“DIGITALIFE” ottava edizione del Romaeuropa Festival

E’ giunta all’ ottava edizione “Digitalife”, la sezione del Romaeuropa Festival dedicata alle nuove tecnologie e all’ arte digitale, una mostra nelle sale del Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 7 gennaio 2018 che invita il pubblico a scoprire il futuro attraverso la creazione artistica, uno spazio in cui arte e scienza dialogano ponendo una riflessione sulla fragilità delle rappresentazioni del reale. Un percorso espositivo in cui lo spettatore interagisce con le architetture audiovisive, lo coinvolgono in una esperienza immersiva, caratterizzata da luci e suoni. Digitalife non ha nulla a che vedere con una mostra multimediale, siamo dinanzi a qualcosa di più profondo, elaborato e sofisticato, la voglia del progresso e la ricerca di nuove tecnologie che spingono a nuove conoscenze, a nuove consapevolezze, alla ragione, un mondo basato sulle immagini in cui la tecnologia contribuisce a ridisegnare le nostre innumerevoli identità, a ridefinire la percezione del tempo e dello spazio. Una mostra articolata in sei installazioni immersive, una piattaforma KizArt per il pubblico giovane ideata dalla Nomas Foundation, una sezione dedicata ai video della Biennale dell’ Immagine in movimento del Centro dell’ Arte Contemporanea di Ginevra promossa dalla Fondazione Giuliani, talk e performance realizzati in collaborazione con l’ Istituto di Tecnologie della Comunicazione, dell’ Informazione e della Percezione della Scuola Superiore Sant’ Anna di Pisa.

La prima installazione video “Memorandum or voyage” ripercorre il lavoro del collettivo giapponese, i Dumb Type, rivisitato da Shiro Takatani. E’ un’ opera percettiva che rilegge la storia del collettivo giapponese con la tecnologia di oggi, con l’ obiettivo di dare una nuova esperienza visiva, si passa dai contorni offuscati di OR per arrivare alle silhouette traslucide di memorandum, fino al viaggio di Charles Darwin trascritto in Voyage.

 

 

 

 

 

 

   

 La seconda installazione è di Ivana Franke, dal titolo “Instants of Visibility”, è una costellazione ipnotica composta da centinaia di “lucciole” che si muovono lentamente nello spazio, scomparendo al centro della sala. Filtrata da due enormi cilindri di tulle appesi al soffitto della sala, la luce si diffonde all’ interno dell’ installazione mediante punti luminosi, proiettati sul tessuto trasparente che gira in senso orario su di un cilindro e antiorario sull’ altro, creano una griglia tridimensionale in continuo movimento. E’ un’ opera sulla percezione dello spazio, costruito sull’ uso della luce e su una lenta energia cinetica, innesca nell’ osservatore un processo di appagamento e rilassamento psicologico, proiettandolo in una “realtà” parallela.

Phospohor” è un’ installazione site specific dell’ artista Robert Henke che utilizza la luce ultravioletta nella realizzazione di landscapes temporanei su uno strato di polvere di fosforo posta sul pavimento del museo, si basa sui concetti di “erosione” e “mutamento”, l’ installazione cambia la sua morfologia durante l’ intera durata della mostra, ogni traccia di luce lascia un segno su una catena montuosa, così come l’ acqua erode lentamente i canyon.

 

Molto interessanti sono le due installazioni che si alternano in un’ unica sala, quella dei Granular -Synthesis riconosciuti a livello internazionale come artisti specializzati in audio/video e live cinema, un duo austriaco formato da Kurt Hentschlager Ulf Langheinrich, con le gigantesche proiezioni e paesaggi sonori, il loro lavoro riflette sulla natura dell’ energia e della trasformazione, sulla meditazione e sulla simmetria. Onde sonore, composizioni di luce modulano e risuonano nello spazio circostante, elementi che sono determinanti per lo sviluppo dell’ opera, osservando attentamente la videoproiezione lo spettatore è attratto dalle immagini psichedeliche che si susseguono sulle pareti, si entra nello spazio cilindrico per immergersi nelle immagini astratte animate da luci, colori e suoni.

L’ altra installazione che merita particolare attenzione è quella dell’ artista, graphic designer, regista e scrittore francese Jean Michel Bruyere, insieme a Matthew McGinity, Thierry Arredondo e Delphine Varas hanno realizzato un’ opera dal titolo “La Dispersion du Fils” incentrata sulla tragedia greca di Atteone, il cacciatore trasformato in cervo dalla dea Diana, inseguito e divorato dai suoi cani. E’ una visione a 360 gradi della videoproiezione sul sistema AVIE (Advanced Visualisation and Interaction Environment), ideato da Jeffrey Shaw, è un viaggio immersivo all’ interno e all’ esterno di strutture tridimensionali, costruite con effetti audiovisivi estratti da oltre 600 film e colonne sonore. E’ un’ opera che non si ripete, non ha una fine, le immagini scorrono senza ripetersi, sembra di viaggiare all’ interno del corpo umano, all’ interno dello stomaco e dell’ intestino, di attraversare lunghissimi cunicoli e di essere improvvisamente proiettati all’ esterno e poi successivamente di nuovo all’ interno.

L’ installazione del collettivo AES+F, formato da quattro artisti russi che lavorano con foto, video, animazioni, ma anche con la pittura, la scultura e il disegno, un gruppo famoso per la sua video arte “monumentale”, esplorano la cultura contemporanea evidenziandone vizi, valori e conflitti, sono presenti in mostra con l’ opera “Allegoria sacra”, una installazione che rappresenta un Purgatorio moderno abitato da afro-musulmani, preti cattolici di colore, uomini di affari asiatici, skinheads e famiglie, sono sculture in movimento, in atteggiamenti e pose plastiche, scene ambientate all’ interno di una sala di attesa di un aeroporto virtuale considerato luogo di “passaggio” come il Purgatorio, è una allegoria sacra della realtà, una provocazione all’ attuale società, ai problemi socio culturali dell’ uomo, esorta l’ osservatore ad una profonda riflessione sul mondo e sulle sue dinamiche, sul presente e sul futuro.

          

Per avvicinare le famiglie e i bambini all’ arte contemporanea, alla videoarte, un supporto notevole è stato dato dalla piattaforma KizArt Raffaella Frascarelli, artefice del progetto che coinvolge artisti, musei, storici dell’ arte, istituzioni pubbliche e private italiane e internazionali con l’ obiettivo di stimolare l’ immaginazione, coltivare un interesse e arricchirli culturalmente.

Parlando di progetti, fondamentale è il contributo della Biennale de l’Image en Mouvement del Centre d’ Art Contemporain di Ginevra che consiste in una piattaforma per l’ arte e per le idee con l’ obiettivo di esplorare e trasformare la cultura visiva contemporanea, da questi presupposti sono stati selezionati 12 opere video da Andrea Bellini.

 

 

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Biografia Luca Del Core

Luca Del Core
Ha scritto per alcune riviste di settore, tra cui "Arskey Magazine" e per alcune delle quali è ancora redattore, "Artslife" e "Art a part of cult(ure)". L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è. (Paul Klee)

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