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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Musica

Le nuove melodie di Ordine e Disordine

Giuseppe Improta
Giuseppe Improta 6 anni fa
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13 Min Lettura
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Un cielo plumbeo, l’aria particolarmente umida ed una tazza di tè caldo sulla scrivania: questi sono i migliori momenti per lasciare che la musica, con i suoi poteri, ci curi l’anima sempre più travagliata in questi giorni di grandi incertezze. La scelta del disco, in questa fase, è quindi fondamentale. Il disco giusto ci da carica, ci da motivazione, ci da quella giusta introspezione da cui ripartire per futuri successi; va da sé che la musica, per noi di Senza Linea, è una cosa seria ed oggi, grazie agli amici di Apogeo Records vi guideròalla scoperta e alla conoscenza di un nuovo artista che, da poco uscito con il suo nuovo album “Ordine e Disordine”, tanto bene sta facendo nel campo musicale: vi presento oggi Eduardo De Felice.

Classe 1981, Eduardo, si avvicina al pianoforte all’età di 12 anni suonando come tastierista in diversi progetti; nei primi anni 2000 inizia a comporre musica inedita e tra il 2006 ed il 2007 parteciperà a manifestazioni di livello come Castrocaro e SanRemoLab. Ne seguirà una pausa fino al 2014, anno in cui riprenderà stabilmente l’attività. Dice di se, in modo più che corretto secondo me,  di essere ispirato da musicisti quali Lucio Battisti, Lucio Dalla, Pino Daniele, ed è proprio su quest’ultimo che, in seguito, mi andrò a soffermare. Penso di aver anticipato abbastanza, di aver ben presentato l’ospite che quest’oggi andiamo a conoscere. Senza ulteriori parole, quindi, vi lascio alla nostra intervista con Eduardo De Felice.

Salve Eduardo e benvenuto su “Senza Linea”. Partiamo subito dalla notizia; è appena uscito il tuo secondo album “Ordine e Disordine”. Ce lo vuoi presentare?

Salve e grazie a voi per avermi ospitato. Eh sí, la notizia è che finalmente è uscito il mio secondo album. L’avverbio “finalmente” non è casuale perché sarebbe dovuto uscire tra marzo ed aprile ma data l’emergenza nella quale ci siamo trovati, si è deciso di rimandarlo in autunno. Purtroppo il destino ha voluto che ci ritrovassimo, oggi, nella stessa situazione di marzo. Parlando dell’album direi che “Ordine e disordine” è sicuramente un album più intimo rispetto al precedente anche se dal linguaggio universale. L’ossimoro contenuto nel titolo non è casuale perché è nato praticamente dal disordine di fogli, appunti e registrazioni che avevo in un cassetto, messo in ordine poi grazie all’aiuto di Claudio Domestico (Gnut). Contiene 10 brani e racconta per la maggior parte stati d’animo più che delle storie. C’è molto di me in questo disco e sicuramente, chi lo ascolterà, può conoscermi ed al contempo riconoscersi.

E’ un disco, questo, dall’ampio respiro melodico, dalle tante contaminazioni e tante aperture verso altri generi pur mantenendo una sua intimità cantautorale; che tipo di percorso, quale storia è celata dietro questo lavoro?

Il percorso è molto semplice, è il mio modo di concepire e fare musica. Ne ascolto molta ed indipendentemente dal genere e spesso cerco di portare poi queste contaminazioni nella scrittura di un brano, cercando naturalmente di mantenere uno stile di base che possa comunque ricondurre a me. Mi piace fare dischi e l’idea che ho sempre avuto è quella di dargli una caratteristica, una sfumatura che li renda comunque ognuno diverso dall’altro. Le mie canzoni poi esprimono me stesso per quello che sono ed i miei stati d’animo di quel momento. Faccio molta più attenzione a questo quando scrivo piuttosto che alle direzioni musicali odierne o ai gusti degli ascoltatori. Ecco, in questo senso non mi piace essere ruffiano verso il mercato discografico.

Un disco profondo e di qualità che si avvale di un supporto non indifferente quale Claudio “Gnut” Domestico. Come nacque questo vostro sodalizio e quale pensi sia il suo contributo a questo lavoro?

Io e Claudio ci conosciamo da quasi 20 anni. Abbiamo frequentato lo stesso liceo anche se in sedi differenti ed abbiamo cominciato insieme a fare musica. Quando lui è partito col progetto Gnut io ero con lui ad ascoltarlo e a vederlo crescere. Con gli anni ci siamo un po’ persi di vista, fino a reincontrarci nel 2016. Io avevo appena ultimato le registrazioni del singolo “Succede così” e gli proposi di essere direttore artistico dell’album che stavo per realizzare. In quel caso i provini che gli sottoposi erano già delle vere e proprie pre produzioni fatte da me al computer, complete di tutti gli strumenti. Il range in cui potersi muovere era abbastanza limitato, per cui si limitò più che altro ad un lavoro di supervisione. Subito dopo l’uscita di quell’album nel 2018, decisi di riprendere delle vecchie idee scritte anni prima ed affidarle nuovamente a Claudio. Con “Ordine e disordine” ha lavorato su dei provini realizzati solo con il pianoforte quindi ha avuto massima libertà e poche linee guida. Il suo contributo a questo lavoro è stato fondamentale perché ha saputo percorrere esattamente la direzione che avevo in mente. Ci siamo avvalsi nuovamente della stessa squadra di musicisti del 2018, con l’aggiunta di alcuni preziosi elementi, il cui amalgama ha creato una vera e propria magia.

Ho letto che c’è stato un momento, dopo aver comunque avuto esperienze musicali importanti quali Castrocaro e Sanremo Lab, in cui hai pensato di ritirarti ma un incontro evitò questa fine. Cosa sentivi di aver perso?

In realtà avevo fatto una scelta. Fino alle esperienze di Castrocaro e Sanremo Lab ero uno studente, avevo molto più tempo libero da dedicare alla musica e coltivavo questo sogno. Ad un certo punto però l’illusione è diventata disillusione e mi sono scontrato con la dura realtà. Ovvero che solo uno su mille ce la fa ed evidentemente, nonostante la qualità dei miei brani che veniva riconosciuta dagli addetti ai lavori, ero forse io a non avere il giusto carattere per percorrere quella salita. Avevo perso fiducia nel mondo della musica, ma non nella musica. Infatti non l’ho mai abbandonata perché una passione è davvero difficile da abbandonare ma iniziai ad avere altre priorità e quindi privilegiai un lavoro più stabile. Questo, soprattutto nei primi anni, mi ha portato via tantissimo tempo, tanto che la musica era diventata quasi un hobby. Continuavo a scrivere ma non avevo tempo di suonare in giro. Non cercavo più produttori e discografici in giro per l’Italia, abbandonai anche i concorsi musicali. Poi un giorno mio zio mi presentò Luigi Libra e fu lui che mi spinse a rimettermi in gioco. Ascoltò i miei provini, le canzoni che avevo nel cassetto e decise di produrmi. Il suo entusiasmo fu coinvolgente. Fu così che uscì il mio primo EP “Viaggio di ritorno”. Da lì in poi, seppur con numerose difficoltà, non mi sono più fermato, musica e lavoro oggi viaggiano di pari passo.

“Nella polvere un diamante sembra un vetro opaco ma la vita tra alti e bassi non varrà mai poco”, un passo di un tuo brano; in un tempo oscuro come questo quanto può essere importante un messaggio di speranza come questo tuo?

Quando parlavo di canzoni che diventano universali mi riferivo proprio a questo. Ovvero una canzone che io ho scritto per un determinato motivo, può essere interpretata in altro modo e diventare messaggio di speranza in un’altra situazione. Credo che sia molto importante non perdere mai la speranza qualsiasi cosa accada. Ed in questo a volte le canzoni possono essere degli ottimi appigli.

Facendo una digressione in tema di tempi difficili, non possiamo escludere ciò che il comparto musicale sta subendo; una tua dichiarazione o un tuo pensiero in merito?

I tempi difficili li sto vivendo non solo in ambito musicale ma anche in quello professionale, dato che lavoro in una struttura ospedaliera. La situazione purtroppo è critica e non credo si risolverà in tempi brevi per cui bisognerà imparare a difenderci e conviverci. Per farlo però c’è bisogno di un forte senso di responsabilità che ancora manca. Quello che personalmente non condivido è l’aver chiuso i luoghi dediti alle arti seppur sia stato dimostrato che sono luoghi sicuri.

Ringraziandoti per la disponibilità e sperando, quanto prima, di poterti sentire dal vivo lascio a te i saluti finali

Spero anch’io di potermi esibire presto e farvi ascoltare questo disco dal vivo. Nel frattempo vi invito ad acquistare il cd e ad ascoltarlo con attenzione nei vostri impianti hi-fi, un po’ come si faceva una volta. Un saluto grande a tutti voi.

In apertura vi avevo parlato delle influenze musicali di Eduardo citando Pino Daniele e, ora, ci ritorno in quanto credo che questo lavoro possa ambire ad essere un nuovo tassello di quella musica partenopea che lo richiama; ovviamente nessuno vorrebbe sentire Pino nella voce di Eduardo (sarebbeinutile) ma per coloro che si sono chiesti “DOPO cosa ci potesse essere” dico che potrebbe esserci questo lavoro discografico. Ordine e Disordine potrebbe tranquillamente essere un buon lavoro che continua la tradizione musicale di Pino Daniele.  I testi sono semplici ma arguti e le musiche e le melodie sono sia estrose ed aperte a varie contaminazioni, sia intime e personali. Unica nota negativa, unico neo che devo menzionare è il fatto che alcune canzoni arrivano subito dritte e potenti mentre per altre serve un secondo ascolto. Le si assimila con attenzione e non per inerzia ecco.  E’ un disco, questo, che rispecchia molto anche l’etichetta di produzione, l’Apogeo Records, che sceglie sempre ottimi artisti e fa un grande lavoro, non solo di selezione ma anche di cura e di potenziamento verso questi ragazzi. Ormai leggere questo nome è quasi garanzia di un buon prodotto e a noi piace sempre tanto poterne parlare. Per tutti gli aspiranti artisti che ci seguono, prendete questo nome come riferimento di qualità, che male non è. A questo punto va menzionato il fatto che dietro ogni gran progetto c’è un grande team di lavoro, ci sono tante persone e, nel nostro caso, tanti bravi musicisti ed allora è giustissimo ricordare le persone di Claudio “Gnut” Domestico (chitarra acustica, percussioni, cori), Gianluca Capurro (chitarra elettrica), Valerio Mola (contrabbasso), Marco Caligiuri (batteria e percussioni), Luca Caligiuri (basso), Michele Signore (mandolino, mandoloncello, viola, violino), Roberto Porzio (pianoforte, wurlitzer, rhodes, organo, clavinet), Ciro Riccardi (tromba, susafono, flicorno), Francesca Masciandaro (flauto traverso), Carlo Di Gennaro (percussioni) ed infine ma mai ultima Sara Sgueglia (cori). Non credo, ora, di avere altro da aggiungere ed allora come di consueto vi ricordo che, qualora vogliate seguire Eduardo e la sua musica potrete farlo attraverso i seguenti link alla Pagina Ufficiale Facebook, la Pagina Ufficiale Instagram, la Pagina Ufficiale Spotify ed ancora lo potete trovare sulla Pagina Ufficiale Facebook, sulla Pagina Ufficiale Instagram  e sul Sito Ufficiale di Apogeo Records.

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