoi bersagli, ma anche dei loro profili psicologici e caratteriali. Non a caso, il grande regista Federico Fellini lo definì “ladro di anime”, alludendo proprio alla sua incredibile capacità di impossessarsi di diverse personalità, sia maschili che femminili. Quello di Alighiero era un talento, per così dire, camaleontico, un estro equiparabile a una sorta di gomma abile ad adattarsi e a modellarsi a seconda delle caratteristiche e delle peculiarità del personaggio da incarnare. Basti pensare che era così bravo che lo stesso Andreotti, in un’intervista, raccontò che sua madre lo chiamò per rimproverarlo per aver cantato e aver detto sciocchezze in tv, scambiando, evidentemente, l’imitatore per l’imitato.

In quegli anni, l’attenzione intorno allo showman cresceva a dismisura, tanto che essere oggetto di imitazione da parte sua era sinonimo di prestigio, oltre che una prova del successo. Tuttavia, dopo l’iniziale ondata di celebrità, Noschese dovette affrontare un grave periodo di crisi, dovuto sia alla separazione dalla moglie, sia all’allontanamento inspiegabile dalla Rai. Ritentò la via del successo con un programma in coppia con Raffaella Carrà, ma i suoi interventi satirici dovettero essere annullati perché, in quei giorni, si ebbe la tragica uccisione di Moro; episodio che, chiaramente, mal si sarebbe conciliato con le ilari imitazioni. Il comico campano cadde, allora, in depressione e si fece ricoverare presso Villa Stuart a Roma, e fu proprio in quella clinica che si suicidò, con una pistola, il 3 dicembre 1979, all’età di quarantasette anni.

La sua morte, a dire il vero, generò molti dubbi e sospetti, difatti, in tanti si chiesero come mai Noschese fosse in possesso di un’arma nonostante fosse ricoverato per depressione, e come mai non fosse monitorato. Nello stesso periodo e nella stessa clinica, per giunta, era ricoverato anche Andreotti e quindi, con buona probabilità, le forze dell’ordine avrebbero dovuto ispezionare ogni area e settore della struttura.
Proprio per via dei misteri legati alla sua morte, allora, ci si concentrò sul passato dell’attore, il quale, all’infuori delle luci dello show, aveva preso parte anche alla massoneria, prima nell’ordine di Piazza Del Gesù poi in quello del Grande Oriente. E, in un secondo momento, il suo nome fu trovato persino nella lista dei membri della P2 di Licio Gelli.
Secondo una fonte anonima, apparsa su L’Espresso, egli veniva usato, per via delle sue capacità imitatorie, per depistare le indagini negli anni degli attentati, e a ciò sarebbe stata da ricollegare la sua fine. Tuttavia, queste sono solo supposizioni e, va da sé, che l’ipotesi più accredita rimane quella del suicidio conseguente alla presa di conoscenza di essere affetto da un male inguaribile.

Ma, al di là di ogni valutazione legata alla sua morte, ciò su cui bisogna innanzitutto soffermarsi è il suo talento e il suo enorme contributo dato allo spettacolo. Egli ha gettato le basi e le fondamenta di tutto ciò che sono il varietà, i format satirici e l’intrattenimento televisivo di oggi. È di facile constatazione, infatti, il come anche il più grande comico dei nostri giorni, Maurizio Crozza, lo abbia studiato ed abbia attinto da lui i segreti del mestiere.

Alighiero Noschese è stato un grande e noi non possiamo dimenticarlo, non possiamo permettere che venga sporcata, con una bomboletta spray, la sua memoria.

 

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Biografia Angelo Potenza

Angelo Potenza

Nato a Potenza nel 1993. Dopo aver conseguito la maturità classica nella si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza della Università Federico II di Napoli, dove attualmente vive.”La Storia, la scrittura e il mondo dell’informazione sono le mie passioni più grandi. E poi, naturalmente, c’è Napoli, insieme a tutta la nostra terra, a far da sfondo non solo agli occhi ma ad ogni pensiero.”

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