Jane Elisa Thurgood-Dove torna a casa in Muriel Street, nel sobborgo di Niddrie, dopo essere andata a prendere i suoi tre figli piccoli. Hanno tre, cinque e dieci anni. Hanno le tasche piene di piccole cose da bambini, la mente leggera, la vita che scorre tranquilla. Certe storie sembrano scritte da una mano oscura, pensate nei dettagli più crudeli per lasciare un intero Paese con il fiato sospeso e un senso di freddo allo stomaco. Melbourne, Australia, 6 novembre 1997.
Ma nel vialetto di casa, ad attenderli, c’è un’ombra. Un uomo basso, tarchiato, con il passo deciso. Una sagoma minacciosa che sbuca all’improvviso, trasformando la quotidianità in un incubo senza via d’uscita.
Mentre Jane scende dal suo fuoristrada, l’uomo la punta. Lei istintivamente cerca di sfuggire a quella morsa, correndo intorno al veicolo, ma inciampa rovinosamente sull’asfalto. È un attimo. Sotto gli occhi terrorizzati dei bambini nascosti nell’abitacolo, l’aggressore estrae una pistola di grosso calibro.
Non c’è spazio per le parole, non c’è pietà. Esplode colpi ripetuti alla testa e al torso, uccidendola sul colpo. Poi la fuga folle: un complice più giovane e snello al volante di una Holden Commodore blu metallizzata, rubata il giorno prima a Princes Park. L’auto verrà ritrovata poco dopo, data alle fiamme in una strada vicina, come un ponte bruciato alle spalle per cancellare ogni traccia e depistare i primi soccorsi.
Il labirinto di Ron Iddles e la pista del marito di Jane Thurgood-Dove
Il caso scuote l’Australia intera, trasformandosi in una ferita aperta per l’opinione pubblica. La caccia all’uomo si apre sotto la guida del leggendario capo investigatore Ron Iddles, un veterano che ha visto l’inferno troppe volte ma che stavolta si trova davanti a un vero e proprio labirinto di specchi.
Le piste si diramano subito in direzioni opposte, alimentando sospetti, sussurri e veleni in un clima di crescente tensione. Il primo a finire sotto la lente implacabile degli inquirenti è il marito, la persona più vicina alla vittima, l’uomo con cui condivideva il tetto.
Tuttavia, le indagini spengono rapidamente questa pista, confermando che il loro matrimonio era sereno, privo di ombre, e che non c’erano crepe in quella casa. Ma è proprio quando si chiude una porta che se ne aprono altre, spalancando scenari che profumano di torbida ossessione e dinamiche di potere inconfessabili.
Il poliziotto sospettato e il muro di gomma dell’istituzione
Emergono così le confidenze che Jane aveva fatto ad alcune amiche fidate nei mesi precedenti: un poliziotto in servizio, un uomo molto rispettato e inserito nell’ambiente, aveva sviluppato una vera e propria fissazione patologica per lei. Un’ossessione talmente feroce che, per un crudele scherzo del destino, dopo l’omicidio all’agente verrà diagnosticata una grave forma di depressione. Nel 1998 i giornali di Melbourne aprono le prime pagine urlando il nome del poliziotto come principale indiziato.
Si sussurra che l’uomo non si fosse mai rassegnato al rifiuto di Jane, che le avesse chiesto con insistenza di lasciare il marito e che, di fronte al suo ennesimo e definitivo “no”, avesse forse architettato tutto, arrivando ad assoldare dei sicari. Sottoposto a tre interrogatori serrati dalla squadra omicidi, privo di un alibi solido per l’ora esatta del delitto, il poliziotto arriva persino a fallire un test del poligrafo nell’aprile del 2000.
Eppure, il muro di gomma dell’istituzione sembra proteggerlo come uno scudo invisibile. Nonostante la comprensibile preoccupazione dei colleghi più onesti nel sapere un uomo armato e mentalmente instabile ancora in servizio attivo per le strade della città, i vertici della polizia negano fermamente la sospensione.
Il motivo ufficiale? Referti medici e psichiatrici che ne attestano l’idoneità formale. Bisogna attendere il 2003 per una svolta burocratica: un alto dirigente della omicidi decide di scagionare ufficialmente l’agente, lasciando tuttavia il caso di nuovo privo di un vero colpevole e alimentando nell’opinione pubblica il sospetto di un insabbiamento istituzionale.
Tragico scambio di persona e la fine di ogni speranza
Ma la verità giudiziaria sa essere ancora più beffarda e contorta dei romanzi di genere. Anni dopo i fatti, in seguito all’offerta di una ricompensa milionaria da parte del governo vittoriano per chiunque avesse fornito una svolta, spunta una pista del tutto inattesa e agghiacciante: lo scambio di persona.
Secondo questa nuova e dettagliata informativa, a ordinare l’esecuzione sarebbe stato un gruppo di motociclisti della zona di Geelong, ma il bersaglio designato non era Jane. Nel mirino c’era infatti una donna dall’aspetto estremamente simile, residente in una casa d’angolo nella stessa identica strada e proprietaria di un fuoristrada del tutto identico.
Gli inquirenti tentano il tutto per tutto, offrendo un potenziale accordo di immunità a un ex centauro in cambio dell’identificazione del mandante, e puntano il dito contro due nomi precisi come esecutori materiali: Steven John Mordy e Jamie Reynolds.
Il sipario, tuttavia, finisce per calare inesorabilmente sulla giustizia terrena, lasciando dietro di sé solo macerie. Mordy muore tragicamente d’infarto nel 2000; Reynolds scompare a sua volta in un misterioso e fatale incidente in barca nel 2006.
Con la loro morte, la porta sulla verità si chiude per sempre, sigillando il segreto nella tomba. A Niddrie, nel silenzio assordante di quel 6 novembre che ha spezzato una vita e devastato tre bambini, resta intatto solo il milione di dollari offerto dallo Stato e il peso insostenibile di un mistero destinato a rimanere, per sempre, un fantasma senza volto.

