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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
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DOLCI CARATTERISTICI DEL NATALE NAPOLETANO: ROCCOCO’

Stefania Orlando
Stefania Orlando 10 anni fa
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4 Min Lettura
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Siamo ormai in pieno clima natalizio. Tra mille idee su come addobbare la casa, idee regalo originali, pietanze tradizionali, c’è chi si affretta a comprare gli ingredienti giusti per realizzare i dolciumi tipici del Natale campano. Non possono mancare, infatti, sulle tavole dei napoletani i classici mustacciuoli, gli struffoli, i roccocò, i susamielli, dolci antichi dal profumo inebriante. Li disponiamo sulle tavole a fine pasto per tradizione, li degustiamo quasi con ingordigia perché innegabilmente buoni, eppure la preparazione di questi gustosissimi dolci è ben remota.

Alcuni di essi sono nati nei conventi per mano delle suore, come nel caso dei roccocò. Essi furono preparati nel 1320, nella prima domenica di Avvento, dalle monache che risiedevano nel Real Convento della Maddalena a Napoli. Il termine deriva dal francese rocaille che stava ad indicare uno stile ornamentale, sviluppatosi nella prima metà del Settecento come evoluzione del tardo barocco, volto alla realizzazione di decorazioni con pietre, rocce e conchiglie. L’assonanza con il termine francese deriva probabilmente dalla durezza di questo biscotto presentato nella comune forma a ciambellina.

La ricetta originale vuole che essi siano preparati con mandorle, farina, zucchero, canditi e pisto, vale a dire un miscuglio di spezie (cannella, anice stellato, coriandolo, chiodi di garofano e noce moscata). Come avviene in molti casi, nel corso dei secoli si sono apportate delle varianti, come ad esempio la sostituzione delle nocciole alle mandorle o l’aggiunta del cacao per rendere i roccocò più scuri. Tuttavia, ciò che risalta particolarmente è il modo con il quale si è cercato di ammorbidire questo biscotto; se in origine lo si inzuppava nel vino rosso e successivamente in diversi liquori come la marsala o il vermouth fino allo spumante, oggi si fa ricorso ai più moderni ingredienti utilizzati durante l’impasto, come il lievito in polvere o l’ammoniaca per dolci.

Qui di seguito la ricetta estrapolata da un vecchio libro pubblicato nel 1980, Pasticceria napoletana di Enzo Avitabile.

INGREDIENTI (per 24 pezzi):

Farina gr. 500

Zucchero gr. 500

Mandorle pelate gr. 200 (a piacere metà tritate)

Frutta candita (cedro e scorzetta di arancia) gr. 200

Spezie in polvere (chiodi, cannella, noce moscata) gr. 5

Acqua circa gr. 100

Ammoniaca gr. 1

Grattugiata di mezzo limone

Uova per indorare 2

 

PROCEDIMENTO:

Passate le mandorle al forno fino a renderle quasi dorate.

Mettete sul tavolo la farina a fontana ed al centro, senza le uova, aggiungete tutti gli ingredienti comprese le mandorle; impastate con l’acqua il tutto, fino ad ottenere una pasta di media consistenza

Dividete la pasta in 24 pezzi e formate con ognuno di questi tante ciambelle.

Spennellate con le uova battute la superficie dei roccocò; metteteli a distanza di un paio di cm. Sulla placca del forno, infornate e lasciate cuocere a 160° circa una quindicina di minuti finché non saranno leggermente colorati.

 

In attesa di ripercorrere la storia degli altri dolci napoletani elencati in questo articolo, un omaggio va alla prelibatezza dei roccocò!

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Stefania Orlando Nov 29, 2015
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Pubblicato da Stefania Orlando
Laureata in "Lingue, culture e letterature moderne europee" all'Università degli Studi di Napoli Federico II. Appassionata principalmente di viaggi interculturali, lettura e scrittura. Obiettivo professionale: giornalista.
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