Playstation e la sindrome da retrogaming

Il giorno 11 novembre dell’anno 2016 alcuni ricorderanno l’uscita di una console che definire di nicchia è dire poco: usciva infatti il Nintendo Classic Mini NES. Di nicchia perché, sostanzialmente, era destinata ad un pubblico piuttosto ristretto, cioè soprattutto chi effettivamente aveva giocato al NES originale e voleva ripercorrere quelle sensazioni, visto e considerato che i “giovani” interessati a giocare quel genere di titoli li può tranquillamente provare, ahimè, su qualche emulatore e qualche ROM craccata. E tra l’altro lo scorso giugno è stato rimesso in commercio il mini NES. Però non è di certo di una console prodotta più di 30 anni fa e ri-prodotta in versione più contenuta un paio di anni fa.

Qualche mese fa Sony, forse per cavalcare quest’onda di retrogaming, forse semplicemente per far contento qualche fan, ha annunciato anche lei la sua console per il suddetto retrogaming: la Playstation Classic. Anche questa console, come il mini NES, sarà, fondamentalmente, una copia in miniatura di un grande classico del home gaming, ossia la prima Playstation (che tutti chiamiamo Playstation 1, perché è la prima, ma che in realtà si chiamava, appunto, solo Playstation). E, come il mini NES, anche questa “mini Playstation” avrà un parco titoli limitato a 20 giochi, pre-installati sul hardware. Sorvolando per un attimo che giochi effettivamente saranno presenti in questa scatoletta (uno su tutti Final Fantasy VII, ma anche Tekken 3, il primo Resident Evil e molti altri titoli storici), quello su cui vorrei riflettere è: davvero il mercato videoludico, durante questa sua fase non proprio idilliaca, ha bisogno di un prodotto del genere? La risposta è, senza molti dubbi, no; per almeno due motivi.

Il primo motivo è banalmente tecnico, e cioè: davvero nel 2018 è necessaria una console che ci permette di giocare solo 20 giochi? E soprattutto, davvero non si riesce ad infilare più di 20 file (e nemmeno dei più pesanti) in un hard disk? La risposta alla prima domanda è chiaramente no; è ovvio che una qualunque macchina è in grado di gestire più di 20 giochi; persino un qualunque PC con un minimo di memoria interna è in grado di affrontare il peso di più di una ventina di videogiochi; basti pensare che più o meno chiunque ha a sua disposizione una memoria esterna da almeno 1 TB. La risposta, implicitamente contenuta nella prima risposta, alla seconda domanda è si, e non pensa serva aggiungere altro. Quindi dal punto di vista tecnico questa console “non ha senso di esistere”.

Il secondo motivo è , molto semplicemente, di tipo ludico: davvero è necessaria la produzione di una “nuova” console per godersi i migliori titoli della Playstation? È inutile che vi dica che la risposta è, ancora, no. Basti pensare alle miriadi di remaster (remake o reboot) dei giochi classici che sono state fatte, ultima in produzione quella di Resident Evil 2. Oppure, senza nasconderci dietro ad un dito, le varie ROM illegali da far girare sui vari emulatori. Insomma anche da questo punto di vista, la Playstation classic non rappresenta un investimento che “s’ha da fare”. Ed oltre a questi due motivi se ne potrebbero trovare molti altri; ma allora perché la Sony punta su di un prodotto del genere?

Il motivo è da ricercarsi in due categorie di consumatori: la prima i nostalgici; la seconda, i puri di cuori che vogliono recuperare certi titoli non possedendo alcuna console Sony e senza voler giocare sugli emulatori. Ah, e ovviamente c’è il fattore economico, che ormai tendo ad omettere perché lo considero implicito, ma che è sempre bene ricordare.

Concludendo, comprerò Playstation Classic? Probabilmente si.

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Biografia Gabriele Nappo

Gabriele Nappo
Studente di Scienze della Comunicazione presso l' Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Appassionato di musica da quando ne ho memoria, e , nel corso degli anni, ho affiancato a questa passione numerose altre, come i videogiochi, lo sport (Napoli ed NBA in primis), il cinema ed il teatro. Lavoro come speaker presso la radio del Suor Orsola Benincasa.

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