martedì , 21 Maggio 2019

L’INCAZZATA TECNOLOGICA E L’INCENDIO (SOCIAL) DI NOTRE DAME

Tutti pompieri su Facebook!

Parigi, 15 aprile 2019 ore 18:50, le fiamme divampano sul tetto di Notre Dame, coperto dalle impalcature a causa di alcuni lavori cominciati la scorsa estate.

La notizia rimbalza all’istante in tutto il globo, spinta dai vari social network, Twitter e Facebook in testa e dalle testate giornalistiche.

A causa della copertura lignea, il fuoco ha gioco facile e alle 19:53 crolla la guglia principale, sotto gli occhi attoniti dei Francesi, dei turisti accorsi sul posto e del mondo intero in diretta live, potere della tecnologia. Centinaia di pompieri lavorano per domare le fiamme, nella notte crolla gran parte del tetto, ma l’alba sorge su una cattedrale piuttosto malconcia, bagnata fradicia, ma ancora in piedi.

Scatta una gara di solidarietà mondiale che porta a raccogliere più di un miliardo di euro solo nel giorno successivo alla tragedia, arrivano le prime immagini, alcune molto commoventi: un restauratore che mette in salvo il gallo, simbolo della Francia, contenente preziose reliquie, che era posizionato sulla guglia crollata e l’interno della chiesa annerito, coi resti del tetto crollato, bagnato fradicio, ma ancora in piedi.

Sarebbe da chiudere qui questo articolo, è andato tutto bene, nessuno si è fatto male, una cattedrale di 800 anni si può recuperare, tutto a posto. Buona Pasqua e alla prossima settimana…

Magari…

Invece… durante e dopo le fiamme è stato un susseguirsi di messaggi assurdi sui vari social, alcuni ridicoli, altri spocchiosi, altri ancora vomitevoli, non mi viene un termine più elegante, che hanno esclusivamente dimostrato la profonda ignoranza, cattiveria ed egoismo, che alberga negli animi di certe (molte) persone:

Il saggio Burioni ha sempre una parola giusta per ogni occasione

Partiamo dalle bestie, anche qui non mi viene un termine più elegante per definire certa gente, che ridevano del disastro perché ce l’hanno coi Francesi a prescindere, mica per motivi culturali, neanche per lo strasfruttato “furto della Gioconda”, neanche sanno cos’è, no, non sia mai, ce l’hanno coi vicini d’oltralpe, per mere motivazioni calcistiche. E ho detto tutto…

Poi c’erano quelli che inneggiavano ad Allah o a Dio, a seconda della preferenza, perché la stupidità e il razzismo esistono in ogni religione, o meglio, negli ignoranti che dicono di seguire i precetti di una religione, ma in realtà non hanno capito un tubo.

E ovviamente non hanno tardato ad arrivare i complottisti, razzisti, animali, beceri e chi più ne ha più ne metta. Un esercito di disagiati mentali che, visto che hanno tra le mani una tastiera, si sentono in diritto di vomitare sul web ogni escremento partorito dalla loro mente, convinti che sia la Somma Verità e loro i Profeti designati per svelarla al mondo.

Finiamo questa carrellata di tristezza con i poveretti, coloro che non sanno neanche di cosa si stia parlando, ma che per forza devono dire la loro per non sentirsi esclusi.

Non mi stancherò mai di dirlo: se non avete cose interessanti e, soprattutto, intelligenti da dire, tacete. Tacete per favore, non digitate castronerie sulla tastiera tanto per dire qualcosa, dando ulteriore conferma del crollo verticale della società moderna, umanamente e culturalmente parlando.

Buona Pasqua!

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Biografia Maggie Lee

Maggie Lee
Anche se non sembra sono nata a Milano, ma sono di origini siculo-calabresi: da lì derivano i miei colori poco “nordici”. Sono laureata in Psicologia e sto frequentando la magistrale. I miei amici sostengono che ho un sesto senso innato per capire le persone, soprattutto quelle cattive, cosa che talvolta è più una maledizione che un dono. Cerco di interessarmi a po' di tutto, ho una passione per Wikipedia e mi diletto di cucina e fai da te. Sono il tuttofare tecnologico della famiglia, per qualsiasi cosa abbia dei pulsanti o, ultimamente, uno schermo touch. Amo le tecnologie semplici che semplificano la vita. Viaggio parecchio per amore, i mezzi di trasporto tedeschi non hanno più segreti per me, adoro la loro puntualità, ma odio la loro mancanza di elasticità e, naturalmente, la maggior parte del loro cibo.

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