Chi nun tene curaggio, nun se cocca ch’ ‘e femmene belle

Ha avuto paura il Napoli, una paura ingiustificata e trasmessa dal suo stesso allenatore. E ha perso. Contro una squadra che aveva tanto da perdere, senza tanti titolari, che si presenta in campo col solo CR7, rinunciando ad una punta (Morata). Gattuso ha adottato una tattica votata al contenimento, non negli uomini ma nella testa. I bianconeri l’hanno capito, hanno annusato (espressione che tanto piace al tecnico calabrese) la paura e hanno vinto.

Certo gli episodi, specie nelle finali, contano. Ma la fortuna la si deve anche cercare, mentre i partenopei giocavano a nascondino con la Dea bendata.

Una partita brutta, piena di errori anche tecnici (anche per colpa di un terreno di gioco decisamente pessimo), decisa da Ronaldo e da Szczesny che ha salvato la sua squadra nei momenti clou.

I momenti fanno la storia del calcio e così il portiere polacco ha fatto miracoli su Lozano, CR7 non ha fallito la facile occasione (causata da un corner e da un rimpallo tanto sfortunato quanto goffo su Bakayoko) per portare avanti i suoi.

Dopo il gol, Gattuso, già in confusione, ha messo  Elmas (uno dei tanti azzurri che stanno perdendo valore sotto la guida del tecnico di Corigliano): il macedone non sapeva nemmeno quale parte del terreno di gioco coprire, un mistero!

Poi è toccato a Mertens, in condizioni fisiche ancora precarie, ha dimostrato voglia e determinazione, procurandosi un rigore che l’ottimo Valeri ha concesso dopo aver consultato il Var: Lorenzo Insigne, non nuovo ad errori contro la Vecchia Signora, si è presentato sul dischetto come uno studente delle scuole medie che va alla lavagna senza aver aperto libro il giorno prima.

Un rigore sbagliato prima di tirarlo, calciato fuori di un metro. E lacrime a fine partita. Noi napoletani amiamo queste sceneggiate, tutti si sono commossi mentre ai tifosi come me scoppiavano il fegato e le vene del collo.

Una sciagura vera e propria i cambi finali. Con le squadre stanche e con ancora tanti minuti da giocare, il nostro mister ha ben pensato di rompere gli indugi…dentro Llorente (un ex giocatore che la Juve aveva liquidato, per sopraggiunti limiti di età, due lustri fa) e Politano, uno che nei finali di partita sa far male, per Mario Rui (inconcepibile che una squadra con ambizioni più o meno importanti debba schierare un terzino tanto modesto) e Demme: un 3-0-6 senza senso: quaranta metri di campo lasciati alla Juve, nel momento topico della gara!!!!  Ed infatti i napoletani non prendono palla, a parte l’occasione al 94esimo provocata da Politano e conclusa da Lozano.

Se ne va così il primo obiettivo stagionale: perdere ci sta, ma avremmo preferito farlo a termine di una gara giocata a viso aperto, con coraggio e non con le natiche strette per paura del lupo cattivo che ieri proprio non si è visto dalle parti del Mapei Stadium.

 

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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