L’INCAZZATA TECNOLOGICA E IL VIDEOGIOCO DEPRECABILE

Gli amanti del settore, conosceranno sicuramente Steam, piattaforma sviluppata da Valve, il cui principale scopo è gestire e distribuire una vasta gamma di giochi talvolta esclusivi e il relativo supporto, il tutto esclusivamente via internet.

E proprio parlando di giochi, è notizia di alcuni giorni fa la rimozione dalla piattaforma dell’anteprima di Rape Day, che sarebbe dovuto essere lanciato ufficialmente nel mese di aprile.

Tale anteprima è rimasta a disposizione degli appassionati di videogiochi per circa 3 settimane, quindi visionabile da tutti, minorenni e oggetti mentalmente deboli compresi.

Chi mastica un minimo di inglese, e per giocare ai videogiochi è spesso fondamentale, avrà intuito che il gioco in questione tratta nientepopodimenoche di stupro! Ebbene sì! È un gioco dove si possono, importunare, picchiare, molestare, violentare e uccidere persone durante un’apocalisse zombie e le vittime preferite, guarda un po’, sono le donne.

Il creatore ha dichiarato, testuali parole: “Questo gioco è rivolto al 4% della popolazione, i sociopatici, contenti di interpretare un assassino seriale”. Ah certo! E allora perché non gli diamo direttamente un bastone e li sguinzagliamo tra la folla?

Una delle scene meno violente

Da Wikipedia: il Disturbo Antisociale di Personalità è caratterizzato da disprezzo patologico per le regole e le leggi sociali, da comportamento impulsivo, incapacità di assumersi responsabilità e indifferenza nei confronti dei sentimenti altrui. Questi sono i cosiddetti “sociopatici”.

Quindi, visto che a quanto pare, vanno coinvolti anche costoro nel mercato dei videogiochi, nonostante siano chiaramente soggetti problematici, diamogli un motivo in più per ritenere che il loro comportamento antisociale sia normale. Ovviamente sono sarcastica.

Giochi violenti ne esistono tanti, più o meno famosi, più o meno criticati, il punto sta nel saperli usare col cervello, per questo esistono i vari divieti per i minori di 12, 14, 16 e 18 anni, come la classificazione PEGI (Infomazioni paneuropee sui giochi) che però non è una legge, ma uno strumento di autoregolamentazione, che dovrebbe servire ai genitori per scegliere i giochi più adatti ai loro figli, ma che nella maggior parte dei casi viene bellamente ignorato, con conseguenze talvolta disastrose: non sono pochi i ragazzini che pestano letteralmente i compagni perché “l’hanno visto fare in un gioco e pensano che sia la stessa cosa”. Ok, sto usando esempi estremi, ma non troppo, fidatevi.

La classificazione PEGI

Il fatto che comunque a un gruppo di ideatori sia venuto in mente che creare un gioco dove si possono picchiare, stuprare e uccidere le donne, fosse un’idea commercialmente vincente, fa capire che siamo in un momento storico molto malato. Gli uomini si sentono sminuiti nel loro “essere maschi” e la donna emancipata li fa sentire inferiori: se prima non dovevano fare nulla per dimostrare la loro virilità e intelligenza, perché tanto la femmina era considerata un essere inferiore con lo stesso cervello di un soprammobile, adesso che grazie ad anni di lotte, si è conquistato il diritto alla parità dei sessi, o almeno così dovrebbe essere, certi individui non riescono a tollerarlo e nel peggiore dei casi le loro reazioni finiscono sulle pagine di cronaca.

Quindi se a qualcuno è venuta la malsana idea di un gioco simile per far sfogare i più bassi istinti di qualche troglodita psicopatico, vuol dire che dietro c’è una richiesta: è la legge del mercato alla domanda corrisponde l’offerta.

A’ voglia a fare gli auguri a tutte le donne l’8 marzo, se queste trovate non vi fanno anche solo lontanamente inorridire, vi meritereste di essere presi a mimose nei denti, ma con l’intero albero.

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Biografia Maggie Lee

Maggie Lee
Anche se non sembra sono nata a Milano, ma sono di origini siculo-calabresi: da lì derivano i miei colori poco “nordici”. Sono laureata in Psicologia e sto frequentando la magistrale. I miei amici sostengono che ho un sesto senso innato per capire le persone, soprattutto quelle cattive, cosa che talvolta è più una maledizione che un dono. Cerco di interessarmi a po' di tutto, ho una passione per Wikipedia e mi diletto di cucina e fai da te. Sono il tuttofare tecnologico della famiglia, per qualsiasi cosa abbia dei pulsanti o, ultimamente, uno schermo touch. Amo le tecnologie semplici che semplificano la vita. Viaggio parecchio per amore, i mezzi di trasporto tedeschi non hanno più segreti per me, adoro la loro puntualità, ma odio la loro mancanza di elasticità e, naturalmente, la maggior parte del loro cibo.

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