Cinquanta sfumature di azzurro, il Napoli schiaccia la Lazio e va al comando da solo

Mancavano pochi minuti alla fine dell’emozionante posticipo serale tra il Napoli e la Lazio: ancora si avvertiva l’emozione per il prepartita dedicato all’indimenticabile Diego, la partita di fatto è chiusa ormai da un’ora, i biancocelesti di Sarri, ex indimenticato ormai vittima del personaggio creatosi nel triennio partenopeo, non aspettano altro che buttarsi sotto la doccia, gelati dal clima e dai gol di Zielinski e Mertens; gli azzurri girano palla, cinquanta passaggi di fila prima della stoccata definitiva di Fabian Ruiz. In una gara che potrebbe essere racchiusa da tante immagini, questa è la fotografia più fedele della partita di ieri sera.

Un dominio assoluto, imbarazzante.

Privo di Osimhen, Anguissa e Politano, per citare solo le assenze principali, il Napoli, reduce da due sconfitte con Inter e Spartak comunque sfortunate, era chiamato a dimostrare sul campo di meritare il primo posto e di approfittare del passo falso del Milan. Ebbene, gli azzurri di casa hanno annichilito la Lazio in mezzora  con una prestazione sempre a velocità supersonica che ha esaltato il pubblico presente, realizzando tre gol di pregevolissima fattura, prima con Zielinski (“seggiata” mancina al minuto sette) e poi con Mertens: Ciro “l’immortale” ha prima ridicolizzato la difesa capitolina con una azione personale e poi ha estratto dal cilindro un colpo da circo, una parabola beffarda che ha scavalcato l’ex Reina che, nelle ultime due trasferte da ex, ha incassato ben nove reti dai suoi ex compagni. Dal sottoscritto, e da tutti quelli che parlavano di un giocatore ormai logoro, sentitissime scuse al belga-napoletano, 140 volte in gol con la 14 azzurra sulle spalle.

Troppo presto qualcuno aveva intonato il de profundis agli uomini di Spalletti. Gli infortuni ai due pilastri Osimhen e Anguissa avevano lasciato nello sconforto tanti tifosi e addetti ai lavori. L’allenatore azzurro aveva subito azzerato alibi e scuse, dichiarando pubblicamente che “tutti sono sostituibili”.

Il mister toscano non si è perso d’animo e ha ridisegnato la squadra attorno alla maestosa regia, udite udite, di Lobotka, autore di una prestazione monumentale: metronomo avanti alla difesa, ha permesso a Fabian e Zielinski di imperversare senza sosta nella terra di nessuno di Sarri, mentre Insigne e Lozano, non entusiasmanti ma abbastanza positivi, giocavano larghissimi, con Mario Rui che veniva in mezzo al campo a fare da regista aggiunto e Di Lorenzo libero di attaccare all’occorrenza. Mettiamoci anche la ritrovata invalicabilità di Rrahmani e KK ed un Ospina attentissimo e il gioco è fatto.

Zero i tiri dei laziali nella ripresa, quando era lecito attendersi una reazione nervosa dei biancocelesti.

In attesa del turno infrasettimanale contro l’imprevedibile Sassuolo di Dionisi, le buone notizie arrivano dall’infermeria con i recuperi di Demme (ieri in campo nel finale), Politano e, forse, Ounas.

A parere di chi scrive, il Napoli non deve nascondersi: puntare al titolo deve essere l’obiettivo, anche in virtù del fatto che le sette sorelle sembrano, di fatto, essersi ridotte a quattro, vista la inferiore caratura delle due romane e la crisi senza fine della Juventus.

 

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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