Nek live. La rabbia, la passione e il ricordo al Noisy Naples Fest

Uno dei concerti più attesi dell’estate napoletana è sicuramente quello andato in scena ieri sera all’Etes Arena Flegrea; il concerto di NEK.
L’artista emiliano è tornato ad infiammare il palco ed il cuore dei suoi fan napoletani, e lo ha fatto sempre in grande stile…come solo un grande della musica sa fare. Quella che segue è la cronistoria di tutto l’evento, dal principio alla fine senza nessuna omissione o esclusione, perché chi legge deve essere sia informato su ciò che desidera, ma deve conoscere anche ciò che magari preferirebbe evitare. Ecco dunque cosa è successo ieri all’Etes Arena Flegrea di Napoli durante il concerto di NEK

La rabbia: Arrivati sul posto intorno alle 18;30 la prima cosa che notiamo è la già media affluenza di pubblico. Fila con oltre un centinaio di fan era già composta e chiusa da un paio d’ore, ma solo dopo ci verrà spiegato che la stessa era riservata al Fan club (ed ancora dopo scopriremo che sono stati gli unici a poter incontrare l’artista da vicino). La cosa ci rende felici, l’artista ha un ottimo seguito in città, e con questa bella considerazione iniziamo la nostra serata; che per l’appunto inizia con il dover attendere perché ai botteghini non si sa dove e quanti siano i nostri accrediti. Siamo di certo abituati a situazioni del genere, quindi con cortesia attendiamo di risolvere il disguido, ed una volta fatto decidiamo di metterci anche noi in fila (e sì, anche i giornalisti fanno le file come tutti i comuni mortali), perché esistono ben due casse separate tra accrediti e biglietti, ma le entrate sono praticamente le stesse; non esiste differenza tra chi va per lavorare e chi per divertirsi.  I cancelli con nostro stupore verranno aperti solo alle 19;50 con le solite raccomandazioni di rito per evitare spiacevoli incidenti; ma lo stupore non è per l’orario di apertura dei cancelli, bensì perché hanno dovuto aggiustare le file di transenne in corso d’opera per un paio di volte. Era difficile, magari, prevedere e muoversi qualche ora prima quando il tutto sarebbe stato più facile? Nessunissimo problema, passiamo anche questa ed una volta entrati cerchiamo di dirigerci al varco artisti, ma è quì che riceviamo la “Prima vera bella notizia”: “Non sono stati concessi pass stampa, ma solo dei nominativi su una qualche lista di cui nessuno sa praticamente nulla; si sa solo che c’è”. Insieme a dei colleghi che, purtroppo per loro, hanno avuto la nostra stessa sorte iniziamo a porre qualche domanda, ma praticamente non esiste una risposta concreta. Non si sa nulla, magari si ipotizza siano direttive (errate ad avviso di alcuni tra cui io) della F&P Group, azienda promotrice dell’evento dell’artista che collabora con la casa discografica dello stesso. Non fa nulla, davvero…ci adattiamo…la serata ancora deve iniziare dopo tutto, ed ecco arrivare la seconda bella notizia: “E’ possibile fotografare e filmare solo le prime tre canzoni” (le altre tecnicamente da regolamento sono escluse); adesso…considerando che Nek ne ha suonate la bellezza di 27, secondo voi come deve fare un giornalista? Non è dato di sapere nemmeno il perché di questa seconda regola…sembra oggi ci vogliano far davvero divertire. Non fa nulla entriamo, ormai ci siamo, si beve un sorso d’acqua e via che il concerto è davvero agli sgoccioli. Sono le 20:40 e l’Arena è ormai gremita; unica nota un po’ stonata è che la Cavea Alta è praticamente vuota, o forse chiusa; fatto sta che oltre la regia non c’è nessuno.
Ebbene sì, ci siamo, sono le 20:45 ed il concerto ormai sta per iniziare….SI alle 21:50

La passione: Le luci si spengono, quattro figure si stagliano in lontananza ed inizia la musica. Si tratta di pochi secondi, quelli da togliere il fiato…le luci si accendono e sul palco esce il più atteso da tutti: Nek. L’artista emiliano ne ha da vendere e lo dimostra sin da subito con le prime tre canzoni: “Uno di questi giorni”, “Se una regola c’è” e  “Lascia che io sia” eseguite alla spicciolata. L’arena è in visibilio e non sembra voler smettere; si canta all’unisono, si battono le mani e non si perde occasione per ricordare all’artista la propria presenza (un plauso speciale va alla signora anziana che ha urlato “Nek mi vedi sono qui” immersa dalla folla). I saluti alla città ed ai fan non arrivano molto dopo, anzi danno spunto all’artista per prendersi una pausa ed introdurre una nuova canzone; ma non nella maniera classica, bensì elogiando un altro grande figlio di Napoli, Erri De Luca, dal quale il cantante ha tratto spunto per la sua “Questo so di me”.  Di seguito passano come stilettate “Hey Dio”, “ La voglia che non vorrei” , “Contromano”, “Io ricomincerei” (quest’ultima accompagnata dalle luci di tutti i telefoni dell’arena su richiesta dello stesso artista), “Sei solo tu”, “Sul treno” e “Differente”. Finalmente un attimo di vera pausa; cinque minuti dove Nek s’è divertito col pubblico a giocare in dialetto napoletano…e la gag è funzionata alla meraviglia. Una pausa servita anche a presentare chi lo accompagna in questo suo viaggio musicale, le quattro figure su citate, quattro musicisti che hanno davvero fatto la differenza su quel palco. E li ricordiamo con piacere; Chicco Gussoni alla chitarra, Luciano Galloni alla batteria, Lorenzo Poli al basso ed Emiliano Fantuzzi alla chitarra ed alle tastiere. Loro sono l’emblema di ciò che Nek crea; sono coloro che esprimono al meglio ciò che l’artista partorisce ed hanno l’onere di rendere tutto impeccabile…e stasera ci sono riusciti egregiamente. Presentazioni a parte Nek riparte con il pezzo “Nella stanza 26” ed ecco allora il continuo di ciò ché è avvenuto.  Dopo tanta musica elettronica è anche giusto, ed apprezzabile, un po’ di melodia e toni pacati ed infatti ecco arrivare “Dimmi cos’è”, “Se non ami”, “Sto con te”, “L’anno zero” totalmente eseguite in acustico. La sensazione della chitarra acustica accompagnata dalla sola voce dei presenti fa sempre un effetto da brivido; un momento di intimità che si vive da soli, ma con la platea intera. Siamo a metà concerto e la scaletta si porta di nuovo su ritmi incalzanti; ecco arrivare infatti il nuovo singolo “Freud”, cantato con la base della voce del rapper J-Ax ed accompagnato di nuovo dalla band tornata sul palco. Il palco, però,  è lontano dalla platea, e questo a Nek non piace. Lo dice apertamente spesse volte durante la serata fin quando non decide di fare una cosa che lascia tutti a bocca aperta….LASCIA IL PALCO E SCENDE IN PLATEA A CANTARE. “Sei grande” e “Ci sei tu”, infatti  saranno cantate tra le fila della platea con l’artista che, sceso, ha fatto il giro dell’intera cavea per abbracciare quante più persone possibile. Ormai lo show è andato; sta succedendo di tutto e il concerto s’è trasformato in una festa; i musicisti saltano e si divertono sul palco, il cantante continua ad incitare la folla, ed ecco allora i  pezzi forti per chiudere in bellezza: “Almeno stavolta”, “Mia”, “Se telefonando”, “Laura non c’è”, “La vita rimane la cosa più bella che ho”. E su quest’ultimo pezzo Nek saluta tutti, la band posa gli strumenti  e si va via. Il concerto è finito. Ma il pubblico non è ancora contento…(ed hanno ragione perché è stato davvero un bello spettacolo); si innalzano cori, si urla tutto quello che si può e si resta li in attesa che accada ancora qualcosa.
E’ indescrivibile il boato di quando la band è tornata sul palco ad imbracciare gli strumenti…in lontananza si vede Nek sorridere; chissà forse davvero è contento di tanto affetto, ed io non stento a crederlo. Si concede in un veloce ma intenso bis formato da “Unici”, “Fatti avanti amore” e “Se io non avessi te”. Così davvero finisce una splendida esibizione di una stella del nostro panorama musicale.

Il ricordo: Il concerto ormai è finito e l’arena si sta svuotando lentamente. Ci sediamo allora sui gradoni esterni per un ultima sigaretta e notiamo quanto tutti stiano lì a parlare felici di quello che avevano visto fino a pochi momenti prima. Il ricordo sarà certamente quello di tutti quei ragazzi che hanno segnato un po’ tutta la serata in fin dei conti. Se Nek non è solo Filippo Neviani è anche grazie a loro. I bambini sono crollati nei carrozzini…fino a poco prima erano in visibilio per le luci, ed i fidanzati se ne escono mano nella mano più felici di prima. Il pensiero va allora a ciò che la musica può essere, se davvero viene considerata: può essere una cura, un rimedio, un punto fermo e perché no, una nascita.  Il pensiero va alla sempre dolcissima e gentilissima Annalisa Tirrito (Addetta Stampa) che, nonostante pressioni e domande è sempre stata disponibile con noi del giornale, e ci ha sempre accompagnato con un sorriso; il pensiero va a Nek che, per qualsivoglia ragione, oggi ha creato un qualcosa di davvero grande. E mentre questi pensieri vagano nella mia testa la sigaretta ormai s’è consumata, l’arena e quasi vuota, e forse forse è il caso che anche io prenda la strada di casa.

Please follow and like us:

Biografia Giuseppe Improta

Avatar

Check Also

Tratto da una storia vera: il nuovo album di Joe Barbieri

E’ uscito lo scorso 16 aprile il nuovo album di Joe Barbieri, “Tratto da una …