giovedì , 27 Giugno 2019

MUHAMMAD ALI’- 100 FOTOGRAFIE IMMORTALANO LA CARRIERA E LA VITA DEL “RE DEL MONDO”

Non c’è bisogno di stare in un ring di pugilato per essere un grande combattente.
Finché si resterà fedeli a sé stessi, si avrà successo nella propria lotta, per quello in cui si crede“.
Muhammad Ali

Ancora una settimana, fino al 16 giugno 2019, per visitare la mostra Muhammad Alì- 100 fotografie immortalano la carriera e la vita del “Re del Mondo”, allestita nelle sale del PAN, Palazzo delle Arti di Napoli, in via dei Mille 60, curata da Marco Pastonesi Giorgio Terruzzi. E’ un corpus di opere proveniente dai più grandi archivi fotografici internazionali, quali “New York Post Archives”, “Sygma Photo Archives”, “The Life Images Collection”, che colgono Alì in situazioni e momenti fondamentali non solo della vita sportiva, ma anche privata.

E’ un percorso espositivo per gli appassionati della boxe, in cui emergono diversi elementi: dignità umana e coraggio, oltre ad essere modello di riferimento per le nuove e future generazioni. E’ il ritratto di un uomo che è stato capace di battersi con successo su ring diversi tra loro, dove ha conquistato per tre volte il titolo mondiale dei pesi massimi e, dove, al di fuori del contesto sportivo,  si è battuto per la lotta dei diritti civili dei neri americani, dell’integrazione e della comunicazione.

MUHAMMAD ALI’ E MALCOM X

La mostra è suddivisa in sezioni tematiche ed inizia con le fotografie che celebrano le sue imprese pugilistiche più famose. Dagli incontri con Sonny Liston, George Foreman e Leon Spinks che lo portarono, unico nella storia, a conquistare tre titoli dei pesi massimi, fino ad arrivare ai match dell’epica sfida contro Joe Frazier.

MUHAMMAD ALI’- GEORGE FOREMAN

Impattante è la sala allestita come una palestra di pugilato, con un ring al centro su cui viene proiettato un video con gli spezzoni dei combattimenti più celebri sostenuti da Alì, integrato con una serie di rare fotografie scattate durante le sedute di allenamento, insieme a poster originali e programmi di quelle memorabili riunioni pugilistiche.

Seguono una serie di immagini che ripercorrono attraverso un ordine cronologico che  va dal 1960 al 1981, la conquista della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960, quando il suo nome era ancora Cassius Clay.

MUHAMMAD ALI’- OLIMPIADI DI ROMA 1960

Muhammad Alì è sempre stato uno sportivo con doti di comunicazione straordinarie, tra l’istrionico e il profetico, con una irresistibile ironia. Le sue citazioni più importanti sono proiettate nelle sala che accoglie la sezione con fotografie scattate durante le fasi precedenti agli incontri: le conferenze stampa e le interviste televisive, oltre a quelle relative al suo ruolo da attivista della Nation of Islam. Una scelta che portò Muhammad Alì a schierarsi apertamente contro la guerra del Vietnam e a diventare il leader contro ogni forma di razzismo. Partecipò a molte manifestazioni a favore delle persone discriminate. Diventò una icona popolare, riconosciuta e ammirata anche da buona parte dell’America bianca. A questo importante capitolo della sua vita è dedicata una intera sezione della mostra che documenta il suo rapporto con i bambini, con i quali riusciva ad avere un rapporto tenero e privilegiato, testimoniato anche dalla proiezione della candid camera, in cui si diverte a scherzare con i più piccoli. Una visione intima e privata dello sportivo viene approfondita con i componenti della sua grande famiglia: la madre, il padre, il fratello, le quattro mogli e i nove figli.

DOUG JONES-CASSIUS CLAY

La mostra si chiude con una serie di immagini dedicate al coraggio. Ritratti in compagnia di sé stesso, secondo destino tipico di un pugile, di un campione. Immagini intense ed emozionanti per offrire una riflessione sulla forza, sulla fatica e sull’etica dell’esistenza.

MUHAMMAD ALI’-FLOYD PATTERSON

 

 

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Biografia Luca Del Core

Luca Del Core
Vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, tra cui "Arskey Magazine" e per alcune delle quali è ancora redattore, "Artslife" e "Art a part of cult(ure)". La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.

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