mercoledì , 16 Ottobre 2019

“IL MISTERO DI VIRGINIA HAYLEY” DI ALESSIO FILISDEO. RECENSIONE ED INTERVISTA

 

Trama: Londra. Autunno 1892.Una serie di efferati delitti a sfondo rituale sconvolge la città e l’opinione pubblica.Un investigatore oppiomane, un’elegante dama straniera, un americano dai modi spicci e un vecchio cacciatore aristocratico si ritrovano a indagare sull’omicidio della giovane Virginia Hayley, che Scotland Yard cerca pervicacemente di nascondere.

In una corsa contro il tempo, tra bassifondi degradati, sontuose sale da ballo e magioni infestate da antiche presenze, i quattro riluttanti compagni si ritroveranno invischiati loro malgrado in un inquietante complotto interno all’Impero Britannico, cercando al contempo di scongiurare il Crepuscolo di Ra e l’avvento del caos.

Nati per scrivere Edizioni

 

Recensione: Il libro si presenta vestito di copertina accattivante che potrebbe ricordare quella di una graphic novel: uno scorcio di Londra by night riconoscibile dal Big Ben, una luna piena, un pipistrello, due figure scure sullo sfondo identificabili come un uomo ed una donna ed un disegno misterioso tracciato su un muro. Niente da eccepire, l’illustrazione è una perfetta sinossi della storia. Il racconto segue un filo logico ben preciso a partire dall’ambientazione storica agli usi e costumi di chi la popola. La città ed i suoi quartieri sono descritti molto bene, ma quello che risalta di più sono le caratterizzazioni dei personaggi: precise ed accurate. Ci troviamo di fronte ad un mix tra romanzo urban fantasy/gotico e giallo per via dei protagonisti principali che non sono persone normali, ma un licantropo ed una vampira. E’ dai tempi di Twilight che non vedevo la collaborazione tra forze oscure opposte, ma la necessità di risoluzione di un omicidio e la sete di vendetta che vede coinvolti entrambi annulla qualsiasi attrito. Le vicende dapprima lineari, man mano si vanno ad ingarbugliare per via di nuove scoperte durante le indagini, regalando numerosi colpi di scena e cambi di rotta. Devo riconoscere che Filisteo è anche dotato di grandissimo umorismo, riesce a rompere la cupezza con battute sagaci e divertenti, uno humor che raggiunge i massimi livelli con la saffica strega Dagny. Non mancano scene pulp e truculente, nessuna censura, cosa che ho apprezzato tantissimo dato il genere del libro. L’autore ha preferito scegliere un linguaggio ormai desueto, probabilmente per restare in tema con il periodo storico in cui si svolgono le vicende, scelta opinabile, ma che da un’idea di completezza. Inoltre, la narrazione avviene in terza persona fino a quando non avviene la conoscenza con l’IO narrante ed essere poi modificata in prima.

Consigliato a chi ama strettamente il genere.

 

 

ALESSIO FILISDEO

Nato ad Ischia nel 1989,vive a Barano d’Ischia. Comincia a scrivere racconti fantasy, e a tema supereroistico, a sedici anni finché, una bella notte, non si trova ad assistere per caso alla proiezione del film culto Intervista col Vampiro. Sboccia immediatamente l’amore per la figura del vampiro aristocratico, per il genere gotico e per i grandi classici ottocenteschi. Il passo da fan del genere a fanatico cultore è più breve del previsto. Conclude il suo primo romanzo storico a tinte sovrannaturali all’età di diciannove anni. C’è un solo problema: ormai i “vampiri di una volta” di cui ha scritto sono passati di moda. Ma Alessio Filisdeo non demorde: destreggiandosi tra la passione per la scrittura e alcuni lavoretti part-time (confermando quindi lo stereotipo dello scrittore perennemente squattrinato con tante belle speranze), e spaziando momentaneamente tra più generi e personaggi, aspetta pazientemente il ritorno alla ribalta della creatura dannata in tutto il suo maledetto splendore.

Per il momento ha pubblicato tre opere di genere urban fantasy e una di genere gotico, con la casa editrice Nativi Digitali Edizioni.

 

                                                 INTERVISTA

 

“Intervista con il vampiro” ti ha aperto un mondo, quello gotico. Raccontaci come nasce “Il mistero di Virginia Hayley”.

“Il mistero di Virginia Hayley” nasce dalla volontà di unire in un’unica storia alcune delle più celebri icone della letteratura sovrannaturale gotica. Volevo dare vita a un grande “penny dreadful”, un rocambolesco “spavento da un penny” all’insegna dell’orrore, del sangue e degli eccessi, il tutto ambientato tra la decadenza e il fasto dell’era vittoriana, periodo simbolo della letteratura di genere.

 

Hai optato per l’utilizzo di un linguaggio ormai desueto, quello ottocentesco, hai riscontrato qualche difficoltà?

Tutt’altro. Mi sento molto a mio agio con quel tipo di lessico.

Ho intrapreso la carriera di scrittore proprio per dar voce, compiutamente, a un determinato immaginario, e la prima tappa per rendere credibile quell’immaginario passa direttamente dal vocabolario.

Ammetto che per essere padroneggiato adeguatamente, senza scadere nel verboso, necessita di un’abbondante pratica, e in tal senso i miei romanzi passati hanno fatto da ottimo campo di addestramento. Per non parlare, ovviamente, dei tanti classici ottocenteschi letti e riletti.

 

Hai mai pensato che Laura la vampira e Wincott il licantropo potessero dare il via ad una saga?

Qualche volta l’idea mi è balenata in mente, ma a storia conclusa più che a stesura in corso.

“Il mistero di Virginia Hayley” è stato ideato fin dall’inizio per essere un racconto autoconclusivo, autonomo.

Ho effettivamente lasciato dei piccoli elementi in sospeso, anche e soprattutto per concedere al lettore qualche volo di fantasia, quindi chissà! Per ragioni di tempo, trama e praticità non ho potuto inserire nel romanzo tutto ciò che avrei voluto. Del resto la mitologia gotico/vittoriana è enorme, piena di misteri, figuri poco raccomandabili e leggende metropolitane.

Mi piacerebbe tornarci su. Se con gli stessi protagonisti di questo volume però non saprei dirlo. Per il momento.

 

Personaggi dannati, stregoneria, massoneria, antichi Dei… insomma, chi più ne ha più ne metta?

Esattamente. L’eccesso è sempre stato alla base del sensazionalismo di genere. I penny dreadful, di cui scrivevo sopra, erano famosissimi per la loro truculenza: un variegato campionario di orrori valorizzato da ostentate illustrazioni ricolme di mostri, sangue e atrocità assortite. Praticamente gli antenati dei film slasher di oggi.

Per quanto riguarda la componente politica fatta di intrighi e complotti, è per me materiale imprescindibile quanto si parla di Impero britannico ed epoca vittoriana. Del resto furono quelli decenni densi di eventi socio-politici rilevanti, gli ultimi connessi direttamente a una concezione di Inghilterra intesa come assoluta potenza mondiale, punto di riferimento per tutte le nazioni civilizzate.

In ultimo, sull’uso della mitologia egizia, ho adoperato questo particolare espediente per due precisi motivi: il primo era per non usare l’inflazionatissimo “fantasy alla occidentale” coi suoi mille luoghi comuni, ormai trattato in tutte le salse; il secondo per sfruttare la rinascita dell’interesse accademico, storicamente accertato e documentato, proprio della società (da bene) vittoriana, prodotto grazie alle numerose spedizioni archeologiche che si susseguirono nella Valle dei Re.

 

Parlaci un po’ delle altre tue opere.

Le mie opere sono prevalentemente di genere horror/gotico, all’insegna del sovrannaturale e dell’esoterismo.

Pongo particolare cura nel creare un contesto di verosimiglianza alla realtà, una sorta di iper-realismo in cui far muovere con coerenza esseri non umani.

Tralasciando “Il mistero di Virginia Hayley”, tutti i miei romanzi fino ad ora pubblicati si ambientano nello stesso universo narrativo, un universo in continua espansione.

Sono noto ai più grazie alla dissacrante saga del vampiro Nik, una serie urban fantasy dai toni pulp, zeppa di black humor (e sparatorie!).

 

Stai lavorando a qualche libro attualmente?

Sono al lavoro sul sequel di “Fairfax & Coldwin”, il romanzo gotico ambientato durante le guerre napoleoniche pubblicato nel 2017 da Nativi Digitali Edizioni.

Era parecchio tempo che i fan mi chiedevano un continuo di quella storia. Ci ho messo un po’ per raccogliere tutto il materiale, le idee e, soprattutto, lo stato d’animo adatto.

Meglio tardi che mai!

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Biografia Cristiana Abbate

Cristiana Abbate
Veterinaria pentita e mamma convinta.Si ritiene propositiva e per nulla diplomatica .Grande appassionata di viaggi e divoratrice di libri. Malata di shopping e con il conto in banca fisso sul rosso.

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