AL MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA “SERRALVES” DI PORTO-LA COLLEZIONE “SONNABEND”

Oltre a Peggy Guggenheim, tra le scopritrici di talenti artistici c’è stata anche Ileana Schapira, moglie del collezionista Leo Castelli e, successivamente, di Michael Sonnabend. Dopo la presentazione nel 2016 della “Collezione Sonnabend, mezzo secolo di arte europea e americana, prima parte“, il museo di arte contemporanea “Serralves” di Porto, in Portogallo, ospita la seconda parte della collezione Sonnabend, fino al 23 settembre 2018. Una raccolta di opere conosciuta principalmente per il suo sostegno ai protagonisti della Pop Art, del Minimalismo, dell’Arte Povera, del Post-Minimalismo e dell’Arte Concettuale. Ileana Sonnabend ha continuato il suo impegno fino alla morte nel 2007. Questa seconda mostra è incentrata sull’uso della fotografia, dall’arte concettuale dagli anni’60 ad oggi, il lavoro degli artisti della Pop Art negli anni Ottanta e al Minimalismo. Un suggestivo percorso visivo ospita nel candore e nella elegante neutralità delle sale opere di notevole valenza, l’effervescenza tutta americana dei colori e dei materiali di questi lavori, sono illustrate le correnti maestre del secondo Novecento internazionale. Principale attrazione per i visitatori è l‘”Hulk” (Amici) di Jeff Koons, la scultura in acciaio inossidabile dell’artista divenne famosa nel mercato dell’arte, non solo per il prezzo gigantesco nelle aste, ma anche per la giocosità e la leggerezza di questi giganti di bronzo. Le figure “blow-up” di Koons fungono da ricordi d’infanzia, creando trascendenza, nonostante il materiale rigido e la superficie altamente lucidata conferisce alla scultura un carisma sublime. Interessanti sono le fotografie di Bernd Hilla Becher, artisti conosciuti internazionalmente per le fotografie in bianco e nero di strutture di archeologia industriale e altri tipi di architettura sempre strutturata in modo tipologico. Una fotografia lontana da quella di Henri Cartier-Bresson, di scattare “quando si allineano, soggetto, occhio e cuore”. Le immagini dei Becher rovesciano, invece, questa mentalità, cercando di riportare il mezzo fotografico al valore originale di freddezza ed impersonale testimone della realtà, documentando in maniera distaccata il mondo industriale. Gli scenari appartenenti all’industria e alla fabbrica sono i soggetti prediletti dei loro lavori, nei quali la figura umana è totalmente assente. Acquedotti, edifici, case, ed altre tipologie simili di fabbricati occupano l’intera superficie offrendoci un’analisi dettagliata del mondo. I due coniugi creano dei lavori seriali, nei quali vengono raggruppati scatti (sempre in bianco e nero) che ritraggono costruzioni quasi identiche tra loro e perfettamente centrate nello spazio. L’accostamento di soggetti quasi identici, ne accentua le differenze che saltano immediatamente all’occhio.

Proseguendo per il percorso espositivo si susseguono le opere di altri artisti di caratura internazionale, da Gilbert & George, con gli eterni demoni mimetici raffigurati in profane vetrate inerenti sia alla politica britannica, sia a temi più escatologici, come mostrato in “Mental No. 4″,  “Seven Heroes” e “Clean Me”.

Inconfondibile sono le opere di Hiroshi Sugimoto, le cui fotografie impeccabili in bianco e nero sono, di solito, classificate come tempi congelati, e le opere di John Baldessari, con le immagini intervallate con il colore,  o Candida Höfer  con i suoi grandi formati di spazi disabitati.

John Baldessari-“Arrive”.

Nella mostra sono visibili opere di Haim Steinbach Ashley Bickerton,  e altre opere di Jeff Koons, a cui sarà dedicata successivamente una mostra personale.

 

 

 

 

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Biografia Luca Del Core

Luca Del Core
Ha scritto per alcune riviste di settore, tra cui "Arskey Magazine" e per alcune delle quali è ancora redattore, "Artslife" e "Art a part of cult(ure)". L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è. (Paul Klee)

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