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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
NerdangoloVideogiochi

Come spellare i propri utenti? Chiedete alle software house

Gabriele Nappo
Gabriele Nappo 8 anni fa
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4 Min Lettura
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Durante gli ultimi 40 anni si è sviluppato un nuovo mondo, che ha portato alla creazione di un mercato del tutto inedito: i videogiochi. Si può dire che siano nati verso la fine degli anni ’70 (il mitico PONG fu prodotto nel 1972), ma fu la generazione dei bambini nati verso la metà degli anni ’80 a portare alla ribalta questo universo. E da allora c’è stata un’evoluzione pressoché verticale, durante la quale il gaming ha affiancato i maggiori mezzi di intrattenimento, fino ad elevarsi ad arte, secondo alcuni.

Purtroppo però negli ultimi anni il mercato videoludico ha subito una trasformazione che, a mio parere, non sta facendo altro che nuocere al medium che tanti, come me, amano. Durante gli ultimi 4/5 anni, infatti, le software house hanno deciso di intraprendere un percorso diverso da quello che aveva caratterizzato i videogames durante il loro periodo aureo. Le case di sviluppo, che in precedenza avevano puntato tutto sul gioco in sé, sull’esperienza da far provare al videogiocatore e sulle emozioni che il prodotto doveva far suscitare (senza però dimenticarsi del divertimento), stanno sempre di più virando verso la ricerca del maggior profitto possibile. I vari giochi gratuiti che, paradossalmente, guadagnano vagonate di soldi grazie alle microtransazioni; i DLC (contenuti aggiuntivi, almeno in teoria) che sono sempre meno dei contenuti extra e sempre di più parte integrante dei giochi originali, ma che vengono venduti a parte per fruttare di più; o ancora i season pass (che dovrebbero garantire tutti i contenuti scaricabili di un determinato gioco per un anno intero) che durano solo qualche mese, obbligando gli appassionati a spendere sempre più denaro per stare dietro ai propri giochi preferiti; senza dimenticare che in Corea del sud, negli ultimi giorni, alcune case di sviluppo, di videogiochi mobile soprattutto, sono state multate per le poche probabilità che uscissero premi dalle “roulette” che sono le loot-box, pagate con soldi veri dagli utenti (il nostro caporedattore Danilo Battista ci ha illustrato questo episodio, qui). Tutti questi sono solo alcuni esempi della cattiva strada che il mercato sta prendendo, puntando sempre di più al profitto e guardando meno ai propri utenti.

Ma da cosa nasce questo fenomeno ? Io credo che tutto nasca dalla nascita di un dispositivo tutto nuovo che solo negli ultimi 10 anni è salito alla ribalta: lo smartphone. Perché, assieme allo sviluppo di questo device, si è espanso il mercato videoludico soprattutto per quanto riguarda i giochi free to play (gratis). Questo sviluppo su mobile è stato poi accompagnato da un’inondazione di giochi gratuiti anche su PC che hanno portato molta più quantità a discapito, molto spesso, della qualità. Ed è proprio questo il problema che secondo me sta sorgendo nel mondo dei videogiochi.

Perché ormai non si pensa più a cercare di sorprendere gli utenti con giochi fatti e finiti con lo scopo primario di divertire ed emozionare, no. Ormai si pensa solo a produrre ed a guadagnare; perché il mercato richiede sempre più prodotti in sempre meno tempo; e questo è stato causato da una minore qualità sempre più diffusa. È quindi un cane che si morde la coda e per liberare questo povero animale dall’agonia c’è da intervenire in modo drastico. Al più presto.

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Gabriele Nappo Apr 17, 2018
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Pubblicato da Gabriele Nappo
Studente di Scienze della Comunicazione presso l' Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Appassionato di musica da quando ne ho memoria, e , nel corso degli anni, ho affiancato a questa passione numerose altre, come i videogiochi, lo sport (Napoli ed NBA in primis), il cinema ed il teatro. Lavoro come speaker presso la radio del Suor Orsola Benincasa.
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