martedì , 23 Aprile 2019

Sanremo 2019; ecco come cambia la musica in Italia

Alla fine tutto è andato esattamente com’era prevedibile ed anche questa edizione del Festival di Sanremo (che ricordiamo essere la 69°) ha lasciato un forte strascico di critiche e rumors garantendosi una grandissima pubblicità facendo parlare di se; e qualcosa ci suggerisce che per il mondo della polemica lo spettacolo sia appena incominciato. La notizia principale è che questa edizione se l’è aggiudicata il rapper Mahmood con la canzone “Soldi”, secondo è arrivato Ultimo con “I tuoi particolari” e terzi si sono piazzati Il Volo con il brano “Musica che resta”.  Se tutto fosse andato come doveva non avremmo altro da dire ma anche quest’anno è successo l’impossibile (Il Festival non si fa mancare mai nulla). Andiamo allora a vedere, nel dettaglio, cosa è accaduto tra strane situazioni, particolari anomali, e sviste a dir poco colossali.

Lo slogan della manifestazione è “Perchè Sanremo è Sanremo” credo che tutti lo ricordino e sembra che in questa occasione questo motto sia diventato un “Tutto può succedere”, fra accuse di aver pilotato i voti, offese ai giornalisti, fonici non  adeguati, pianisti con attacchi di pancia e battute al limite della decenza. Partendo dalla classifica e basandoci sui dati del televoto il vincitore della kermesse musicale doveva essere Ultimo. Ma il voto è stato stravolto dalla giuria tecnica e dalla giuria d’onore, che detto in sincerità è accettabile che la scelta del vincitore derivi dal voto di giornalisti e addetti ai lavori, che hanno giudicato più idoneo il brano di Mahmood. Ma se c’è un regolamento che dà merito, anche con largo vantaggio, ad un’artista piuttosto che ad un altro, sembra alquanto strano stravolgere e di tanto, il giudizio finale. La cosa che può sembrare strana è che, ascoltando i brani, ce ne erano altri che forse meritavano qualcosa di più e che poteva senza tante polemiche accontentare il pubblico e rappresentare al meglio il panorama musicale italiano nella prossima edizione dell’Eurovision Song Contest. Vince quindi il rapper milanese, sui Social è bufera per la presunta “Scelta politica“, il vincitore è nato in Italia e vive in Italia, ma è figlio di un’italiana e un egiziano, lo strascico di accuse che ne sono derivate erano, per il momento storico che la nostra penisola sta vivendo, facilmente intuibili. Altra stranezza, ma meno misteroriosa, è la segnalazione di un presunto aggiornamento sulla pagina Wikipedia di Mahmood che due ore prima che finisse il Festival, lo dichiarava vincitore della manifestazione. Essendo Wikipedia accessibile a tutti, sicuramente si sarà strattato del gesto di un fan dell’artista, apparso per pochi minuti e cancellato poco dopo, ma ovviamente i dubbi rimangono, il vincitore era già stato deciso, quindi? Polemiche hanno colpito anche la svolta “trapper” del Festival, con la scelta di Achille Lauro e la sua “Rolls Royce“. In cosa hanno pensato potesse funzionare, nella musica o nel testo? Ma soprattutto….quando hanno letto quel testo qualche domanda se la sono fatta o hanno semplicemente accettato la candidatura? Credo che un limite sia sempre d’obbligo non tanto per un discorso di censura ma proprio di qualità. Insomma…a sto punto anche Young Signorino con “Mmh hahaha” avrebbe potuto partecipare e concorrere per vincere. E tutto questo amplia sì la gamma ma abbassa la qualità del festival.
Già dall’annuncio degli artisti si poteva intuire che questa edizione del festival sarebbe valsa da banco di prova per un futuro passo in avanti della trasmissione, basta pensare allo scioglimento della “Categoria Giovani” e ai nomi degli artisti candidati; nomi che racchiudono una maggior fetta del panorama musicale odierno. Altra cosa inspiegabile è la scelta di non chiamare, per la seconda volta, nessun’ospite straniero ma di dare spazio solo agli artisti nazionali;  ma sta cosa non l’abbiamo già sentita? Na cosa tipo…”prima gli italiani”.Ma come avete potuto toglierci lo straniero al festival? L’unica cosa carina che creava hype al festival è stata tolta.  Una scelta che non tutti hanno gradito ma che comunque ha ottenuto i suoi frutti nel vedere il ritorno di Ligabue sul palco del Teatro Ariston; peccato avesse rovinato Guccini (ma questa è un’altra storia).

Alla fine, dopo cinque, serate di musica e spettacolo la classifica è la seguente:

  1. Mahmood
  2. Ultimo
  3. Il Volo
  4. Loredana Bertè
  5. Simone Cristicchi
  6. Daniele Silvestri
  7. Irama
  8. Arisa
  9. Achille Lauro
  10. Enrico Nigiotti
  11. Boomdabash
  12. Ghemon
  13. Ex Otago
  14. Motta
  15. Francesco Renga
  16. Paola Turci
  17. The Zen Circus
  18. Federica Carta e Shade
  19. Nek
  20. Negrita
  21. Patty Pravo e Briga
  22. Anna Tatangelo
  23. Einar
  24. Nino D’Angelo e Livio Cori

I nomi si alternato tra vecchi e nuovi e forse è davvero questo il senso di tutte le scelte fatte…dare spazio ai giovani e voltare pagina scrivendo le nuove note della musica italiana. Peccato per qualche piccolissima nota stonata come l’idea di far vincere il rapper  al posto di artisti con testi che, molto meglio, avrebbero saputo e potuto rappresentare la scena “vera” e bella della canzone Italiana nel mondo, ma si sa…bisogna guardare all’apparenza più che all’essenza; un Cristicchi, un Silvestri o una Bertè sarebbero certo stati fuori luogo all’Eurovision rispetto ad un Mahmood di turno. Ma non vi preoccupate invece di ammettere che questa volta avete sbagliato di brutto su parecchie cose buttatela sul solito discorso della razza; che poi detta molto francamente…se la canzone fa schifo puoi essere di dove vuoi…ma fa schifo lo stesso.

Che dire: “Perché Sanremo è Sanremo”…e meno male che si fa una sola volta l’anno.

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Biografia Giuseppe Improta

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