Come è essere al posto giusto al momento giusto? Chiedete a Fortnite

Avete presente quella sensazione che vi pervade quando avete a che fare con qualcosa che vi piace ma non vi convince del tutto? Quando magari sentite una canzone appena uscita e dite “si, carina, ma non potrà mai avere un grosso successo”? Ecco questo è quello che è successo, perlomeno a me, con Fortnite. Eh si, perché quando uscì questo videogioco (anzi, quando uscì la sua versione closed beta), poco meno di un anno fa, ricordo di aver visto alcune immagini e aver pensato che un videogioco del genere (una sorta di sandbox tower defense, sostanzialmente) non avrebbe nemmeno lontanamente potuto avere successo. E probabilmente non avrebbe avuto il grande esito che sta avendo se il gruppo di sviluppo non avesse deciso di implementare, all’uscita, una nuovo modalità, aggiungendo al gioco un genere che negli ultimi anni ha avuto uno strabiliante successo: la battle royale.

Grazie anche alla grande popolarità raggiunta dalla saga cinematografica di Hunger Games nel 2012, i videogiochi battle royale hanno contraddistinto il panorama videoludico mondiale degli ultimi anni. Dal precursore DayZ a PlayerUnknown’s Battlegrounds (PUBG, abbreviato), è con quest’ultimo che questo tipo di videogames sono saliti alla ribalta.

Epic games, casa di sviluppo di Fortnite (pubblicato ufficialmente il 21 luglio 2017), ha cavalcato quest’onda addirittura creando una differente versione (gratuita) del gioco, proprio per massimizzare il pubblico e, soprattutto, i profitti. Sia perché, probabilmente, la stessa Epic games si era resa conto, grazie anche all’affluenza alla beta (perché, malgrado quello che si pensi, le beta servano a capire che appeal abbia il prodotto in questione), che il gioco che stava sviluppando non gli avrebbe potuto garantire la fama che bramava, sia perché era abbastanza lampante il successo che stava avendo PUBG. Questo successo era causato sia dall’elevatissimo numero di utenti che lo stavano giocando in quel periodo, sia per l’altrettanto elevato numero di youtuber e di streamer che portavano tale gioco sulle varie piattaforme, aumentandone la notorietà (e secondo me, in qualche modo, le software house guardano anche a queste statistiche).

Il ragionamento che vorrei invitarvi a fare è il seguente: Fortnite si merita di avere tutto il successo che ha? Vi dirò subito che la mia opinione è che quasi mai qualcosa che ha un successo mondiale non se lo meriti, perché quasi mai cose del genere accadono per caso. Ricordiamo che comunque il team di sviluppo di Fortnite è stato molto bravo a tenere il gioco sulla cresta dell’onda con vari aggiornamenti e con le varie features secondarie (come ad esempio le bistrattatissime loot-box, con skin e esultanze varie e variegate). Quel che è certo è che per avere una popolarità di questo livello serve una certa dose di fortuna, in qualunque ambito, e, certamente, Fortnite la ha avuta.

Concludendo, credo che Fortnite rappresenti un po’ uno spartiacque nel mondo dei videogame, perché ci sarà da capire se questo mondo dei battle royale, quando arriverà la morte dei suoi maggiori esponenti (perché arriverà, come per il 99 % dei videogiochi), sarà in grado di garantirsi un futuro se non da protagonista comunque da comprimario nel panorama videoludico; oppure se come altri generi (le avventure grafiche “punta e clicca” sono i primi che mi vengono in mente) scompariranno dal mercato.

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Biografia Gabriele Nappo

Studente di Scienze della Comunicazione presso l' Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Appassionato di musica da quando ne ho memoria, e , nel corso degli anni, ho affiancato a questa passione numerose altre, come i videogiochi, lo sport (Napoli ed NBA in primis), il cinema ed il teatro. Lavoro come speaker presso la radio del Suor Orsola Benincasa.

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