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Reading: Days Gone (un mese dopo) [RECENSIONE – PLAYSTATION 4]
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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
NerdangoloVideogiochi

Days Gone (un mese dopo) [RECENSIONE – PLAYSTATION 4]

Danilo Battista
Danilo Battista 7 anni fa
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9 Min Lettura
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Storia di un periodo “ludicamente buio”

Piccola premessa: la mia impressione è quella che Days Gone non è stato “capito”,questo perchè il mondo videoludico è cambiato molto in questi ultimi anni, probabilmente in peggio. Come recita il famoso proverbio “Non tutti i mali vengono per nuocere”, avendo ricevuto una review copy da Sony in ritardo , abbiamo avuto il tempo di giocarlo a fondo, e fare anche diverse considerazioni sul mondo videoludico attuale. Perchè  Days Gone è stato considerato un gioco come altri e non il capolavoro che è? La colpa non è solo di un mercato bulimico che vomita continuamente titoli troppo spesso di dubbia qualità  che devono essere patchati per mesi prima di essere pienamente giocabili, ma la colpa è anche di siti, streamer, youtuber, influencer e umanità varia che hanno frettolosamente recensito il gioco giocandolo probabilmente una manciata di ore. Ci sono videogiochi come questo, Nier: Automata e tanti altri che devono essere giocati, rigiocati, approfonditi, goduti, a cui bisogna dedicare tempo, tempo che  ormai sembra mancare ai più. Il nostro amico Matteo Turchi, retrogamer e collezionista, ha pubblicato un’interessante video sull’ultimo gioco di Bend Studio, rimarcando il concetto di come le recensioni che girano sulla rete siano state fatte spesso in modo frettoloso, di come la mancanza “del cartaceo” si faccia sentire in casi come questo in cui un titolo debba essere recensito con cura e senza fretta e sopratutto sfatando alcuni “miti” che girano sulla rete, molti dei quali assolutamente infondati.

Il single player….questo sconosciuto

Sembra non esserci più spazio per chi vuole  focalizzare la propria esperienza ludica sul  single player. Siamo in un momento storico dove spopola il gioco online e sopratutto i free to play: titoli a basso budget che sono diventati, non solo i titoli più giocati, ma anche i più remunerativi per i vari publisher che ormai si sono buttati a capofitto fiutando l’affare: meno investimenti e più guadagni. Alcuni Free To Play sono  il “bersaglio perfetto” per la  stampa “generalista”. Non c’è giorno in cui non si parli di episodi di violenza legati al gioco online, della dipendenza dall’acquisto di lootbox da parte si ragazzini che prosciugano le carte di credito e i conti in banca dei genitori “shoppando” su Fortnite , di matrimoni finiti per colpa di Apex Legend o di qualsiasi catastrofe planetaria la cui colpa alla fine ricade sempre sui videogiochi. . Mentre i il web pullula di storie, aneddoti, e news acchiappaclick coloro che vogliono semplicemente “staccare la spina” e passare qualche ora di sano divertimento “vivendo” una storia immersiva, coinvolgente e spettacolare sono diventati una minoranza, e capolavori come Days Gone  sono passati quasi inosservati.

Fortunatamente Sony è uno di quei publisher che crede fermamente nel valore delle produzioni single player. Grazie ad esclusive come God of War e Marvel’s Spider-Man,il colosso giapponese ha dimostrato come questo genere di giochi sia ancora estremamente apprezzato e soprattutto remunerativo.

Da Eidetic a Bend Studio il passo è breve

Days Gone è stato programmato da Bend Studio, software house sussidiaria Sony nata nel 1993 con il nome di Eidetic le cui fortune sono legate  ai (tanti) episodi di Syphon Filter, il gioco che per anni è stato considerato, erroneamente, l’antagonista di Metal Gear Solid. Lo studio americano salì alla ribalta anche per Resistance: Retribution, capitolo per PSP della  saga creata da Insomniac Games e l’eccellente Uncharted: L’abisso d’oro realizzato in collaborazione con Naughty Dog, capitolo esclusivo per l’ormai defunta ( in occidente) Playstation Vita.

Lo sviluppo del gioco è iniziato a gennaio 2015, partendo da una versione modificata dell’ Unreal Engine 4 di Epic Games….si, quelli di Fortnite. Davvero singolare di come una software house talentuosa come Epic Games creatrice di capolavori come la saga d Gears Of War, nonchè sviluppatrice dell’engine grafico ( e successive versioni e revisioni naturalmente n.d.r.) tra i più potenti e versatili degli ultimi 20 anni abba fatto le proprie fortune con un prodotto come Fortnite.

Uno sviluppo ed una storia complesse

Il gioco è stato annunciato ufficialmente il 13 giugno 2016, durante la conferenza di Sony all’Electronic Entertainment Expo. All‘E3 di Los Angeles del  2017 è stato presentato un lungo filmato di gameplay. Il gioco ha subito colpito per la sua notevole grafica, con una mole di zombie mai vista in un videogioco. Negli anni qualcuno ha pensato che fosse diventato vaporware, ma Sony ne annuncia l’uscita per il 22 febbraio 2019. L’uscita slitta poi al 26 aprile , e  oggi un mese dopo la pubblicazione, dopo diverse patch (attualmente siamo alla versione 1.09) che hanno sistemato la maggior parte dei problemi tecnici  del gioco ci troviamo innanzi ad un titolo di rara bellezza.

Il protagonista del gioco è Deacon St. John, motociclista e cacciatore di taglie che si trova a sopravvivere insieme al fraterno amico Bozeer non tanto ai “furiosi” ma alla società che si è venuta a creare dopo la pandemia e successivo “collasso” del mondo civilizzato. Days Gone, mescola le atmosfere di The Walking Dead con i personaggi di Sons of Anarchy. Come detto dal nostro amico Matteo nel suo video le meccaniche e le atmosfere de gioco ricordano molto alcuni titoli tra cui non si può non citare The Last Of Us, Dead Island e Dying Light.

Pandemia!

Days Gone inizia con lo scoppio di una terrificante pandemia che trasforma gli esseri umani in orde rabbiose. I “furiosi” sono abbastanza diversi dallo zombie stereotipato dell’universo ludico e cinematografico che abbiamo conosciuto fino ad oggi: sono veloci e si muovono in orde molto numerose, chi ha giocato a quel capolavoro che risponde al nome di Left 4 Dead, oppure ha visto lo spettacolare World War Z  sa già di cosa stia parlando. Paradossalmente il problema maggiore non sono i furiosi, ma i sopravvissuti. Nell’impervio e devastato Oregon rappresentato nel gioco i sopravvissuti divisi  in sparute fazioni (a volte vere e proprie sette n.d.r.), altri individui hanno deciso di affrontare la catastrofe da soli. Questi sono i  “randagi”, sicuramente i nemici più pericolosi del gioco. Più delle orde di furiosi che sono uno de tratti distintivi della produzione di Bend Studio. Enormi, spaventose e aggressive, incontrarne una all’inizio, prima di essersi potenziati e craftato oggetti e acquisito abilità,  sarà un bel problema. Col progredire della storia, invece, impareremo a conoscerle e combatterle. Le orde sono tra i più spettacolari e adrenalinici di tutto il gioco.

La struttura di Days Gone è quella di un tipico  open world: ci sono le missioni principali, che progressivamente ci portano a scoprire nuove zone della mappa e  le fazioni presenti sul territorio, e le missioni secondarie, che aiutano a recuperare risorse, approfondire la storia, liberare alcune zone infestate, trovare equipaggiamento e migliorare i rapporti con le varie fazioni.

“L’Incubo”, ovvero la zona dell’Oregon nella quale è ambientata la storia, è una regione vasta e impervia, piena di insediamenti urbani abbandonati e qualche sparuto campo di sopravvissuti. È una zona prevalentemente selvaggia, vasta con un clima mutevole. Il gioco è particolarmente lungo con una trama interessanti senza particolari “sussulti narrativi”.

PRO 

+ Grafica Maestosa

+ Ambientazione e Illuminazione spettacolare

+ Bikers e Zombie sono un’accoppiata perfetta!

CONTRO

– IA approssimativa

– framerate “ballerino” e glitches*

– Più uomini che infetti

* (problemi che stanno sistemando tramite il rilascio di patches)

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Danilo Battista Mag 29, 2019
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Pubblicato da Danilo Battista
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Appassionato sin da piccolo della cultura giapponese, è stato rapito tanti anni fa da Goldrake e portato su Vega. Tornato sulla Terra la sua viscerale passione per l'universo nipponico l'ha portato nel corso degli anni a conoscere ed amare ogni sfumatura della cultura del Sol Levante. Su Senzalinea ha cominciato a scrivere di tecnologia e di cosplay. Da diverso tempo gestisce la sezione "Nerdangolo" ma ha promesso che un giorno, neanche tanto lontano, tornerà su Vega...
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