Sanremo 2020: i voti del Kik

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Ci siamo cari lettori, è arrivata la settima più canterina dell’anno. Stonati e non, con Sorrisi & Canzoni alla mano per leggere i testi delle canzoni, cantiamo i pezzi del festival canoro italiano più famoso.

Da soli, con il nostro fidato cane o con mille amici, non importa, la nostra “ITALIETTA”si prende una pausa da tutto e all’unisono canta.

Sanremo è Sanremo!

Belli, brutti, bravi, cattivi, intonati e non, a fare da padroni in queste serate sono i ventiquattro cantanti in gara. Come ogni anno ecco i miei voti, personali, sindacabili e spontanei. Qualcuno si offenderà e qualcun’ altro mi darà “dell’incompetente in materia“ e magari lo sono. Ma questo è il divertimento di Sanremo, il libero giudizio. Tanto da casa siamo tutti bravi a (s)parlare.

Al primo ascolto!

Giordana Angi voto 8. Miglior testo in assoluto, la ragazza ci sa fare e scrive anche per grandi nomi. Giordana è una donna forte e di carattere, non ha avuto timore a dichiararsi gay e porta un testo credo ispirato alla madre, ma forse anche ad una compagna di vita. Ha le palle, cosa che manca a molte sue colleghe, dimenticheremo che una ex di AMICi  e ci ricorderemo solo di Giordana la cantante. Promossa!

Raphael Gualazzi voto 4. Lo trovo parecchio imbolsito, è giovane ma sembra Renzo Arbore. Sicuramente Ralph non punta sull’estetica. Sempre al pianoforte, sempre con l’espressione di chi si “abboffa” di merendine e poi non si pente. La canzone dal titolo Carioca rimanda ai ritmi latini già sfruttati fino all’inverosimile ed il look nella prima serata ricorda a casaccio Elton John, un pappone e Fred Buscaglione, ma che centra? Ha trasformato l’Ariston in uno “sculettio”pacchiano da balera senza controllo.

Rancore  voto 7. Non lo conoscevo. Rancore è un‘esponente della scena romana di hip/hop rap. Eden è un rap tiratissimo, parte parlato e diventa quasi pop. Modula molto bene la voce passando dal parlato al cantato.  Il “tatata”del ritornello mi è rimasto impresso.

Achille Lauro voto 8 e1/2. Secondo anno consecutivo al Festival. Achille è uno che osa, nei testi e nel look, scalzo con una tunica sacerdotale “con sorpresa”, la prima sera. E’un vero artista, ha una timbrica particolare, lo scorso anno lo bocciai, poi mi sono ricreduto seguendo il suo percorso. Il pezzo, intitolato Me ne frego, riassume chi è adesso. E’ un giovane talento e non lascia nulla al caso. Da tenere d’occhio, è provvisto di X Factor.

Elettra Lamborghini voto 9, per simpatia, bellezza, curve e per la timidezza che ha mostrato. Elettra ci piace tanto, la canzone funzionerà anche in radio, la voce non è il massimo, ma si sapeva. Brava a tenere il palco! È il pezzo di cui ricordo il testo e che canticchio senza accorgermene. Incisa renderà meglio. Immancabile un pochettino di twerking nell’esibizione.

Michelle Zarrillo voto 4. Il pezzo “alla e di Zarrillo”non poteva mancare. Melodia, canzone italiana, le stelle…l’infinito… stavolta la rosa di che colore è? Ma Zarrillo si vede solo al Festival? Che noia…. Giusto per dare qualcosa ai nostalgici festivalieri over 60 che non accettano la musica odierna. Tredicesima partecipazione, e veterano non vuol dire sempre Superstar.

Piero Pelù voto 8. Finalmente Piero si è degnato di andare in gara. Il re del Rock, sempre sexy, carismatico, animalesco nonostante il tempo che passa, la canzone Gigante è infatti dedicata al nipotino. La voce è sempre al top ed il pezzo un capolavoro, dice nel testo “sei il mio Gesù.. tu sei benvenuto al mondo” la dolcezza del testo con la ruvidezza del rock. Proporrei più Pelù e meno classica melodia.

Irene Grandi voto7 e 1/2. Il pezzo, intitolato Finalmente io è una canzone tirata, rock, ritmata e la voce graffiante dell’ Irene nazionale la rifinisce con spessore e sapienza. Irene riesce sempre ad essere originale, anche se resta una “classica”cantautrice rock. A mio parere il pezzo suo più bello è però Bruci la città, che all’epoca non fu ammessa a Sanremo. Stranezze festivaliere.

Levante voto 6. Andrebbe premiata solo per l’originalità del look. Canzone oserei dire a forte impatto sociale che può suonare come una “furbata” acchiappa voti. Mi piace guardarla sul palco e la apprezzo di più come scrittrice. Truccata bene, con i capelli sciolti e selvaggi la trovo sensuale.

Pinguini Tattici Nucleari voto 7. Da un po di anni vengono ammessi gruppi indie poco conosciuti, ci sono stati gli Ex-Otago e Lo Stato sociale, e poi? Che fine hanno fatto? I “Pinguini” sono carini ed il pezzo è molto radiofonico, gli auguro di diventare un gruppo “VIP” e fare il salto di notorietà non legato solo a questo festival ed alla singola canzone. Sembrano tutti gruppi fotocopia.

Rita Pavone voto 10. Mancava dal Festival da 48 anni. Onore al merito per partecipare in gara e non come super ospite. Rita è Rita, le si può dire qualunque cosa ed ha un’età in cui mettersi in gioco ci vuole coraggio. A me come cantante non piace, ma è intoccabile. La canzone intitolata Niente (Resilienza 74) ha un ritmo giovane e la voce regge bene, chi si aspettava un pezzo “amarcord” è rimasto spiazzato, ma lei d’altronde è sempre stata un passo avanti a tutti. Giovani prendete esempio, e parlo dell’artista, da non confondere con la persona e le sue idee sovraniste a cui darei zero.

Tosca voto 2, personalissimo. E’indubbiamente un‘ interprete con un grande stile, ma voi, “Vorrei incontrarti fra cent’anni” a parte, conoscete un pezzo di Tosca? Qualcuno di voi ha un suo disco? Mi spiace dirlo, ma è una di quelle cantanti che se non riesce a partecipare a Sanremo nessuno la vede. L’esibizione della seconda serata è stata intensa quasi come lo era Mia Martini.

Riki voto 4+. Lo “Zac Efron” italiano, senza il carisma di quello americano, ha solo la stessa bellezza statica e stancante. Ennesimo prodotto inscatolato da Maria De Filippi ad uso e consumo degli ormoni delle ragazzine nostrane. Riki è carino da morire, la canzone è l’ennesima dichiarazione sull’amore tardo adolescenziale. Solo in pochi davvero diventano star e cacciano la personalità. Per ora è solo un bel ragazzo intonato.

Alberto Urso voto 8. Urso ha un paio d’occhi rubati ai manga giapponesi. Ancora una volta il pop incontra la lirica e il mix nel pezzo Il sole ad est funziona. Un giovane Bocelli o l’elemento mancante de Il volo? Alberto ha classe e voce e la sua canzone mi piace tanto. In questo caso il talent da cui è uscito è soltanto un mezzo per far conoscere il suo talento. Culturalmente una spanna sopra la media, come tutti gli esponenti del “bel canto”.

Elodie voto 6, per la classe. Torna a Sanremo dopo un paio di anni. Algida e fredda come una modella dell’alta moda. Il testo di Mahmood è leggiadro, è lei ha una grande voce. Ma è troppo precisina e per il suo ritorno solista, visto che in questi anni ha duettato nelle canzoni di molti colleghi, doveva azzardare di più. Andromeda, il suo pezzo, andrà fortissimo in radio.

Marco Masini voto 5. Marco, sempre più barbuto e capelluto, festeggia 30 anni di carriera con un pezzo sempre uguale a se stesso. La voce è troppo riconoscibile e rende tutte le canzoni uguali tra loro. Qui presenta una ballad al pianoforte con un crescendo vocale, cosa c’è di nuovo? Nulla.

Morgan & Bugo voto 7. Dove c’è Morgan c’è genialità musicale. Lui e Bugo con Sincero propongono un bel pezzo ritmato. La canzone ha un “taglio”alla Bluvertigo, base elettronica un pochino anni 80. Morgan canta per l’80% del pezzo, Bugo è inutile, è come Mauro Repetto degli 883. Doveva proporla Morgan da solo.

Le Vibrazioni voto 5. Sarcina è un uomo affascinante, con un look da zingaro glam rock. Il pezzo è un loro classico, senza infamia e senza lode, nel testo la parola “dov’è” viene ripetuta fino allo sfinimento, troppe volte secondo me. L’esibizione canora è accompagnata dalla traduzione simultanea nel linguaggio dei segni.

Francesco Gabbani voto 8. Dopo gli sfracelli (in senso buono) degli anni precedenti Gabbani torna con un pezzo nuovissimo ed originale, titolo Viceversa. Stavolta sta più tranquillo, non balla e non ci sono scimmie. Protagonista la voce ed il testo. Ha stupito ancora.

Junior Cally voto 9. Eccoci al personaggio più discusso grazie ai perbenisti che scavano nelle sue canzoni e formulano accuse di sessismo con (secondo loro) effetti retroattivi che avrebbero dovuto estromettere Junior dalla gara. Il punto è che il cantante più atteso è proprio lui. Il pezzo di Junior è una “trap song” dove parla di se stesso. È meno spaventoso sul palco dell’Ariston, senza maschera e con un bel testo. Piaccia o no è questa la musica che oggi va per la maggiore, e che vende. Vi fa ancora così paura?

Diodato voto 2. Non mi è mai piaciuto. Vale lo stesso discorso di Tosca. Diodato è un ottimo paroliere ma non ha la freschezza ed il sex appeal per essere un cantante. La sua canzone non aggiunge nulla alla musica. Nel testo parla di fare rumore, ma io ho sentito la solita e sorpassata musichetta banale.

Enrico Nigiotti voto 6. Ritorna dopo “Nonno Hollywood” dello scorso anno, riporta lo stesso genere, riff di chitarre, credo anche lo stesso look, stessi capelli e microfono volutamente inclinato. Bravo strumentista, ma non mi ha fatto impazzire.

Paolo Jannacci voto 3. Figlio d’arte, anzi di un mostro sacro, suo padre era Enzo Jannacci. Il pezzo portato da lui, pare sia stato già proposto e scartato dalle precedenti commissioni, ora è passato. Al primo ascolto ho capito perché non era passata prima. Manca di mordente, una ballad dedicata alla figlia e del genere ce ne sono mille e tutte simili. Forse con un pezzo jazz avrebbe fatto la differenza.

Anastasio voto 4. Anastasio è un rapper/trap “buono”. Non è volgare, non incita alla violenza, non è circondato da “squinziette desnude”. Piace alle mamme e alle ragazzine ed ha un delizioso faccino acqua e sapone. Indossava per l’occasione festivaliera una bella camicia di forza ed ha gridato parole incomprensibili, non cantato, per tutto il tempo dell’esibizione. Vuole fare il grintoso ma sembra scappato da una boy band.

Due precisazioni, le donne in gara troppo poche e si sa che sono loro ad essere le più attese, tra look, acconciatura e gossip. Seconda cosa, il Sanremo Edition di un disco uscito già mesi fa è un furto in un‘epoca in cui i dischi non si vendono più.

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Biografia Carlo Kik Ditto

Carlo Kik Ditto
Autore dei romanzi "La pecora Rosa"e "Crazy Bear Love" e "A Destra dell'Arcobaleno",Carlo Ditto con la sua ironia e il suo tono sempre sopra le righe,riesce a raccontare in modo davvero unico,la quotidianetà.Nella sua rubrica "L'angolo della Pecora Rosa",accompagnerà i nostri lettori nel mondo LGBT.

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