Il Teatro Bellini riparte con il Piano BE

RIpensare. RIabitare. RIcreare. Sono queste le parole chiave per la ripartenza del teatro per gli organizzatori del Bellini, che hanno presentato il programma di spettacoli per il periodo ottobre – dicembre 2020.

Il Piano BE non sarà una proposta ridotta di quel che sarebbe dovuto Essere e non È. Il pubblico verrà chiamato a partecipare ad un’esperienza complessiva fatta di spettacoli e artisti fra i più innovativi della scena contemporanea, che si alterneranno nello stesso spazio scenico per nove settimane; verrà proposto al pubblico di partecipare ad un processo creativo in cui tutto diventa drammaturgia: la reimpostazione dello spazio, l’articolazione degli orari, il tipo di spettacoli scelti, il modo in cui si vivranno e racconteranno le restrizioni sanitarie traendo vantaggio dal naturale distanziamento garantito dai palchetti e dalla nuova disposizione della platea. Si attiverà un processo di co-creazione di un nuovo testo con il pubblico e gli artisti. Gabriele Russo, co-direttore artistico del Teatro Bellini, cosi spiega il progetto: “Disorientati, siamo ancorati al presente poiché tutto intorno sembra poter cambiare da un momento all’altro. Questa condizione ci impedisce di proiettarci ed immaginarci nel futuro. È una condizione nuova e completamente in antitesi con lo stile di vita cui eravamo abituati solo quattordici o quindici settimane fa. Nell’ottica di questa premessa mi piace guardare alla nostra proposta, Il Piano Be (a cui volutamente non segue il dubitativo “or not to BE”) come se lo osservassi dal futuro, come se fra vent’anni, guardandoci indietro, ci chiedessimo: cos’hanno fatto gli artisti, le maestranze, il pubblico, il teatro per rispondere alla distanza sociale richiesta dalle misure sanitarie?

Per questo sono stati ripensati gli spazi, re-immaginato la presenza del pubblico in termini di orari e rafforzato le collaborazioni, ricreando un luogo di incontro tra artisti e cittadini in cui gli spettacoli si alterneranno a ciclo continuo sullo stesso palco in una sorta di turn-over generazionale e poetico in cui ci saranno 54 giorni di programmazione cosi suddivisi:
15 spettacoli per 99 repliche in sala grande,
9 spettacoli per 40 repliche al Piccolo Bellini,
9 spettacoli di danza,
9 spettacoli per ragazzi,
8 concerti.

Tra le “anime” di questo progetto ovviamente gli artisti che storicamente hanno abitato il teatro: Giovanni Block che con il suo movimento del BeQuiet curerà tutta la sezione musicale, Manuela Barbato ed Emma Cianchi che hanno re-immaginato tutta la stagione di danza in questo spazio atipico e Marinella Pomarici che cura, con l’associazione A voce Alta, incontri e approfondimenti culturali.

Si comincia il 22 ottobre, con Le cinque rose di Jennifer, che – oltre che nella sua versione integrale in scena dal giovedì alla domenica – diventerà la materia del progetto di co-creazione live Be Jennifer. Il mercoledì sarà il giorno dedicato alla musica, con la programmazione del BeQuiet curato da Giovanni Block. A partire dal giovedì e fino alla domenica debutteranno due titoli di prosa a settimana, per quattro repliche ciascuno: accanto a compagnie di casa al Bellini, come i Vuccirìa Teatro o Carrozzeria Orfeo ci saranno nuove collaborazioni, come i giovani del Collettivo Lunazione; accanto a nuove prestigiose ospitalità come i Motus, il Mulino di Amleto, Davide Enia e Fabiana Iacozzilli, andranno in scena dei veri e propri gioielli della scena napoletana, come il Casting di Annalisa D’Amato o Supernova de i Pesci.

Si guarderà anche al passato recente presentando alcuni lavori che erano in programma tra marzo e aprile scorso – come ad esempio Celeste del Premio Hystrio Fabio Pisano o Giacomino e Mammà, di Enrico Ianniello e Isa Danieli, e riproponendo In nome del padre con Mario Perrotta e la consulenza drammaturgica di Massimo Recalcati – e al futuro prossimo, presentando al pubblico Provando così fan tutte, una sorta di versione studio del grande allestimento firmato da Mario Tronco e l’Orchestra di Piazza Vittorio che debutterà nel 2021 per la regia di Gabriele Russo.

Si sfrutteranno tutte le ore possibili, per cui il venerdì e sabato a mezzanotte andrà in scena un horror teatrale prodotto per l’occasione: Il colore venuto dallo spazio di Lovecraft, riscritto da Fabrizio Sinisi; orari e titoli si moltiplicheranno nei fine settimana, così il sabato mattina e la domenica pomeriggio saranno dedicati, rispettivamente al teatro per l’infanzia, con un progetto de il Teatro nel Baule, e alla Danza la cui programmazione curata, come sempre, da Manuela Barbato ed Emma Cianchi, riuscirà a essere una panoramica su diversi stili pur tenendo sempre vivo lo sguardo sulla scena napoletana e le sue eccellenze, come Gennaro Cimmino o Antonello Tudisco, o le giovani promesse, come il talentuoso Nyko Piscopo, solo per citarne alcuni.

Con una programmazione a cura di Mario Gelardi e Collettivo Artistico Mutamenti Teatro Civico 14, il palco del Piccolo Bellini ospiterà un vero e proprio focus sulla nuova drammaturgia e sulla scena napoletana: i testi di Pau Mirò, Jordi Galceràn o Bernardo Atxaga, solo per citarne alcuni, in allestimenti firmati da Roberto Solofria, Emanuele Valenti, lo stesso Mario Gelardi e molti altri ancora. La prima mezza stagione del Teatro Bellini nasce da un’esigenza più che mai dettata dall’attualità, per questo nasce Adiacente Possibile il progetto di Agostino Riitano che monitorerà la nostra contemporaneità e la metterà in dialogo con il pubblico mediante una sorta di finestra sul presente che affaccerà direttamente sul palcoscenico.

Insomma tanti spettacoli in 9 settimane di programmazione, dal 22 ottobre al 20 dicembre, che faranno incontrare di nuovo artisti e pubblico in una modalità che scardina le consuetudini del teatro. Non ci resta che augurarCI buono spettacolo!

le cinque rose di jennifer
di annubale ruccello
regia gabriele russo
con daniele russo e sergio del prete
fotografia di scena mario spada

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Biografia Veronica Cardella

Veronica Cardella
Classe 1983, Cancro ascendente Capricorno. Amante della scrittura, dei libri e di tutto quello che fa porre domande. A 9 anni decido di voler fare la giornalista, ma la vita mi ha portato su altri lidi. Non ho abbandonato la passione per la scrittura che provo a coniugare con quella per la lettura e il teatro.

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