domenica , 5 Aprile 2020

Alighieri, Sisifo e lecca lecca: il “Dante” di Luca Giuliano

Il viaggio è senza dubbio uno degli ur-plot preferiti da lettori e scrittori. Esso ricalca, d’altronde, la stessa esperienza umana in quanto passaggio perenne attraverso tempo e spazio, coscienza e identità.

Spostarsi fisicamente attraverso luoghi differenti è la perfetta metafora del mutamento interiore che qualsiasi anima è costretta ad affrontare: dall’inconsapevolezza dell’origine, tutta ripiegata su sé stessa, alla consapevolezza della irriducibile molteplicità di un Universo Sconfinato. È una delle idee alla base del viaggio dell’eroe, della struttura ciclica del mono mito ben descritta da Joseph Campbell (“L’eroe dai mille volti”).

Il viaggio non è necessariamente fisico dunque, ma anzi è prima di tutto mentale: ricerca attraverso i luoghi della mente, percorso di conoscenza e  trasformazione. Di ascesa o caduta, ma sempre di scoperta di sé e del mondo. Di sé nel mondo. La Divina Commedia di Dante costituisce un esempio emblematico. Il viaggio “fisico” del protagonista non è che la metafora vivida di un possibile percorso esistenziale, psichico e conoscitivo. Un viaggio mentale, se vogliamo.

Proprio dal viaggio della Divina Commedia parte, idealmente, il fumettista Luca Giuliano per la sua Graphic Novel “Dante”. Pubblicata da Eretica Edizioni, essa si propone come primo volume di un dittico autoconclusivo. Come il suo predecessore, il Dante di Giuliano si ritrova improvvisamente instradato in un percorso misterioso, che lo porta molto al di fuori degli angusti limiti della propria zona di comfort. Questa volta però il viaggiatore non è un poeta esiliato, bensì un giovane contemporaneo, dal colorito turchese, per qualche motivo perennemente a torso nudo e alacremente impegnato in una incessante attività videoludica. A distrarlo dai videogiochi c è il suo Virgilio: un lecca lecca parlante e fluttuante, che lo porterà a comprendere la tragica e insensata circolarità dell’Esistenza. Tutto questo raccontato con uno stile cartoonesco e una palette di colori acidi, fluorescenti, in una estetica che ricorda da un lato la pop culture anni ‘80, e dall’altra la psichedelia di certi immaginari lisergici.

In effetti le 40 pagine della graphic novel hanno a che fare più con l’esperienza sensoriale pura che con lo story telling. La trama, ridotta al minimo, lascia spazio ad un dialogo onnipresente, composto principalmente dalle riflessioni del protagonista e dalle indicazioni della sua guida/lecca lecca. Le due cose però si inseguono e si confondono, in un continuum quasi ovattato. Addirittura, una parte del testo è nascosta all’interno dell’altra grazie ad un trucco cromatico.

L’immaginario lisergico è richiamato anche dal ruolo “virgiliano” del lecca lecca: oggetto/guida, che espande un’individualità materialmente rinchiusa nella routine (l’appartamento pieno di videogiochi), verso la consapevolezza di uno spazio esteso, di un ordine eterno e ciclico, che rimanda al mito di Sisifo; approdo di carattere puramente intuitivo,  restituito dal background “cosmico” delle ultime tavole.

La narrazione è scarna, quasi ermetica. L’obiettivo è tutto puntato su un’individualità in transito, caotica, magmatica. Mentre i colori fluo, uniti al tratto morbido e gonfio da cartoon, non fanno che accentuare la sensazione di spaesamento e confusione. Una confusione che coinvolge sia il piano sensoriale – lo spazio e il tempo percepiti nella finzione diegetica – sia  il registro narrativo, con un tema per molti aspetti incongruo rispetto allo stile.

Effetto voluto e ricercato dall’autore ovviamente, come spiega lui stesso nella breve intervista che segue.

Partiamo dall’autore, Luca Giuliano. Quale è la tua formazione fumettistica. Da quando scrivi  fumetti? Quando hai iniziato a disegnare? Chi sono i tuoi riferimenti?

Ho sempre disegnato fin da piccolo ma è sempre stato un hobby. Anche perché la mia formazione non è propriamente fumettistica. Ho studiato economia fin dalle superiori, per finire il percorso universitario con una laurea magistrale in economia e finanza. Dopo qualche anno di lavoro nel mio ambito ho cambiato completamente settore e mi sono lanciato nel reparto grafico e dell’illustrazione. È un anno che faccio illustrazione e grafica per uno studio della mia provincia come apprendista.

Sono cresciuto con i fumetti americani di Batman e Spider Man, quindi Jim Lee, Romita, Capullo ecc. Fra gli italiani adoro le nuove leve, Simone Dimeo in primis.

Di cosa parla secondo te la tua graphic novel?

L’idea di base dell’intero progetto è racchiusa dal mito di Sisifo e dalla rielaborazione del filosofo Albert Camus. L’intento è stato cercare di raffigurare a livello grafico questa idea, l’idea di costante ripetizione della vita dell’uomo e della sua apparente futilità. La trama parte tutto da qui, ma ho cercato di inserire anche concetti di costante cambiamento e insicurezza. Temi che personalmente mi accomunano con il personaggio e la storia.

Quale è il signficato dietro la scelta dei nomi?

La scelta del nome parte da Dante. Beatrice è stata una logica conseguenza.

Per spiegare la motivazione devo partire da uno dei concetti base che rotea intorno a tutto il progetto Dante: l’ossimoro. So bene che è una figura retorica, ma l’intenzione è stata applicarla a livello di personaggio. Dante, il sommo poeta, è considerato una delle figure più importanti della letteratura italiana, uomo di intelletto, ma allo stesso tempo uomo di altri tempi, scollegato dalla realtà moderna dei miei anni. Dante, quello turchese, è nel mio mondo un ragazzo intelligente capace di ragionamento logico che viene trasportato in un viaggio strano da un traghettatore, il chupa chupa. L’intenzione era creare un filo di similitudine ma allo stesso tempo di contrastare un nome con un passato così importante, con qualcosa di giovane e incompreso. La scelta di Beatrice è un rafforzativo per creare la connessione con il sommo poeta.

 Il tuo personaggio infatti è ritratto in questo strano colore turchese. Ma l’intera palette delle vignette ha qualcosa di particolare. Puoi spiegarmi la scelta del codice cromatico?

Certamente ti posso dire che adoro questi colori perché sono amante delle palette molto fluo e colorate degli anni 80/90. Ma qui ritorna anche il concetto dell’ossimoro. La storia in sé parla di temi “seri”, di idee mature e adulte. Le emozioni correlate possono essere espresse a livello cromatico da tonalità scure e cupe. Per questo, Proprio per creare confusione nel lettore ho deciso di trattare temi così delicati con un linguaggio grafico opposto, vivo e vibrante.

Infine, mi ha incuriosito il doppio uso di alcuni passaggi del testo. Perché nascondere una parte del dialogo?

Sottotesto: non tutto ciò che succede viene e deve essere compreso in primo luogo. Non tutto ciò che accade nella vita viene capito al primo tentativo. Proprio per questo ho voluto inserire un sotto testo, un’altra trama. Chi sia il narratore di questo sotto testo non l’ho specificato. Potrebbe essere l’inconscio di Dante, un narratore esterno, o addirittura il chupa chupa stesso.

Dante

Autore: Luca Giuliano

Casa Editrice: Eretica Edizioni

Prezzo: € 13

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Biografia Carmelo Nigro

Carmelo Nigro
Nato sul finire della lontana e oscura epoca umana conosciuta come “anni '80”, è riemerso, più o meno trionfante, dal labirinto universitario durante la seconda decade del terzo millennio, riportando una laurea in giurisprudenza come macabro trofeo. Nerd incallito e irredento, fagocita libri e fumetti di ogni tipo, delirando di improbabili super-poteri da ben prima che Downey Junior rendesse popolare la faccenda sfrecciando ubriaco nei cieli di Hollywood... Il suo primo atto ufficiale come membro del team di Senza Linea è stato inventare la parola “Nerdangolo”, rubrica di cui tutt'ora si occupa per la gioia di sé stesso. mail: c.nigrox@gmail.com

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