giovedì , 14 Novembre 2019

“SPEGNERE IL BUIO” DI TERESIO ASOLA. RECENSIONE ED INTERVISTA

 

Trama: Tiziano Oi vola in Madagascar per proporre soluzioni energetiche a ministri, ambasciatori e docenti. Il suo compito è debellare il buio, in quell’isola illuminata da sorrisi dove tutto abbonda tranne i beni che noi diamo per scontati. Egli dovrebbe portare la luce, ma è lui a riceverne dagli sguardi dolci e dall’incedere dignitoso delle persone semplici.

Eretica Edizioni

 

Recensione: Inizialmente, dalla sinossi credevo di stare per leggere qualcosa di molto scontato: sicuramente il protagonista partito per uno scopo, durante il tragitto cambierà idea. No, niente di tutto ciò. Ero pronta a luoghi comuni ed accadimenti triti e ritriti, invece Asola utilizza “motivi di lavoro” per catapultare il lettore in un viaggio speciale in Madagascar. C’è bravura nel descrivere personaggi, luoghi, cibi che permettono a chi legge di sentire ogni singolo odore, vivere i mercati brulicanti di vita, la serenità di un popolo che non ha bisogno della tecnologia per avere energia elettrica dato che brilla di luce propria. Una luce accecante e potente scaturita dai sorrisi, dalla purezza e dalla semplicità. Il viaggio è descritto nel dettaglio, sembra quasi una guida turistica, ma con un’anima, fortemente emozionale, trasformando il tutto in un romanzo di formazione e scoperta. Il buio da entità priva di luce diventa metafora di una vita superficiale, vissuta solo marginalmente.

Il Madagascar diventerà la fine del tunnel che non ha necessità di luce artificiale perchè tutto in esso risplende ed acceca.

 

Teresio Asola è autore dei romanzi Volevo vedere l’Africa (2010), All’orizzonte cantano le cascate (2013), L’alba dei miracoli (2016) e Mùnscià (agosto 2017): un romanzo di guerra, uno di mare, uno sull’ottimismo degli anni ‘60, uno sul pessimismo degli anni ’10 di questo secolo. Con Spegnere il buio Asola torna a farvi viaggiare.

 

INTERVISTA A TERESIO ASOLA

 

Ci racconta come nasce Spegnere il buio

Nasce come resoconto di un viaggio di lavoro, vero, poi evolutosi nella naturale finzione narrativa. Erano anni in cui vendevo soluzioni energetiche innovative. La mia azienda mi mandò in Madagascar a proporre soluzioni e tecnologie innovative per dare energia elettrica ai villaggi, nell’ambito di un progetto dell’Onu chiamato Millennium Project. L’obiettivo era di fornire l’energia utile per le reti e gli apparati informatici nei villaggi, ma soprattutto per far funzionare i pozzi, vitali per la sopravvivenza. Si tenga conto che persino negli hotel della capitale si vedevano cartelli che avvisavano della possibilità di frequenti black-out elettrici.

 

 Un viaggio meraviglioso alla scoperta del Madagascar, lei ci è stato per raccontarlo così bene?

Ci sono stato. Ho incontrato ambasciatori, ministri, il Presidente della Repubblica e accademici come il professor Jeffrey Sachs della Columbia University di New York, consigliere dell’allora Segretario dell’Onu Ban Ki Moon. Andato per vendere tecnologie energetiche di avanguardia volte a dare la luce e spegnere il buio, sono tornato in Italia portandomi dietro, io, la luce di quel popolo e di quell’isola. Una luce fatta di sorrisi, di semplicità, di voglia di vivere e positività nonostante la povertà.

 

Che buio si spegnerà alla fine?

In parte il buio fisico dei villaggi, esclusi da ogni ipotesi di rete elettrica, cui è stata consegnata una speranza grazie a piccoli apparati a idrogeno studiati per dare loro luce e pozzi manovrati elettricamente. Soprattutto il buio delle nostre esistenze sempre uguali e scontate, spento dal fulgore dei sorrisi malgasci. Partito per spegnere quel buio immediatamente riscontrabile appena atterrato, il protagonista torna con una nuova luce nel cuore e negli occhi.

 

Ha la capacità di far vivere al lettore le emozioni, i colori ed i profumi che descrive come se Spegnere il buio fosse un diario di viaggio personale.

In parte lo è, un diario. Per meglio dire lo è stato, prima che esso venisse trasfigurato dall’invenzione e trasformato in romanzo.

 

E’ uno scrittore poliedrico, che genere preferisce raccontare?

Al racconto preferisco il romanzo, che offre il giusto respiro per regalare approfondimento e calore, e quindi immedesimazione, a chi apre i miei libri e legge. Quanto al romanzo, prediligo quello non catalogabile in un genere. Ho scritto di guerra, di storia, di mare, di distopia, di avventure, di memoria. Ma ho sempre lavorato per un romanzo che potesse dare al lettore la possibilità di leggere se stessi, indipendentemente dall’argomento trattato. Se proprio devo dare una preferenza di scrittura, diciamo che il romanzo di viaggio mi attira molto. Del resto, che cos’è un libro se non un viaggio, per chi scrive e per chi legge?

 

E’ in uscita un suo nuovo romanzo, ci anticipa qualcosa?

È appena uscito, quattro mesi dopo “Spegnere il buio”, un altro romanzo che fa viaggiare il lettore, dalla prima all’ultima pagina. S’intitola “Raccontare troppo”. Lo trovate in libreria e nei consueti portali internet. Non posso anticipare molto, se non dire che è un viaggio da Torino all’Inghilterra di una famiglia con tre bambini: una vacanza riscaldata dal sole della Cornovaglia, nell’estate degli attentati a Londra, funestata sullo sfondo da un misterioso assassinio. Il finale sorprenderà. Un libro per l’estate.

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Biografia Cristiana Abbate

Cristiana Abbate
Veterinaria pentita e mamma convinta.Si ritiene propositiva e per nulla diplomatica .Grande appassionata di viaggi e divoratrice di libri. Malata di shopping e con il conto in banca fisso sul rosso.

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