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Musica

Sanremo 2020:molto rumore per nulla

Giuseppe Improta
Giuseppe Improta 6 anni fa
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6 Min Lettura
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“Albano e Romina sono vecchi”, “Ancora co sta Rita Pavone”, “Amadeus non è capace”, “Quella per un’apparizione prende più soldi di uno che la mattina va a lavorare”….ecco cosa è accaduto a nemmeno venti minuti dalla fine della prima serata di Sanremo, Festival della Canzone Italiana. Era carina, in origine, l’idea di seguire il festival insieme ad altre persone in una caffetteria…mi dava quello strano piacere di quando i nostri padri si sedevano vicino al giradischi per ascoltare le canzoni, era una cosa che sembrava carina insomma. Peccato che, ed ora vi racconto, questa esperienza non è andata proprio come mi aspettavo.

Come vi ho anticipato, ero in caffetteria e la gente intorno a me parlava, ovviamente, dei vari accadimenti inerenti il festival. Ho pensato bene, per capire quale fosse un primo riscontro, di spostarmi da solo ad un altro tavolo per poter carpire meglio le sensazioni delle persone e, non ci crederete lo so, NESSUNO parlava delle canzoni. Ci saranno state una cinquantina di persone (quindi era facile sentire) e nessuna ha accennato ad un pezzo…nemmeno una. A questo punto, è nata in me, l’indecisione su quale tipo di articolo consegnare per la pubblicazione ed ora vi spiego perché (e sarò breve, prometto): Se Achille Lauro canta nudo, se Albano cade dalle scale, se Diletta Leotta non vi suona sincera nel suo monologo sulla bellezza non ha importanza e, in tutta sincerità, non m’interessa. Non è possibile pensare ad un “festival della canzone” solo nei termini del gossip e dello scandalo; il vero “scandalo” rischia di divenire proprio questo: “l’ascoltatore non ha ascoltato niente”. Non si apre un dibattito sulla qualità della canzone, sulla sua  versatilità, sulla anche simpatia verso questo o quel pezzo…si parla solo di gossip. Che il Festival non abbia più quell’appeal dei tempi scorsi è un dato di fatto, purtroppo le nuove generazioni si approcciano diversamente alla musica, ma da questo ad esserne totalmente estranei mi sembra esagerato. Da un primo ascolto ai concorrenti delle prime due serate, senza distinzione tra big e non, ho avuto delle buone vibrazioni e sinceramente non vedo l’ora di sentire cosa verrà proposto nelle serate successive. Il punto, miei cari amici, non è Sanremo o il Festival in sé ma come l’ascoltatore, il fruitore ci si approccia. Se una persona è aperta alla conoscenza, o anche, all’ignoto (giustamente non sa in anticipo cosa ascolterà) allora Achille Lauro non sarà altro che una nuova possibile strada da perseguire; piacerà, non piacerà, è soggettivo…ma non sarà altro che una proposta. Se invece, per il Partito Preso del Gossip (PPG), l’ascoltatore già sa che (per esempio) Junior Cally è un omofobo (perché poi quando si tratta di fake news nessuno batte il PPG) allora quel cantante è meglio che su quel palco non sale proprio; sarà comunque sempre etichettato e, potenzialmente, sfavorito anche con un buon pezzo musicale.
Questo è un grande cancro per chi, come me che ci lavoro o altri appassionati, vuole fare della musica un’espressione artistica. L’ignoranza, il qualunquismo, il gossip non fanno né parte nè bene agli smisurati tentativi di creare un ricambio generazionale nella musica come “arte”. Ovviamente parlo di musica in quanto mio campo di competenza ma, non sbagliando di molto, potrei parlare anche di altri settori culturali; basti pensare che di Sabato in prima serata, il programma condotto da Alberto Angela “Meraviglie” ottiene solamente 3.831.000 ascoltatori contro i 5.930.000 del programma “C’è posta per te” di Maria De Filippi. E, in tutta onestà, non posso nemmeno dire che mi dispiace fare questi paragoni, perché non è così, non mi dispiace; se si vuole parlare, se si vuole fare una fotografia oggettiva di una determinata situazione (cosa che il giornalista dovrebbe fare) si deve correre il rischio, per mantenere una etica dedita alla verità, di essere scomodi. Ed allora ben venga anche questo affinché non si debba mischiare l’arte al semplice intrattenimento.

Con questo, in conclusione, cosa voglio sostenere? Giudicate, date giudizi, solo dopo aver capito di cosa state parlando…nulla di più semplice. Nel Festival della Canzone Italiana si deve parlare di musica. Si deve, capire (e quindi apprezzare) quella che, secondo ognuno, può essere la canzone meritevole di rappresentare la Nazione nel panorama musicale internazionale. Non ha senso dedicarsi a tutto fuorché alla cosa essenziale, quale la musica. Per scrivere il futuro (e non lo dico io) bisogna conoscere il passato, se no si corre il serio rischio di ripetere gli stessi errori. E non vi faccio esempi perché basta che vedete a cosa si è ridotta una cosa bella come la Politica; da arte oratoria ed organizzativa di una società a festino da lido sulla spiaggia.
Signori, concludo, con l’augurarvi sempre di cercare la buona musica e mai la buona chiacchiera, perché di questa seconda non avrete mai davvero bisogno.

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Giuseppe Improta Feb 6, 2020
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