Nerdangolo Top 5: Cinecomics più crudi e violenti

Siamo ormai abituati, in quanto spettatori della narrativa post-moderna, a vedere sui nostri schermi, quotidianamente, scene di violenza. Essa è diventata una componente fondamentale di generi a cui siamo affezionati, come il pulp. Al di là delle opinioni sull’uso della violenza in film, serie tv, fumetti, ecc., essa è usata come fondamentale dispositivo narrativo per colpire l’occhio dello spettatore.

Storicamente invece ha avuto altre funzioni: nella cultura dell’antica Roma, la funzione dei combattimenti tra gladiatori, ad esempio, andava al di là del semplice intrattenimento: attraverso la visione di sanguinosi scontri, il popolo “sfogava” le proprie pulsioni violente, e si diceva che questi combattimenti avrebbero avuto il compito di “placare gli idei”.

Per questa nostra piccola classifica settimanale abbiamo deciso di proporvi 5 degli adattamenti cinematografici tratti da manga o fumetti più crudi, violenti di sempre.

 

5) Oldboy

E’ poco noto che questo film coreano del 2003 del regista Park Chan-wook, vincitore del Gran Prix speciale della giuria al festival di Cannes del 2004, in realtà è un adattamento di un omonimo manga in 8 parti di Nobuaki Mineghishi e Garon Tsuchiya. Entrambi si concentrano sulla storia di Oh Dae-sun (Shinichi Goto nel manga giapponese), un uomo comune che improvvisamente un giorno viene rapito e rinchiuso per 15 anni in una cella senza nessun motivo apparente, per poi essere rilasciato improvvisamente. Da quel momento Oh Dae-sun, psicologicamente distrutto dall’isolamento, dovrà scoprire chi lo ha rapito ed imprigionato ma, soprattutto il perché. Non possiamo dilungarci ulteriormente sulla trama senza rivelare uno degli innumerevoli (e crudissimi) colpi di scena che impreziosiscono la pellicola. Potremmo invece dilungarci su quanto il mondo di Oldboy sia perverso, straripante di follia e violento. A partire dalla sua claustrofobica prigione, accompagniamo Oh Dae-sun in un incubo ad occhi aperti che, quanto più lo fa avvicinare alla fine, tanto più lo spinge in un baratro senza speranza, fatto di inganni e malvagità che ricordano una tragedia greca in salsa pulp.

 

4) A Hystory of Violence

In questa pellicola basata su una graphic novel dello stesso nome, Tom Stall (interpretato da Viggo Mortensen) è un normalissimo padre di famiglia, proprietario di una tavola calda situata nel centro di una tranquilla cittadina americana nello stato dell’indiana, la cui unica preoccupazione apparente è quello di riuscire a guadagnarsi da vivere onestamente. Ma questo film del 2005 diretto da David Cronenberg non farebbe parte della nostra classifica se non prendesse una piega, è il caso di dirlo, al quanto violenta. Infatti lo status quo e la pacifica vita di Tom vengono alterati dall’arrivo alla tavola calda di un individuo tutt’altro che rassicurante: quest’uomo dal volto vistosamente sfregiato, affermerà infatti che Tom in realtà non è altro che la nuova identità di un affiliato della malavita irlandese, che li aveva traditi vent’anni prima. Da questo momento in poi la vita di Tom entrerà in una spirale di violenza che metterà a dura prova i rapporti familiari , fin ora indissolubili, della famiglia Stall e innescherà una trasformazione psicologica che trasformerà Tom Stall da cittadino modello a dispensatore di morte. Il tutto è raccontato attraverso l’occhio cinico di un autore come Cronenberg, che ha fatto degli istinti primordiali e delle pulsioni più basse dell’essere umano, temi centrali delle sue opere.

3) Dredd (2012)

In un futuro che non ci sembra ormai così remoto, uno speciale corpo di polizia funge da giuria giudice e boia per portare la legge nelle strade di una gigantesca e futuristica metropoli. Rispetto all’impronta autoriale dei precedenti film inseriti in questa classifica, questa pellicola del 2012, è un divertente bagno di sangue lungo dal primo all’ultimo minuto, in cui emerge la figura di uno di questi agenti: protagonista è infatti il Giudice Dredd (interpretato da uno stoico Karl Urban). Dredd, sui cui è incentrata anche l’omonima serie a fumetti su cui si basa questa pellicola, nel film come nel fumetto, muove la sua guerra senza quartiere contro le gang criminali, lasciando al suo arbitrio e al grilletto della sua pistola se esse siano colpevoli o no. Ne risulta non solo uno dei cinecomics più violenti e spietati mai apparsi sul grande schermo, ma anche uno degli action movie più brutali usciti dall’inizio del nuovo millennio ad oggi.

 

2) Il Corvo

E’ molto probabile che nel leggere l’accostamento delle parole dark e cinecomics, questo è il primo film che vi sia venuto in mente. Basato sulla seria a fumetti di James O’Barr, il Corvo, questo cult-movie del 1994 si è imposto nell’immaginario collettivo come manifesto della sottocultura dark, molto popolare fin dagli anni ’80. Ed è evidente il perchè soprattutto a partire dalla trama: la notte di Halloween il giovane Eric Draven (interpretato da Brandon Lee) è in procinto di sposarsi con Shelly, quando quattro criminali, affiliati alla gang di un signore del crimine di New York, irrompono in casa loro, violentano la giovane e uccidono i due futuri sposi. Ma la vendetta è l’ultima a morire, così, come vuole la mitologia di alcune culture (come quella greca, ad esempio), il corvo fa ritornare in vita Eric, la cui anima, anche dopo la morte è intrisa di odio e dolore. Da questo momento Eric cambierà totalmente la sua identità, assumendo le sembianze del Corvo, “un giustiziere” che è l’incarnazione delle tenebre, il cui unico motore delle sue azioni sarà la più cieca vendetta nei confronti di chi ha ucciso Shelly e del loro capo, lo spietato Top Dollar. Come se non fosse già abbastanza dark, la pellicola è collegata alla tragedia che ha colpito l’attore protagonista Brandon Lee, morto sul set per colpa di un incidente causato da un pistola, utilizzata durante una delle scene.

1) Sin City

E’ grazie a Frank Miller se alcuni dei fumetti americani del panorama mainstream più interessanti sono venuti alla luce: pensiamo al modo in cui ha rivoluzionato la narrazione supereroistica con i suoi cicli su Daredevil e Batman (il Ritorno del Cavaliere Oscuro); 300 è un altro ottimo esempio di utilizzo di immagini forti a favore di una narrazione d’impatto dai temi maturi. Ma questa breve classifica non sarebbe la stessa senza inserire uno dei capolavori di questo autore, o in questo caso il suo l’adattamento cinematografico: Sin City. Qui prenderemo unitariamente in considerazione entrambi i due “capitoli”, Sin City (2005) e Sin City: Una Donna per cui Uccidere (2014). In questi film è la città ad essere protagonista: i vari episodi narrati sono ambientate a Basin City, una città spietata che accoglie nelle sue strade i più spietati e assurdi criminali, spesso mossi da interessi economici e disposti a tutto per perseguirli. I protagonisti di queste storie sono perciò antieroi alla mercè degli eventi, spesso inseriti in trame congeniate da perfidi boss per colpa di femmes fatales a cui nessun uomo riuscirebbe a dire no. Girato in un bianco e nero digitale che riprende quello puro della serie a fumetti e girati da Robert Rodriguez (la trilogia del mariachi, Machete, Dal Tramonto alla Alba) e lo stesso Miller, questi film traspongono l’idea di annullamento di quella dicotomia morale stereotipata di bianco-bene e nero-male , già presente nell’opera di Miller, sfumando i contorni morali dei protagonisti e di molti personaggi (come le prostitute della Città Vecchia). Il risultato è che lo spettatore riesce a provare affezione anche per il peggiore di questi individui, spesso violenti, irrascibili, ma in fondo, ingenui uomini, vittime anche loro della città del peccato.

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Biografia Fabrizio Cozzolino

Fabrizio Cozzolino
Assiduo consumatore di fumetti e graphic novels, abituè della sala cinematografica e appassionato di musica. Studente di Scienze della Comunicazione e interessato all'industria e alla produzione mediatica a 360° gradi.

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