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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Eventi

Verso “L’Aleph di Napoli” Un racconto battezza un luogo

Redazione
Redazione 6 anni fa
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Sabato 21 dicembre 2019, secondo appuntamento del Cammino delle Certose, itinerario a tappe tra i luoghi del Polo museale della Campania, iniziato il 14 dicembre scorso a Padula, in cui Michelangelo Pistoletto ha contrassegnato il pavimento del Refettorio con il nuovo segno di infinito del Terzo Paradiso in un incontro tra arte e scienza.

Nel giorno del solstizio d’inverno, che simboleggia la rinascita che succede alla notte più lunga dell’anno, si terrà alla Certosa di San Martino una cerimonia di battesimo, con l’attribuzione di un nome ad un angolo segreto della città di Napoli.

A donarglielo sarà il racconto di un cronista de “L’Aleph di Napoli” (2013), parte della “Trilogia dei giovani amanti di Città” di Silvio Perrella, testimone dell’esistenza nell’antico convento di un aleph.  L’aleph è innanzitutto la prima lettera dell’alfabeto fenicio ed ebraico. Ed è anche il titolo di un celebre racconto di José Luis Borges (1899-1986), in cui indica il vortice buio e infero dove è possibile che s’incontrino i tempi di una vita. Nel suo romanzo Silvio Perrella trasforma l’aleph “in un luogo alto e aperto, crocevia di spazi urbani, dove s’incontrano e si danno la mano il su e il giù della Città, in virtù dell’amore tra due anime, così intenso da riconnettere ciò che sembrava ormai smembrato e scisso”.

L’attribuzione di un nome significa ripopolare un luogo, ridistribuire densità che riguardano, in generale, il rapporto tra città e territorio, e anche quello di una città con il proprio patrimonio estetico dimenticato. Per la prima volta la poesia di una favola moderna suggerisce di rinominare un monumento all’interno di un complesso monumentale. Una Certosa aperta al pubblico richiede un racconto, un prendersi cura anche poetico degli spazi architettonici che giustifichi la sua esistenza come museo.

La meravigliosa architettura settecentesca di Niccolò Tagliacozzi Canale (1691-1794) disegnata sulla struttura di una più antica loggia di ricreazione in uno dei camminamenti di San Martino quale miniatura della Certosa sporta in un abbraccio alla città, prenderà il nome di Aleph che, come afferma Perrella, è “un luogo di congiunzione degli sguardi: un punto d’intersezione dove è possibile ripensare una Città che ha perso la visione di se stessa”.

L’evento prelude all’imminente restauro di questa architettura ripresa nelle vedute topografiche a stampa, nei mirabili dipinti datati dalla metà del Seicento all’ Ottocento, ed eseguiti tra gli altri da Alessandro Baratta, Didier Barra, Van Wittel e Antonio Zaballi, e nel plastico di Giovanni Carafa Duca di Noja, esposti nelle collezioni della Sezione “Immagine e memorie” del museo.

Sarà l’autore stesso a leggere e raccontare la genesi di questa sua visione, facendosi ispirare dalle vertiginose geometrie del pavimento della Chiesa di San Martino, “complesso Codice narrante” anch’esso in attesa di un attento restauro. Il racconto sarà accompagnato dagli interventi di sound art di Piero Mottola, in preparazione del lavoro sulle “Voci di Napoli”, vibrazioni acustiche di realtà emozionali lontane e vicine.

Da questo incontro tra arte e letteratura trae spunto la mostra: Verso “l’Aleph di Napoli”, curata da Anna Imponente, aperta al pubblico fino al 21 marzo 2020, con opere di artisti contemporanei di fama internazionale: l’Oltremare verso Est (1979-2019) di Giovanni Anselmo opera site specific che diventa una finestra aperta a un viaggio mentale verso oriente; Bizhan Bassiri con Il Bastone (2016) esposto nella “Sala della Meridiana” (già alla Biennale di Venezia nel 2017) che propone una meditazione sul tempo fisico e universale quale “risarcimento” degli gnomoni mancanti nelle meridiane che si trovano negli spazi aperti del complesso. Le Germinazioni (1993) in ceramica smaltata di Claudio Palmieri preludono con le loro forme naturalistiche a una rinascita e alla riscoperta di questa architettura.  Sandro Sanna ha creato per l’occasione tre grandi dipinti, Sembiante 12 (2019), quali visioni di forme geometrizzanti e bagliori di luci galleggianti sulle tele.

L’iniziativa è organizzata dal Polo museale della Campania, diretto da Anna Imponente, con il Museo e Certosa di San Martino, diretto da Francesco Delizia, con il sostegno della Direzione Generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana del MIBACT e con il contributo di SEDA International Packaging Group, degli “Amici di Capodimonte” e degli “Amici di San Martino”.

 

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