#THEBESTOF SSCNAPOLI – EPISODIO 3: I CENTROCAMPISTI

Mentre il mondo del calcio, così come tanti altri settori, prova ad immaginare e programmare una graduale ripresa delle attività dopo il lockdown dovuto all’emergenza coronavirus, continua il viaggio nella storia del nostro Napoli, alla ricerca dei migliori interpreti di ogni ruolo in campo.

Dopo i portieri ed i difensori, è il momento di scegliere i 5 migliori centrocampisti azzurri, rigorosamente in ordine cronologico, lasciando a chi legge l’onore (e l’onere…) di stabilire quale sia stato il più bravo in assoluto.

Antonio Juliano (1962-1978)

Una vita, letteralmente, al servizio della squadra della propria città: entrato nelle giovanili del Napoli ad appena 10 anni, Juliano esordì ventenne in prima squadra, e divenne in breve tempo faro del centrocampo azzurro e simbolo del club, di cui fu naturalmente a lungo capitano.

Centrocampista centrale elegante e dotato di un elevato tasso tecnico, Juliano legò a doppio filo la propria carriera alle sorti del Napoli, nel quale rimase anche due stagioni in serie B.

Con gli azzurri, però, “Totonno” sfiorò anche due volte lo scudetto: nel 1975 un suo gol a Torino nello scontro diretto contro la Juventus sembrava poter preludere alla vittoria ed all’aggancio in vetta, prima che la rete di “core ‘ngrato” Altafini spegnesse i sogni di gloria degli azzurri.

Juliano restò al Napoli ben 17 stagioni collezionando 505 presenze, e si guadagnò la Nazionale (18 presenze per lui) con la quale si laureò Campione d’Europa nel 1968 ed arrivò fino alla finale Mondiale di Messico ’70.
Con gli azzurri riuscì comunque ad aggiudicarsi la Coppa delle Alpi 1966, la Coppa di Lega Italo-Inglese 1976 e due Coppe Italia, nel 1962 (unica squadra a vincere il trofeo mentre militava in serie B) e nel 1976.

Il controverso rapporto con il Presidente Corrado Ferlaino lo spinse a chiudere la carriera nel Bologna, ma l’amore per la maglia azzurra era troppo forte, e per Juliano ben presto iniziò una “seconda vita” nel Napoli, da Direttore Generale.

Anche questa avventura fu ricca di soddisfazioni, se si pensa che sotto la sua gestione giunsero due fuoriclasse come Krol e Maradona.

E’ dunque innegabile che Juliano abbia contribuito in diversi modi a scrivere pagine indelebili nella storia del Napoli.

 

Salvatore Bagni (1984-1988)

E pensare che a Napoli, Bagni, non ci voleva venire…

Quando nell’estate del 1984 il Presidente interista Pellegrini (con cui aveva litigato) comunicò al grintoso centrocampista di Correggio di averlo ceduto agli azzurri, Bagni provò ad opporsi in ogni modo al trasferimento, preferendo come destinazione la Roma.

Dopo un iniziale periodo di ambientamento, “il guerriero” divenne però uno dei leader di quel Napoli, insieme all’altro grande acquisto di quell’estate, ovvero… Maradona.

Attorno a questi due senatori (protagonisti anche con le rispettive Nazionali ai Mondiali del 1986) avrebbe preso corpo lo squadrone che solo 3 anni dopo avrebbe conquistato lo storico “double” Scudetto – Coppa Italia.

Bagni fu mandato via dal Napoli all’indomani dell’incredibile scudetto perso con il Milan e della clamorosa ribellione contro l’allenatore Bianchi (la celebre “Rivolta di Maggio”), ma la sua caparbietà, il suo dinamismo e la sua leadership ne fanno ancora oggi uno dei beniamini dei tifosi azzurri.

 

Fernando De Napoli (1986-1992)

Non si diventa “Rambo” per caso, e non è certo per caso che il battagliero centrocampista nativo di Chiusano San Domenico sia, a conti fatti, il centrocampista più titolato nella storia del Napoli.

Dopo il brillante esordio ai Mondiali del 1986 con la Nazionale di Bearzot, De Napoli approda nel club azzurro diventando presto titolare inamovibile, e formando con Bagni e Romano un centrocampo perfettamente assortito, che risulterà determinante nella conquista dell’accoppiata Campionato-Coppa Italia.

Ceduto Bagni, con Romano costretto ai box per la rottura di tibia e perone, è ancora il n. 8 a guidare la mediana azzurra alla conquista della Coppa Uefa 1989, mentre al suo fianco si alterneranno i vari Alemao, Crippa e Fusi.

L’anno dopo De Napoli sarà ancora grande protagonista nel sofferto tricolore vinto in volata sul Milan, preludio al beffardo ed amaro terzo posto conquistato con l’Italia di Vicini nelle “notti magiche” di Italia ’90, ed alla Supercoppa conquistata con una “manita” ai danni della Juventus.

Con la Nazionale, Fernando aveva anche raggiunto la semifinale agli Europei del 1988.


Il mediano avellinese saluterà gli azzurri nel 1992 per andare a vincere due scudetti da “spettatore” con gli storici rivali del Milan: come accaduto per Ferrara, molti tifosi azzurri faticano a perdonare il “tradimento”, ma l’apporto di De Napoli alle vittorie del club partenopeo resta indiscutibile.

 

Ricardo Rogerio De Brito “Alemão” (1988-1992)

Non era certo partita nel migliore dei modi l’avventura a Napoli del biondo e riccioluto centrocampista brasiliano, acquistato dall’Atletico Madrid nel 1988 per sostituire il partente Bagni: un’epatite virale contratta in autunno lo costrinse a lungo ai box.

Alemão seppe aspettare con pazienza il suo momento, ed una volta guarito fu protagonista di un brillante finale di stagione.

Suo, infatti, il gol che aprì le marcature nella finale di ritorno di Coppa Uefa al Neckarstadion di Stoccarda, quando gli azzurri conquistarono il primo e tuttora unico grande trofeo continentale della loro storia.

Centrocampista di buon livello tecnico, il brasiliano aveva nel dinamismo e negli inserimenti le sue doti migliori, e sempre con un’incursione delle sue firmò un altro gol pesantissimo: quello che chiuse i conti nell’indimenticabile trasferta di Bologna, quando il Napoli approfittò della sconfitta del Milan nella “fatal Verona” per allungare le mani sul secondo scudetto della sua storia.

Una rivincita personale per Alemão, finito quell’anno sotto i riflettori suo malgrado per essere stato colpito da una monetina nella trasferta di Bergamo.

Nonostante le polemiche tanto violente quanto pretestuose, a conti fatti il punto regalato al Napoli dalla vittoria a tavolino per effetto di quell’episodio si rivelò del tutto ininfluente, visto che gli azzurri chiusero il campionato con due lunghezze di vantaggio.

A giudicare dalle recenti dichiarazioni di Van Basten, l’unico effetto ancora visibile di quell’incidente sono le crocette sul fegato dei tifosi rossoneri…

 

Marek Hamsik (2007-2019)

121 gol in 511 presenze: a leggere questi numeri (ancora oggi record di prolificità e fedeltà) si fa fatica a pensare che si parli di un centrocampista.

Eppure i numeri non possono bastare, da soli, per raccontare lo splendido percorso in maglia azzurra di Marek Hamsik, vero simbolo della rinascita del club sotto la guida di Aurelio De Laurentiis.

Arrivato ragazzino dal Brescia, il talentuoso n. 17 slovacco ha stupito tutti sin dagli esordi in serie A per classe, visione di gioco, capacità di usare egregiamente entrambi i piedi, e soprattutto per i perfetti tempi di inserimento in area avversaria.

Oltre a farsi apprezzare in campo, Marekiaro è diventato beniamino dei tifosi per la sua signorilità e per il suo attaccamento alla maglia, dimostrato in ben 11 stagioni e mezza resistendo anche alla corte serrata di Juventus e Milan.

Marek ed il Napoli avrebbero meritato di vincere molto di più insieme, ma al di là dello scudetto sfuggito nel 2018 nonostante i 91 punti conquistati, restano tante le soddisfazioni raccolte da Hamsik in maglia azzurra.

Su tutte la Supercoppa Italiana, alzata da capitano nel cielo di Doha nel 2014 contro la Juventus, e le due Coppe Italia vinte nel 2012 e nel 2014.

Indimenticabile il gol che chiuse la finale di Coppa Italia il 20 Maggio 2012 contro i bianconeri, regalando agli azzurri un trofeo atteso ben 22 anni.

 

I grandi esclusi

Tanti sono i centrocampisti che, pur magari non raggiungendo i picchi di rendimento e vittorie dei “magnifici 5”, hanno dato lustro alla maglia azzurra.

Un esempio è dato da Giovanni Improta e Vincenzo Montefusco, protagonisti nel Napoli di Capitan Juliano, o di Claudio Vinazzani, che sfiorò lo scudetto con gli azzurri di Marchesi e Krol.

Come dimenticare poi “Ciccio” Romano, acquisto di Novembre decisivo per il primo tricolore azzurro, o Massimo Crippa, che diede un importante contributo alle conquiste del secondo scudetto e della Coppa Uefa.

Nel Napoli decadente di fine millennio si distinse Fabio Pecchia, così come un contributo non appariscente ma costante nel triennio Sarriano lo hanno dato il regista Jorginho ed il mediano Allan (quest’ultimo ancora protagonista in maglia azzurra).

E’ giusto, infine, chiudere questa “carrellata” con Piotr Zielinski e Fabiàn Ruiz, due grandi talenti del Napoli di oggi, che ci auguriamo di poter inserire nel “best of” tra qualche anno, magari dopo qualche trofeo conquistato.

Tanti nomi più o meno grandi, tanti giocatori che hanno contribuito, “lì nel mezzo”, a far grande il Napoli nella storia: anche stavolta non mancheranno spunti per dibattiti ed amarcord, in attesa di rivedere in campo i protagonisti di oggi.

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Biografia Jacques Pardi

Jacques Pardi
La laurea in ingegneria gli ha fatto perdere i capelli ma non le tante (troppe?) passioni, dallo sport (soprattutto il Napoli, calcio e basket, ma più che di passione qui parliamo di...malattia), al cinema, dalla musica alle serie tv, fino (inevitabilmente) ai fumetti. La moglie e le due figlie queste passioni spesso le supportano, altrettanto spesso le...sopportano. Un autentico e fiero "nerd partenopeo" insomma, incurante dell'età che avanza, con un sogno nel cassetto: scrivere di quello che ama

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