“UNA DONNA QUASI PERFETTA” DI MADELEINE ST JOHN. RECENSIONE

 

Trama: Londra. Attraverso le grandi finestre si scorgono sontuosi salotti, tovaglie ricamate e, immancabile, un servizio da tè in fine porcellana. Intorno a quei tavolini elegantemente apparecchiati, con una tazza in mano, le donne si confidano le une con le altre, si danno manforte, si studiano tra mezzi sorrisi e cenni d’intesa. È così anche per Flora, Gillian e Lydia, tutte e tre convinte di avere una vita quasi perfetta. La prima ha un marito che ama e tre splendidi bambini. Gillian ha una relazione con un uomo sposato che spera possa trasformarsi in qualcosa di più. Infine Lydia è sicura di poter vincere la medaglia di “amica dell’anno”. Quando le loro strade si incrociano, però, capiscono che non sempre le cose vanno come si desidera: è il momento di scegliere che persone vogliono essere, che tipo di donne vogliono diventare. Al di là di quello che la società richiede loro. Al di là di quello che si aspettano gli uomini che hanno accanto. Perché, per quanto sia più semplice avere qualcuno vicino che ci consigli che cosa dire e che cosa fare, e prendere decisioni non convenzionali possa fare paura, Flora, Gillian e Lydia stanno per scoprire che è la sola strada verso la libertà.

Garzanti Editore

 

Recensione: Devo ammettere che la trama svia un po’: credevo di leggere una storia in cui le tre donne creassero una cricca, affrontando i dubbi e l’amaro che spesso la vita propone, invece, si tratta di tutt’altra cosa.

La storia gira intorno alla coppia Flora-Simon dove quest’ultimo comincia a vacillare nel momento in cui inizia una relazione con Gillian. Assistiamo ad una storia parallela fatta di bugie e sotterfugi che permettono ai due amanti di incontrarsi. I personaggi sono perfettamente delineati: Simon mi è risultato antipatico a sufficienza, non vuole rinunciare a Gillian, sarà perchè gli trasmette emozioni ormai un po’ sopite, ma neanche a Flora, tanto che in molte righe si ha la sensazione che non sia particolarmente convinto di questa liaison; Flora è amabile, un po’ perchè intenerisce la sua condizione di tradita, un po’ perchè incarna una donna a tutto tondo, intelligente, mamma attenta, instancabile, senza apparire forzata; Gillian è il classico terzo incomodo, si capisce che le piace tenere Simon sulla corda, mentre nel frattempo si fa “i fatti propri”, uscendo e frequentando altri uomini, cosa che, giustamente, infastidisce l’amante; Lydia è un satellite che gira intorno alla coppia Flora-Simon.

Continuo a sottolineare quanto l’egocentrismo di Simon sia intollerabile. A lui importa solo avere il controllo su tutto e tutti e comincia a crollare sia quando la moglie inizia a frequentare la chiesa cattolica, mentre lui è totalmente contrario, sia quando Gillian afferma a chiare lettere di non voler rinunciare al suo essere libera.

Ho amato la brevità dei capitoli che rendeva possibile stacchi veloci di scena e regalando l’illusione di guardare un film. Una scrittura brillante, immediata, ironica e sottile che conquista dalla prima pagina.

 

Madeleine St. John nasce a Sydney nel 1941. Unica donna australiana a essere candidata al Man Booker Prize, esordisce con Le signore in nero, pubblicato nel 1993, cui seguono A Pure Clear Light (1996), The Essence of the Thing (1997) e A Stairway to Paradise (1999). Muore a Londra, nel 2006, all’età di sessantaquattro anni.
Mentre è in corso in tutto il mondo la riscoperta delle sua opera, Garzanti pubblica per la prima volta in Italia i suoi romanzi.

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Biografia Cristiana Abbate

Cristiana Abbate
Veterinaria pentita e mamma convinta.Si ritiene propositiva e per nulla diplomatica .Grande appassionata di viaggi e divoratrice di libri. Malata di shopping e con il conto in banca fisso sul rosso.

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