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Reading: GLI ANAGRAMMI DI FILIPPO CIAVOLI ALLO “SPAZIO NEA” DI NAPOLI
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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Arte

GLI ANAGRAMMI DI FILIPPO CIAVOLI ALLO “SPAZIO NEA” DI NAPOLI

Luca Del Core
Luca Del Core 6 anni fa
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6 Min Lettura
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E’ allestita nelle sale dello Spazio NEA, a Napoli, la mostra dal titolo “Anagrammi“,  una personale dell’artista Filippo Ciavoli. Il progetto espositivo, ideato per la galleria napoletana, è visitabile fino al 13 marzo 2020. Anagrammi mette in scena una serie di acrilici su tela che invitano a riflettere sul rapporto tra evoluzione tecnologica e strumenti tradizionali, tra identità storica e mutamento, irrappresentabilità e geometrie ineccepibili. È un gioco retorico che si manifesta in una commistione di opposti su più livelli il cui minimo comune denominatore è un principio di arte, una chimica delle forme e delle emozioni, una scienza della fantasia incline al costante superamento di sé stessa grazie a un metodo procedurale di stampo “alchemico”.

Il segno distintivo nelle opere di Ciavoli è il disfacimento dell’immagine che si attua attraverso il ritorno alla percezione pura che non è ancora in grado di distinguere e di tradurre la realtà esterna. L’artista attua la sua ricerca artistica tramite la tecnologia contemporanea, il mezzo (medium) per rendersi indipendente grazie a programmi (software) di grande potenzialità e alla portata di tutti. L’uso della tecnologia non serve a sostituire una tecnica artistica nobile come la pittura, ma a sviscerarne la visione della realtà.

In mostra anche una scultura marmorea: opera tridimensionale dove il soggetto si moltiplica e si rifonda incessantemente fino a creare un agglomerato che idealmente tende a trascendere le leggi gravitazionali e le coordinate spaziali. La sensazione che si avverte è quella del relazionarsi con l’esterno, il necessario sentito bisogno di ricomporre dei vetri infranti e ristabilire un ordine. Non esistono più riferimenti per lo spettatore e questo comporta la possibilità di osservare un’oggettività differente con un sapore scultoreo romantico che elogia la manualità del fare artistico dell’autore.

Il termine anagramma, che tradotto dalla lingua greca si scompone nelle parole ana e graphein, esse significano rispettivamente “sopra” e “scrivere”. E’ il risultato della ricombinazione delle lettere di un’altra parola in modo da formarne una seconda di senso compiuto. Allo stesso modo si possono formare anagrammi anche di intere frasi. Negli anagrammi più divertenti il significato delle parole è correlato al contesto originario o, ancora meglio, completamente opposto. Il concetto era già noto nell’antichità, anche se non è possibile connotarne esattamente la nascita. Esempi di anagrammi in latino risalgono al tempo di Greci e Romani, ma i più simili a quelli attuali si possono ricercare negli scritti del popolo ebraico dove, scrittori e poeti praticanti la cabala, studiavano i “segreti” nascosti nelle frasi. Filippo Ciavoli traspone in pittura un termine dalle origini antiche, attingendo all’iconografia classica presente nella storia dell’arte.

LA TECNOLOGIA NELL’ARTE.

La creatività, può essere facilmente stimolata da un uso insolito di materiali, che possono essere anche molto semplici e comuni. L’utilizzo di materiali sperimentali o di uso comune, oltre a quelli tradizionali, ha esteso le possibilità espressive, ma, al contempo, ha reso le opere molto più complesse tecnicamente. L’artista adopera le tecnologie che la contemporaneità gli mette a disposizione, e le usa al meglio, nell’intento di trovare una forma, un segno, che realizzi la sua espressività, utilizza il progresso perché si pieghi alla sua creatività. Fin dall’inizio la profonda connessione con la scienza scardina il canone tradizionale della ricerca artistica, attraverso i computer grafici, il 3D, la pittura digitale frame by frame e la trasformazione di un video in una sequenza d’immagini su cui si interviene a mano e fotogramma per fotogramma. L’utilizzo delle tecnologie digitali, e soprattutto la rete, quindi la webart, ha dato la possibilità di sperimentare radicali cambiamenti nel pensare i modi di percepire l’arte. L’opera non è mai finita e chiusa poiché esiste la possibilità concreta di acquisire quella determinata immagine, rimaneggiarla, stravolgerla e farla diventare altro, in pratica di rimetterla in rete appropriandosene. Il mezzo tecnico di altissimo livello non dà automaticamente la capacità al suo possessore di essere un artista.

 

 

 

Sono la capacità di trasmettere emozioni, di utilizzare al meglio un insieme di tecniche, di percepire determinate luci, inquadrature, o costruzione dell’immagine, sono queste le qualità essenziali che contraddistinguono un artista. Davanti ad un quadro, una fotografia, un video,  si deve provare emozione, coinvolgimento, al di là di qualsiasi mezzo espressivo venga utilizzato. Non dobbiamo porci limiti quando si parla di arte, tutto può essere o non essere un’opera d’arte, il limite è solo la capacità di comunicazione dell’opera stessa.

 

 

 

 

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Luca Del Core Feb 17, 2020
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Pubblicato da Luca Del Core
Ha scritto per alcune riviste di settore, tra cui "Arskey Magazine" e per alcune delle quali è ancora redattore, "Artslife" e "Art a part of cult(ure)". L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è. (Paul Klee)
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