It: Welcome to Derry si è appena conclusa. La serie, ideata da Jason Fuchs e Brad Caleb Kane e prequel dei film It (2017) e It – Capitolo due (2019), tratta dal romanzo It del 1986 di Stephen King prodotta dalla HBO e quindi distribuita in Italia da Sky Serie, si è appena conclusa e le recensioni sono generalmente buone, se si considerano le riserve che i primi due film dedicati all’inquietante pagliaccio hanno scatenato. Ma andiamo con ordine e più precisamente dalle origini.
It, di Stephen King
It è probabilmente il romanzo più famoso in assoluto partorito dalla mente del Maestro dell Orrore. In esso c’è di tutto. E’ un romanzo di formazione, è un horror, a tratti persino un romanzo psicologico che vede la situazione da ogni singolo punto di vista, dal bambino più sfortunato che abbocca alle promesse del pagliaccio, profumate di pop corn e mele caramellate per poi finire divorati dal mostro e veder “galleggiare” quel che resta. Il romanzo è probabilmente il più lungo che King abbia scritto, poiché esplora le avventure di sette ragazzi nel passato e nel presente e l’autore non ha lesinato su dettagli e storie di ogni singolo personaggio, principale e secondario che abbia affrontato la terribile creatura distruttrice di mondi e di bambini proveniente (allarme spoiler!) dallo spazio. Tutto questo senza contare innumerevoli riferimenti ai suoi libri di precedente pubblicazione. E’ come se l’universo King fosse tutto collegato in una fitta rete dove ogni personaggio è legato a quelli di altri romanzi.
Trasposizioni di It
La prima trasposizione televisiva fu una miniserie in due puntate del 1990 che ottenne un enorme successo. In gran parte il merito fu attribuito alla superba interpretazione di Tim Curry, star del Rocky Horror Picture Show e altri film di successo. Il cast era composto dal fior fiore degli attori più famosi degli anni 90 (come John Ritter di Tre cuori in affitto, morto prematuramente per un arresto cardiaco a 55 anni e Harry Anderson, star della sit come Giudice di Notte, di recente rilanciata in America con la stella di The Big Bang Theory Melissa Rauch nei panni della figlia del giudice Harry Stone. Data la lunghezza del romanzo – siamo oltre le 1000 pagine – realizzare un film sarebbe stato incredibilmente lungo, tuttavia neanche dividerlo in due parti ha reso l’idea di molti dettagli che, come nella migliore tradizione delle trasposizioni da libri a film, si sono persi. Eppure, It del 1990 è diventato con gli anni un piccolo cult anche grazie alle indimenticabili interpretazioni degli attori, allora appena dodicenni, che hanno interpretato i membri del Club dei Perdenti, tra cui menzioniamo Jonathan Brandis, promessa del cinema degli anni 80 e 90 ma finito nel dimenticatoio piuttosto presto e per questo morto depresso e suicida.
I film di Andy Muschietti
Nel 2014 la New Line Cinema annunciò l’inizio dei lavori per la trasposizione cinematografica del romanzo di Stephen King. Il produttore Seth Grahame-Smith disse che l’opera sarebbe stata suddivisa in due film, apportando la prima significativa differenza con il romanzo. Nella diffusione della cultura pop degli anni 80 che dal 2010 ha avuto un grande revival, il produttore ambientò la sua versione tra il 1988 e l’epoca contemporanea in un lasso di tempo che, come gli appassionati sanno, dura 27 anni, periodo in cui il mostro si riposa prima di tornare a nutrirsi. Cary Fukunaga era inizialmente previsto anche come regista, ma a causa di contrasti creativi con la produzione decise di lasciare il progetto dopo aver completato la sceneggiatura. Successivamente, la New Line contattò Andrés “Andy” Muschietti. I film spaccarono l’opinione pubblica non i due ma in moltissimi pezzi. Tra i nostalgici della prima trasposizione, gli amanti del libro e i sostenitori della genuinità delle descrizioni, i film di Muschietti riscossero un certo successo ma anche tante critiche.
It: Welcome to Derry
La serie It: Welcome to Derry affonda le radici ben oltre la storia dei perdenti, anni e anni addietro, come del resto fa il romanzo, regalandoci una serie di spunti di riflessione, dolci ricordi, luoghi cari nonostante la spaventosità del posto e personaggi cari al cuore di chi ha amato i romanzi del “Re”. Forse il più importante di tutti, colui che nessuno potrà dimenticare è il cuoco dell’Overlook Hotel. Nel romanzo si fa accenno a lui che salvò molte vite nell’incendio al black spot, proprio a Derry, grazie ai suoi poteri paranormali, conosciuti a lui e ai lettori come la luccicanza. Dick Halloran ha un enorme spazio nell’universo narrativo della serie Welcome to Derry e aiuta a chiarire l’origine di alcuni dei personaggi che i veterani conoscono bene, anche se qui ancora devono nascere.

Passato, presente e futuro
Tra i collegamenti che uniscono le linee temporali della storia – anche se qui non si parla di multiverso, un argomento onnipresente in molte produzioni – ci sono le origini di alcuni dei ragazzini che conosciamo come la banda dei perdenti. Conosceremo gli Uris (parenti di Stan, diligente boyscout) del terribile bullo Henry Bowers che terrorizza gli eroi della storia con i suoi atti crudeli, al punto di diventare un pupillo di It. Conosciamo gli Hanlon, la famiglia di Mike che come sappiamo diventa il custode delle memorie di Derry per ventisette anni, fino al ritorno del mostro. Conosciamo i dolcissimi Marge e Rich, il cui giovanissimo e purissimo amore adolescenziale sarà la ragione del nome dato a Richie Tozier.
Storie e leggende nei boschi di Derry.
Nella serie It Welcome to Derry niente è lasciato al caso, ogni dettaglio è stato discusso con lo stesso autore del romanzo. Gli stessi showrunner, infatti, hanno consultato King durante la realizzazione della serie, chiedendosi più volte: “Stephen King approverebbe questa scelta?” e usando il confronto con lui come guida narrativa. Anche se non ha scritto direttamente gli episodi, la sua visione è servita come “rete di sicurezza” creativa per aiutare il team a mantenere coerenza con l’universo del libro. Il risultato è un prodotto che resta in linea con il romanzo, forse più delle due trasposizioni precedenti, esaltando ancora una volta la passione per l’autore verso le storie e le leggende sui nativi americani. Loro era il terreno su cui fu costruito l’Overlook Hotel, loro la foresta dove il Wendigo riportava in vita gli animali e qualche volta gli umani con conseguenze disastrose. Loro sono i veri custodi di Derry da millenni, sin da quando una strana creatura, avvolta in uno strano bozzolo, precipitò sulla terra, dando origine alla maledizione della cittadina.
Le origini di Pennywise
Parte della riuscita della serie è anche la storia di come It abbia iniziato a presentarsi sotto le sembianze di un clown. Dopo anni e anni di terrore, nei confronti dei coloratissimi intrattenitori del circo, possiamo finalmente dire che in realtà Bob Gray non era altro che un saltimbanco, provato dalla vita e dolce con la sua bambina Ingrid – la cui identità verrà svelata nel corso della serie – che avvia all’attività di clown. It lo osserva e capisce che il clown, i suoi colori e i suoi versi buffi, attirano l’attenzione dei bambini, il suo cibo preferito. Sotto le sembianze di un bambino, It prende per mano Bob Gray e lo conduce laddove potrà ucciderlo e prenderne le sembianze che terrorizzeranno Derry negli anni a venire. Gli effetti speciali sono eccezionali, se si considera che non si vede Bill Skarsgard che dal quinto episodio e le muisiche sono memorabili, tra la classica musica dell’epoca al jazz suonato al punto nero (dove Rich suona un memorabile assolo di batteria) alle musiche già presento nella colonna sonora dei due film di Muschietti.
La serie, curata da Andy e Barbara Muschietti, molto probabilmente vedrà altre stagioni ed è disponibile su Sky.
Fonte immagini, locandine ufficiali

