CI SARA’ ANCORA MUSICA?

Siccome allo scadere del 31 dicembre il 2020, anno più funesto che si ricordi dal dopoguerra in poi, è stato letteralmente preso a calci, pugni e botte in testa e gettato dalla finestra, non solo a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia e sue conseguenze su economia e attività lavorative e ricreative ma anche per i molti e dolorosi  lutti verificatisi nel settore musicale e dello spettacolo, potrei scrivere qualcosa a questo proposito sulla scomparsa del Maestro Ennio Morricone, autore delle più belle ed emozionanti colonne sonore da film di sempre. Ma da musicista mi corre l’obbligo affrontare un argomen-to  attinente a ciò di cui parlavo prima a proposito delle conseguenze della pandemia sulle attività ricreative: lo stato di estremo disagio economico e morale in cui versano operatori dello spettacolo e live music, ovvero musicisti, orchestrali, fonici, tecnici, roadies e maestranze  attinenti.

Premessa n.1: l’artista, e più specificamente il musicista, nella stragrande maggioranza dei casi è da sempre stato considerato poco più che un giullare da basso livello di intrattenimento dal sistema e da chi avrebbe dovuto seriamente tutelarlo e proteggerlo! Vero, Governo & Siae?

Premessa n.2: lo stato di salute della live music nei pochissimi piccoli rock o jazz club rimasti era già tragico da molto prima del covid19  causa la pessima conduzione dei locali da parte di chi li gestiva e della progressiva disaffe-zione del pubblico verso la musica dal vivo grazie  allo sfrenato consumismo  che ti permette ormai di assistere su uno smartphone a qualunque cosa, musica, film, serie tv ma soprattutto calcio in diretta pay tv a tutte le ore del giorno!  Ragionamento medio conseguenziale: chi me lo fa fare di uscire di casa la sera se ho tutto sottomano senza il fastidio di prendere l’auto e andare a sbattere chissà dove, fare tremila giri per parcheggiare etc….complimenti vivissimi a chi ragiona in questo modo! Bravi, bis!

Va da se che l’anno appena trascorso abbia definitivamen-te affossato le ultime velleità lavorative di quei pochissimi spazi per la musica che ancora restavano aggrappati ad un miglioramento generale della situazione pandemica per sperare di poter pian piano tornare ad una parvenza di normalità. Per restare alle cose nostre è di questi giorni la triste notizia della chiusura del Goodfellas di Bob Gallino e Salvo Parrella, noto spazio rock vomerese, che va mestamente ad aggiungersi a quella dell’Hades di Danilo Angeli per i motivi sopra citati. Un riscontro tragico a questo generale e drammatico stato di cose per gli artisti? La scomparsa del bravo pianista jazz romano Adriano Urso in circostanze assurde e ai confini della realtà: fermo da un anno nella sua attività causa spazi jazz chiusi per covid19 per sbarcare il lunario avendo famiglia si era trovato un lavoro da rider(!) presso una pizzeria. Un paio di mesi fa mentre effettuava delle consegne si ferma l’auto, lui scende e inizia a spingerla per non venir meno con i clienti. Mentre spinge, già stanco e affaticato, viene colto da infarto e muore. Vi pare mai possibile un epilogo del genere per un valente e bravo musicista come lui?

Ma la tristissima vicenda umana di Adriano Urso è solo la punta dell’iceberg! Avete un’idea di quanti lavoratori dello spettacolo stiano tirando la cinghia con enormi difficoltà, di quante persone tra musicisti, orchestrali, tecnici, fonici e roadies siano fermi da più di un anno non sapendo più a chi rivolgersi, di quante persone tra i musicisti pur proseguendo nell’ insegnamento anche con la DAD fanno una fatica boia ad arrivare a fine mese, avendo famiglia e a volte anche gravi problematiche sanitario/familiari con forti ritardi dei sostegni governativi preposti? E i ristori per le suddette categorie sono davvero stati attuati in modo solerte o si è trattato della solita propaganda elettorale all’insegna del prometto certo, mantengo chissà? C’è stavolta, trovandoci in una grave emergenza mondiale, la precisa volontà di venire finalmente incontro per la prima volta a questa tanto bistrattata categoria dei lavoratori dello spettacolo, con riferimento non tanto ai quei soliti nomi famosi ma a tutte quelle persone che vivono e lavorano faticosamente all’ombra di questi ultimi? Oppure dobbiamo aspettarci prima o poi altri Adriano Urso che ci rimettano la pelle solo perché venutisi improvvisamente a trovare senza il loro lavoro abituale? I nostri cari enti locali si decideranno una volta per tutte a sostenere concreta-mente  gli spazi per la live music e le associazioni culturali che da anni con grande passione mal ripagata si sforzano in ogni modo di organizzare eventi live per la gente, troppo assente e distratta da altro ultimamente?

Per cui mi chiedo e vi chiedo: CI SARA’ ANCORA MUSICA?

Facciamo TUTTI in modo che sia così!

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Biografia Sergio Forlani

Inizialmente autodidatta, ad inizio anni 80 intraprende gli studi di armonia e improvvisazione jazz col maestro Franco de Crescenzo, sempre però prestando la massima attenzione alle sonorità ECM, etichetta simbolo del jazz europeo. Nel 1990 fonda PATSIMILE, band ispirata al sound del Pat Metheny Group con cui si esibisce nei maggiori jazz club campani. Qui fa il suo esordio nel gruppo il chitarrista Paolo Palopoli con il quale realizza a tutt’oggi quattro cd inediti, due di matrice etno/jazz(“Armodia etnica” ed “Etnodie”) e due di connotazione jazz/fusion(“First out” e il recentissimo “Back on the ground”). Al suo attivo anche “Non solo etno” con il quale interrompe momentaneamente il filone etno/jazz per dare spazio ad una delle sue passioni, la forma “song” eseguita con piano, contrabbasso e batteria. L’altro suo progetto è invece “SING & SWING – Beatles and songs in jazz” con il quale assieme al cantante Marco Miglio ripropone dal vivo le canzoni dei Fab Four e altri artisti in chiave jazz.

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